NewTuscia -FIRENZE

“Un giovane magrebino si è tolto la vita in carcere. Questo ragazzo aveva bisogno e diritto di un’alternativa al carcere. Io mi sento personalmente responsabile di questo ennesimo suicidio a Sollicciano, ma non sono l’unico colpevole, lo siamo tutti noi amministratori e chiunque pensi che il carcere non sia un suo problema. Da anni – spiega il consigliere delegato dal sindaco per i rapporti con il carcere Stefano Di Puccio – chiedo di individuare un edificio per i semiliberi, per coloro i quali hanno il diritto di uscire dal carcere per recarsi al lavoro, per poi rientrare nella struttura penitenziaria, a Sollicciano, al confine dei confini, il più possibile lontano dallo sguardo e dalla coscienza.
Tale edificio, dovrebbe essere situato in città, facilmente raggiungibile e non più ai margini perché chi delinque il più delle volte lo fa perché vive da emarginato come lo era Azdine, il giovane che si è tolto la vita. Più volte aveva chiesto aiuto dal carcere. Un aiuto che gli è stato negato, anzi nessuno lo aveva ascoltato.
Come Consiglio comunale ci siamo presi degli impegni, con atti ufficiali votati e approvati, e non possiamo più aspettare, non abbiamo scuse. Individuato l’edificio – continua Stefano di Puccio – sarà poi l’amministrazione penitenziaria a renderla adeguata allo scopo.

Un luogo dove semiliberi e detenuti agli arresti domiciliari, come avrebbe potuto essere Azdine, troverebbero rifugio per provare a ricominciare. È così – conclude il consigliere Stefano Di Puccio – si andrebbe ad alleggerire il sovraffollamento perenne di cui Sollicciano, ma anche tutti gli altri carceri, soffrono”.