NewTuscia – VITERBO – Nella mattinata odierna, i Carabinieri del Comando Provinciale di Viterbo, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza dispositiva di misure cautelari reali, emessa dal G.I.P. di Viterbo, per l’ipotesi delittuosa di sfruttamento del lavoro nei confronti di un imprenditore agricolo del posto, titolare di un’impresa individuale. Secondo le risultanze investigative, condivise dal G.I.P., nel periodo compreso tra il 2017 e gli inizi del corrente anno, l’imprenditore ha assunto alle proprie dipendenze numerosi cittadini stranieri (prevalentemente provenienti dai paesi africani), sottoponendoli
a condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno.
In particolare, gli operai, impiegati nella lavorazione dei campi, sono stati sottoposti a condizioni lavorative caratterizzate da lunghissimi turni di lavoro (dall’alba al tramonto, anche fino a tredici ore al giorno), dall’esposizione alle intemperie e talvolta, dalla mancata fruizione del giorno di riposo settimanale, ferie e malattie retribuite e dalla corresponsione di remunerazioni palesamenti difformi rispetto ai dettami dei contratti nazionali e provinciali, mentre i salari venivano, in parte, corrisposti mediante bonifico ed in parte, “in nero”.
L’attività investigativa è stata sviluppata per mesi attraverso acquisizioni documentali, l’escussione di tantissimi dipendenti, servizi di osservazione, accessi ispettivi ed altre iniziative di polizia giudiziaria che hanno permesso di documentare anche che i lavoratori non venivano dotati di calzature e vestiti idonei da utilizzare in caso di pioggia e non venivano rispettate le condizioni di sicurezza per gli spostamenti degli stessi a bordo di mezzi agricoli, con conseguente grazie rischio per la loro incolumità.

È stato inoltre accertato che, in talune circostanze, il lavoratore che protestava, per avere migliori condizioni lavorative, reddituali o relative alla fruizione del previsto riposo, veniva minacciato di licenziamento. L’indagato, però, non si limitava ad allontanare gli operai che avevano effettuato delle rimostranze, ma si adoperava affinché altri imprenditori, che operano nello stesso settore, non assumessero i lavoratori da lui allontanati o che li licenziassero qualora li avessero inconsapevolmente assunti. Per l’imprenditore è stato disposto il sequestro preventivo, funzionale alla confisca, della somma di circa 540.000 euro, costituente il profitto dell’attività delittuosa in contestazione ed il controllo giudiziario dell’impresa agricola di cui l’indagato ne è titolare.