NewTuscia – ORTE – Presso la Biblioteca Comunale di Orte si è svolta sabato 15 ottobre la presentazione del libro L’AVRAI CAMERATA ALMIRANTE la via che pretendi da noi italiani di Carlo Ricchini. Il libro è di fatto il memoriale del processo che il segretario missino intentò, accusandoli di diffamazione, nei confronti dei quotidiani l’Unità e Il Manifesto – e dei loro direttori responsabili Carlo Ricchini e Luciana Castellina – «rei» di aver pubblicato in prima pagina, il 27 giugno 1971, il cosiddetto «Manifesto dellamorte». Quel bando, datato maggio 1944 e a firma Almirante (il quale, sottosegretario del ministro della Cultura popolare» Mezzasoma, era preposto alla propaganda del regime), prometteva la fucilazione alla schiena senza processo quanti non si fossero arruolati tra i repubblichini o avessero aiutato le formazioni partigiane. Entrambi gli «imputati», a distanza di cinquant’anni, erano presenti all’incontro. Il processo, per il querelante, andò a finire male perché, oltre a dover pagare le spese processuali di un procedimento durato oltre sette anni, la Corte di Cassazione assolse i querelati, in quanto era stata dimostrata, con dovizia di prove e particolari, la diretta responsabilità del querelante nell’ideazione dell’aberrante bando e nella sua diffusione.

Almirante – che oggi viene incredibilmente sfoggiato nella toponomastica – è stato in realtà condannato dalla storia: oltre a questa vicenda, pesano sul suo curriculum una condanna al confino per propaganda fascista (mai scontata), la concessione di un’autorizzazione a procedere per ricostituzione del disciolto partito fascista – persasi nei meandri della giustizia e resa esecutiva a distanza di ben quindici anni (!) dalla concessione, quando il destinatario era ormai defunto – oltre al coinvolgimento nelle indagini per la strage di Peteano e altro. Nessun paragone generico con i politici «di una volta» è possibile, perché Almirante, e neanche in modo passivo, a differenza degli altri stava dalla parte dei torturatori e degli assassini. L’incontro è stato coordinato da Letizia Tessicini, presidente della Sezione ANPI «Tito Bernardini» di Orte – che, con il Patrocinio del Comune, ha organizzato l’evento – e introdotto da Massimo Recchioni (ex presidente della Sezione stessa, autore di diversi saggi storici ed editore del libro di Ricchini). Dopo il saluto del presidente del Comitato provinciale ANPI di Viterbo Enrico Mezzetti, i protagonisti Carlo Ricchini e Luciana Castellina hanno posto l’accento sul filo nero che, a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale a oggi, e passando per gli anni bui della strategia della tensione, ha attraversato tutta la storia della Repubblica.

Il pubblico, numeroso e partecipe, stimolato dai ricordi e dalle riflessioni degli ospiti – irriducibili esponenti di una generazione tenace della quale si è purtroppo perso lo stampo – ha dato vita a un vivace dibattito, affrontando soprattutto tematiche dei nostri giorni: la tenuta democratica e la vigilanza a difesa della Costituzione; la partecipazione civica come punto di ripartenza delle organizzazioni antifasciste; la necessità di una netta inversione di rotta sul terreno dell’ecologia e dei diritti. Si è evidenziata la voglia di partecipazione e discussione della società civile e si è rinnovato l’impegno nella custodia della Memoria, perché vengano sempre ricordate non solo la lotta di Liberazione, ma anche le vicende criminali che hanno visto protagonisti i movimenti neofascisti, eredi dichiarati e mai pentiti della Repubblica sociale (quale Almirante fu) dal dopoguerra a oggi.