NewTuscia – ROMA – «Finalmente sono in arrivo i tanto attesi arretrati in busta paga per gli infermieri e gli altri professionisti sanitari del SSN. 

Rientrano nel via libera del Ministero del Tesoro e quindi, a

breve, nelle buste paga, arriveranno ben tre anni di arretrati (2019-2021) a diverse categorie di statali. 

Tra questi ci sono i nostri operatori sanitari, che percepiranno cifre di non poco conto. Nel caso degli infermieri, ai quali è stata riconosciuta, lo ricordiamo, anche una indennità specifica nel nuovo contratto, e questo grazie alle strenue battaglie del nostro sindacato, le cifre sono ancora più rilevanti. Si va dai 3.777 euro lordi dei livelli più bassi, fino a 4.736 euro per il livello più alto, il D6. 

Verrebbe da dire niente male, ma possiamo accontentarci? Davvero è il caso di cullarci sugli allori per arretrati che ci spettano di diritto?

Certo, grazie all’indennità di specificità, gli infermieri, come le altre professioni sanitarie con la loro indennità dedicata, percepiranno molto più della media dei dipendenti del comparto sanità, e questo perché sindacati come il nostro non hanno mai mollato la presa e continueranno a non mollare, consapevoli che la strada per l’ottenimento della valorizzazione è ancora irta di ostacoli da superare».

Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up.

«In piena campagna elettorale, alla luce di una voragine strutturale di 80mila infermieri che attanaglia, da tempo, il nostro sistema sanitario, il provvedimento del Ministero del Tesoro non basta affatto per non farci sentire come la Cenerentola delle favole. 

Solo che qui rischiamo seriamente di non avere nessun lieto fine: l’amara realtà non ci porterà in aiuto nessuna fatina con la bacchetta magica, abbiamo smesso da tempo di credere alle favole, con una inflazione che ci ha relegato mestamente “tra gli ultimi”.

1700 euro di media di stipendio, ma solo se si lavora il doppio del dovuto, con ore e ore di straordinari e premi compresi, sono già ben poca cosa rispetto al mutato cambiamento del costo della vita, figuriamoci chi percepisce cifre ben inferiori!

Alla politica chiediamo, adesso come non mai, un impegno concreto per diminuire l’inspiegabile forbice esistente tra le retribuzioni degli infermieri e delle altre professioni sanitarie, da una parte, e della dirigenza medica dall’altra. Un abisso che non trova giustificazioni rispetto ad una professione, la nostra, che ha continuato e continua a dimostrare di essere indispensabile, con le sue competenze, con le sue qualità umane, per la ricostruzione di una sanità letteralmente allo sbando. 

Non può esistere un futuro della sanità italiana senza gli infermieri, continueremo a urlarlo a gran voce!

Altro che salti di gioia, continua De Palma. 

Nelle prossime alcune nostre delegazioni apriranno una indagine su offerte di lavoro che, se dovessero dimostrarsi veritiere, sono a dir poco scabrose.

Mentre il nostro sindacato, a partire dal nuovo contratto, ricomincerà la sua battaglia per mettere fine a sperequazioni ingiuste e poco rispettose della nostra dignità di professionisti, non possiamo accettare che determinate aziende, sul web, offrano ad una figura come quella della coordinatrice sanitaria, qualcosa come mille euro mensili per un lavoro full time.

Starebbe accadendo nel Lazio, secondo quanto risulterebbe da un annuncio di lavoro segnalatoci, e noi stiamo approfondendo. 

Siamo al paradosso, se ripetiamo la cosa fosse appurata: una coordinatrice sanitaria a cui vengono offerte, su base di 4 settimane, poco più di 6 euro l’ora. 

Meno di quanto guadagna una donna delle pulizie, con tutto il rispetto per quest’ultima, una infermiera laureata con anni di esperienza, a cui si offre una posizione di responsabilità manageriale, non può e non deve percepire queste cifre. E’ davvero vergognoso», chiosa De Palma.