Biodistretto della Via Amerina: per l’emergenza idrica, soluzioni razionali e ecocompatibili

Stefano Stefanini

             Il lago di Vico una preziosissima riserva di acqua dolce

NewTuscia – VITERBO – A fine giugno, presso il Dipartimento DAFNE dell’Università degli Studi della Tuscia – Unitus si era tenuta la conferenza stampa Acqua Bene Essenziale.

I lavori erano stati aperti dal saluto del professor Danilo Monarca direttore del Dipartimento DAFNE della Università degli Studi della Tuscia- Unitus, a cui sono  poi seguiti gli interventi di Famiano Crucianelli – presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, del prof. Roberto Mancinelli – professore  del Dipartimento Dafne- Unitus e  presidente  del comitato scientifico del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, della dott.ssa Antonella Litta- referente  dell’Associazione  medici per l’ambiente- ISDE, del professor Giuseppe Nascetti – emerito di Ecologia presso il Dipartimento DEB- Unitus e di Roberta Lombardi -assessore alla Transizione Ecologica e Trasformazione Digitale della Regione Lazio.

Nell’ambito dell’incontro sono state presentate sette proposte del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre per affrontare l’emergenza idrica territoriale e per tutelare, conservare e recuperare in salubrità, qualità e quantità le acque.

Queste le indicazioni di  sintesi della relazione tenuta dal presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, dott. Famiano Crucianelli: Lacqua bene prezioso, lacqua  bene comune, nella quale vengono illustrate le sette proposte di azioni contro la crisi idrica dei nostri territori.

Due le ragioni di questo nostro incontro: la tragedia della siccità e i danni sociali e ambientali che ne seguono. Il contrasto che intendiamo fare alla tentazione che è poi un paradosso, di fare tre passi indietro nella lotta al “ cambiamento climatico”, quel cambiamento climatico che è la prima delle ragioni dei grandi problemi che oggi abbiamo dinnanzi. Per questo è decisivo dare  urgenza  e  priorità alla “Programmazione”  con al centro l’acqua.

Oggi l’acqua è sempre più scarsa, i ruscelli sono senza acqua, le falde sono povere e si sono abbassate.

Vi è una ricca rassegna stampa che testimonia puntualmente non solo discorsi astratti sulla crisi idrica nel mondo, ma anche le denunce del Biodistretto della via Amerina su fatti concreti che riguardano il nostro territorio, solo alcuni richiami:

– L’ irrigazione senza alcun criterio dei noccioleti che è ormai un problema strutturale, anche perché si sono portati i noccioleti fuori dalle aree di vocazione naturale .

– I prelievi di acqua che avvengono senza reali controlli sui pozzi e sulle pompe che succhiano acqua dai corsi d’acqua. E’ una grave inadempienza istituzionale, così come non è accettabile l’assenza di quei  contatori previsti dalla legge e utili per monitorare la quantità di acqua consumata.

– Il disastro ambientale e sociale la compromissione di quel grande patrimonio idrico rappresentato dal lago di Vico. Acque morenti, inquinate da azoto, fosfiti e dall’alga rossa.

– Gli sversamenti che ancora oggi continuano nei nostri corsi d’acqua e da ultimo l’inquinamento chimico anche da pesticidi che colpisce la qualità delle nostre acque.

  • La siccità, e il cambiamento climatico hanno reso insostenibile questa situazione.

Il presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre ha formulato  sette punti, utili ad affrontare quella che è ormai una emergenza permanente e che richiede misure strutturali.

      Il problema acqua è complesso e coinvolge diverse attività umane, ma in questo incontro noi vogliamo sottolineare in primo luogo il ruolo dell’agricoltura, dove vengono utilizzati i 2/3 del patrimonio idrico, quasi il 70% . Intervenire sul sistema di produzione agricolo è quindi essenziale :

1 Ridurre lo spreco attraverso luso di una irrigazione intelligente. Di ciò si parla da sempre, ma è ormai un investimento non più rinviabile.  E’ evidente che la prima logica e ovvia misura per una irrigazione intelligente è quella di non espandere ulteriormente i noccioleti in zone non vocate

2  Estendere, cosa fondamentale,  lagricoltura biologica. I terreni ricchi di materia   organica funzionano come spugne, trattengono l’acqua, così come i terreni inerbiti riducono l’evaporazione. Inoltre con il biologico ne avrebbe gran beneficio la qualità delle nostre acque. Il territorio del Biodistretto ha un buon livello di biologico, non siamo distanti dal famoso 25%  europeo, se portassimo i noccioleti dall’attuale 10% al 25% faremmo un vero salto di qualità. E l’obiettivo di avere il 50% di SAU, (superficie agricola utile) nello spazio di pochi anni non sarebbe più un sogno. Utilizzare tutte le tecniche agronomiche per difendere  e curare l’umidità del suolo.

3 Recupero alla potabilità delle acque del lago di Vico. Il che vuol dire mutazione del sistema di produzione dei noccioleti che assediano il lago di Vico e quindi recupero della qualità delle acque

4 Controllo sul prelievo delle acque e monitoraggio delluso dellacqua nelle campagne. I contatori previsti dalla legge non sono mai stati messi. E’ una inadempienza istituzionale, un lusso che non possiamo più permetterci.

5 Trasformare tutte le cave possibili in piccoli laghi, nella sostanza trasformare una ferita, unoffesa che è stata fatta al territorio in una virtù. Realizzare, nella sostanza,  invasi per recuperare l’acqua piovana che diversamente andrebbe dispersa .

6 Depurare le acque reflue è un imperativo non più rinviabile, non solo evitare le sanzioni europee e la vergogna di fogne a cielo aperto. Avere depuratori moderni vorrebbe dire:  uso irriguo delle acque chiare, compost dalle acque grigie e biogas dalle acque nere. Trasformare le acque reflue in una risorsa è possibile, così come è fondamentale l’efficienza di una rete idrica che disperde il 50% dell’acqua.

7 Infine la madre di tutte le battaglie, ovvero leducazione alluso e al risparmio dellacqua. L’educazione dei cittadini al risparmio idrico, come al risparmio energetico non è solo un dovere civico, ma anche una grande opportunità di risparmio economico, un investimento sul futuro.

       La proposta operativa del presidente Crucianelli: “Chiediamo alla regione e in primo luogo all’assessorato alla Transizione ecologica di costruire insieme al Biodistretto un progetto, una task force per realizzare nel  territorio una sperimentazione sull’uso, sulla tutela e sul recupero di quel bene assoluto che è l’acqua. In questo progetto sarebbe di grande significato anche il coinvolgimento e il protagonismo degli altri due Biodistretti del viterbese quello del  lago di  Bolsena e quello maremma etrusco e monti della Tolfa.Infine vorrei sottolineare che la povertà dell’acqua evoca un altro grande problema, ovvero l’energia e in particolare la rinnovabile idroelettrica. Questa difficoltà ulteriore deve spingerci – se vogliamo contrastare le cause del “cambiamento climatico” a fare non un passo indietro verso le energie fossili, ma tre passi avanti verso le rinnovabili, in particolare verso le comunità energetiche che è una delle nostre missioni.”

    Il presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre  Crucianelli, ha così concluso il suo intervento: “Vi sono diversi capitoli di spesa da dove recuperare le risorse necessarie per questo progetto sul ciclo delle acque: dal PNrr, al piano idrico nazionale, dalla PAC alla legge di bilancio. Ad ognuno dei sette punti richiamati corrispondono risorse finanziarie, parliamo di diversi miliardi di euro, tante risorse, ma ancora insufficienti per affrontare questo che sempre più è il Problema dei Problemi. E’comunque importante che queste risorse non siano disperse in mille rivoli, che abbiano al centro progetti territoriali e che siano un primo passo nella giusta direzione.”

I tredici Comuni del viterbese (Calcata, Faleria, Nepi, Civita Castellana, Castel SantElia, Fabrica di Roma, Gallese, Corchiano, Vallerano, Vignanello, Vasanello, Canepina e Orte) associati nel Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, sono impegnati a costruire un futuro biologico nel territorio dove manca l’acqua e, tra l’altro,  si coltivano nocciole.

Riportiamo alcune  interessanti  indicazioni espresse da Famiano Crucianelli , presidente del Biodistretto, tratte da Extraterrestre – Il Manifesto di Marinella Correggia pubblicato il  21 Luglio scorso. ( https://ilmanifesto.it/il-biodistretto-soffre-lemergenza-idrica).

Con il suo rubinetto a forma di gallo dorato, la fontanella davanti al municipio di Gallese in Teverina disseta i passanti. Il comune è sede operativa del Biodistretto della via Amerina e delle Forre, al quale aderiscono tredici amministrazioni locali del viterbese, impegnati con diverse associazioni a costruire un futuro ecologico per il territorio, a partire dalle sue filiere agroalimentari. E una «programmazione con al centro l’acqua», in questa estate siccitosa che acuisce problemi cronici, viene invocata dal Biodistretto e dal suo presidente Famiano Crucianelli, mentre «l’acqua è sempre più scarsa, le falde sono povere e si sono abbassate, i ruscelli sono ridotti ai minimi termini».

Il RUSCELLO CHIAMATO Riomaggiore cammina lento sotto Gallese. Suggestivo, incuneato fra pareti di tufo, circondato da boschi e… minimo. «Le sue acque che partono dai Cimini, lungo il cammino incontrano le sorgenti Chiare Fontane, poco ad est di Centignano, il rio attraversa poi l’ Oasi di Corchiano, sotto Gallese diventa Riomaggiore e prima di sfociare nel Tevere diventa fosso di Rustica. Il rio alimentava un mulino dove anticamente si portava il grano. Adesso la cascata è ridotta al minimo», spiega il vicesindaco Amedoro Latini mentre cammina sui sassi del greto.

A POCA DISTANZA, ECCO IL di Aliano: «Le sue sorgenti si trovano nel territorio di Vasanello. Dove un tempo si sentiva lo scrosciare della Cascata dei Frati e si percepiva la vita proveniente dalle sue acque, vi è ora un assordante silenzio… sono purtroppo numerosi gli attingimenti per alimentare i noccioleti lungo il percorso del fosso», prosegue. Va meglio al rio Fratta, un altro corso d’acqua di quell’area, la cui cascata è tuttora utilizzata per la produzione di energia, grazie all’acqua di falda che lo alimenta che è venuta meno.

IL BIODISTRETTO AVANZA PROPOSTE a istituzioni e organizzazioni sociali, chiedendo di costruire un progetto, di istituire una task force sulluso e la tutela dellacqua. Parte dai problemi: «L’irrigazione senza alcun criterio dei noccioleti, anche perché questi sono stati portati fin quasi in pianura e fuori dalle aree di vocazione naturale; i prelievi incontrollati di acqua dai pozzi e dai corsi d’acqua; l’inquinamento chimico da sversamenti nei corsi d’acqua». Su tutto campeggiano la siccità, «un dato ormai strutturale, insieme ai cambiamenti climatici» e la madre di tutti i problemi: una generalizzata diseducazione idrica, fra i tristi primati italiani.

«DA RICCHEZZA A PROBLEMA: è il nostro motto come Biodistretto. Il viterbese è diventato il principale polo della filiera corilicola, che qui occupa ormai 25.000 ettari. Ci hanno accusati di ideologia ecosocialista. Eppure chiediamo un modello agricolo adatto al presente e al futuro, capace di affrontare le emergenze e la crisi strutturale. In primo luogo, è essenziale non espandere ulteriormente i noccioleti in aree non vocate, aumentando il loro fabbisogno di acqua. Pensiamo poi al lago di Vico: mutare il sistema di produzione corilicola che lo assedia è fondamentale per recuperarlo alla potabilità», spiega Crucianelli.

INTANTO, PERCORRENDO CHILOMETRI nell’area di Gallese e Civita Castellana, ecco un susseguirsi chilometrico di piantagioni, anche nuove, «e queste antiche querce a bordo strada sono state tagliate per ricavare un po’ di spazio ulteriore. E le siepi, dove sono le siepi che sono un presidio di biodiversità e dovrebbero essere incoraggiate da agricoltori e istituzioni?». La biodiversità vegetale e animale, punto di incontro fra la bellezza del paesaggio e la difesa delle piante, è una grande vittima delle colture intensive.

UNA PARTITA STRATEGICA E la conversione al biologico: «I terreni ricchi di materia organica funzionano come spugne, trattengono l’acqua e la rilasciano secondo le necessità del terreno, senza inquinare quella che usano. Il territorio del Biodistretto non è distante dal 25% di biologico che è l’obiettivo europeo; se portassimo i noccioleti dal 10% al 25% sarebbe un salto di qualità; così, arrivare al 50% di superficie agricola utile (Sau) in pochi anni non sarebbe un sogno. Abbiamo già 200 aziende agricole bio nel territorio del biodistretto». Al biologico nella coltivazione del nocciolo si accompagna la possibilità di una trasformazione indipendente e locale. Spiegano sia il presidente del biodistretto che il vicesindaco: «L’agricoltura viene da sempre considerata una miniera, la manovale dell’industria, tu zappi e noi guadagniamo. Il valore aggiunto si concentra altrove». In altri luoghi e in altre mani.

PRODUTTORE DI NOCCIOLE BIOLOGICHE nell’area di Civita Castellana, su dolci rilievi collinari, Ovidio Profili della fattoria Lucciano conferma: «Certamente la coltivazione biologica permette di risparmiare molta acqua; anche il non diserbo, la pacciamatura evitano che il terreno si asciughi al sole, oltre ad arricchirlo di humus. Siamo certificati bio dal 1989, l’anno della legge regionale nel Lazio». Nessuna monocoltura: si producono diversi altri alimenti (compresa la crema al cacao). Vendita diretta in azienda o a Roma.

LIRRIGAZIONE «INTELLIGENTE» è un precetto idrico: è vero che per coltivare occorre acqua – in Italia il 70% del consumo di acqua dolce, a livello mondiale oltre il 90%; ma, insiste Famiano Crucianelli «pensano che più acqua si dà meglio è; invece serve l’acqua giusta! Servono investimenti, il benedetto Pnrr dovrebbe aiutare. L’irrigazione intelligente è dotata di sensori che calcolano l’umidità e regolano quindi il sistema goccia a goccia. A Corchiano l’hanno sperimentata e funziona». In parallelo occorre anche un controllo sul prelievo delle acque (dei pozzi o di superficie), il monitoraggio del loro uso in agricoltura.

IN FONDO LA STESSA IRRIGAZIONE GOCCIA a goccia, se è un rigagnolo continuo ed è azionata per tutto il giorno, non aiuta più di tanto. I contatori previsti dalla legge non sono mai stati messi, per l’ennesima inadempienza istituzionale: «Occorre un passaggio tecnico in Regione. Che di questi tempi si consumi senza sapere quanto, è un controsenso», insiste Crucianelli.

INVASI PER LACQUA PIOVANA E LAVORO sulle acque reflue sono altre proposte del Biodistretto. Come? Crucianeli: «Trasformando le cave esaurite o abbandonate, che sono centinaia, in piccoli laghi per recuperare l’acqua piovana», che ora va persa. Anche la depurazione delle acque reflue rendendole compatibili con l’uso irriguo è da esplorare, con le cautele del caso.

DA UNINDAGINE DI UTILITALIA (la Federazione che riunisce le Utility dei servizi pubblici di acqua, ambiente, energia elettrica e gas), presso i gestori del servizio idrico integrato, emerge che malgrado i periodi di siccità prolungata che minacciano di essere più frequenti, non si riutilizza il 95% delle acque reflue depurate. Il viterbese non fa eccezione, dice il presidente del Biodistretto: «Qui i depuratori sono usati male, quando ci sono! Le acque reflue sono un patrimonio riutilizzabile: è possibile l’uso irriguo delle acque chiare, e la produzione di compost dalle grigie». Ma occorre grande attenzione ai parametri e si pone poi il problema della distribuzione.

NEL DESERTICO SUD DELLA TUNISIA, in una situazione ben più estrema, come leggiamo sul bollettino dell’associazione Overseas, «si coltivano piante medicinali con l’irrigazione goccia a goccia proveniente da acque reflue domestiche depurate secondo un sistema che non richiede energia elettrica per funzionare»?

E perché non qui? Conclude Famiano Crucianelli a nome del Biodistretto.