La città etrusca sul Colle di San Bernardino di Orte

Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE – Nell’ambito del IX Seminario della Scuola di Dottorato, presso l’Università “Sapienza”, Roma, sono stati presentati la scorsa primavera alcuni risultati preliminari del progetto di ricerca su Orte etrusca, che sta portando avanti Annamaria Candeloro, attualmente dottoranda presso questo ateneo.

Il sito di Orte è noto sia come pittoresco centro medievale, sia per la presenza dei cunicoli dell’acquedotto sotterraneo di impianto etrusco ancora oggi visitabile, nonché per il porto romano di Seripola; meno conosciute, ma non meno importanti, sono anche le tre necropoli etrusche, la più significativa delle quali è situata sul colle di San Bernardino a sud della cittadina.

Nel corso di una serie di ricognizioni sul territorio, possibili grazie alla cortesia del proprietario del terreno, l’ing. Mauro Vecchi, Annamaria Candeloro ha potuto rintracciare praticamente tutte le tombe della necropoli di San Bernardino già esplorate nella fine degli anni ’70 del secolo scorso da G. Nardi, la cui ubicazione precisa non era più conosciuta, anche perché ormai quasi del tutto ricoperte dalla vegetazione; nel contempo durante queste ricognizioni è stato possibile chiarire la posizione topografica delle due tombe più recentemente scoperte, la “tomba dei Delfini”, scavata nel 1995 da P. Aureli, e la “tomba incompleta” indagata da L. Suaria nel 2001.

L’indagine ha inoltre permesso di analizzare le tre tipologie tombali qui presenti, la loro significativa distribuzione nell’insieme in gruppi omogenei, e di trovare confronti con le necropoli ellenistiche di Tarquinia e delle coeve necropoli rupestri, in particolare Castel d’Asso.

Questo sepolcreto comprende almeno 39 tombe, a camera o a vestibolo ad una o due camere sotterranee, databili all’età ellenistica: nonostante siano ormai quasi del tutto ricoperte dalla vegetazione e ormai purtroppo svuotate dagli scavi ottocenteschi e da più recenti scavi clandestini, sono tuttavia molto significative dal punto di vista architettonico, anche per la presenza di particolari interessanti come le finte porte “degli inferi” scolpite al di sopra dell’accesso alla camera funeraria sotterranea, suggestivi simboli del passaggio dal mondo dei vivi al mondo dell’aldilà; queste porte, inoltre, presentano talvolta cifre numeriche scolpite dal significato ancora oscuro, un’altra peculiarità che accomuna la necropoli ortana a quella viterbese di Castel d’Asso.

Auspichiamo che queste ricerche possano contribuire a far conoscere meglio questo sito che merita di essere valorizzato e di andare ad incrementare ulteriormente il patrimonio artistico e culturale della città e  della Tuscia.