Dopo Draghi il diluvio?

Gaetano Alaimo

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NewTuscia – ROMA – E quindi neanche Draghi è riuscito a fare il miracolo. Dopo la giornata convulsa di ieri in Senato, in cui M5s, Lega, Forza Italia, Udc e Noi con l’Italia non hanno votato la fiducia sulla risoluzione presentata dal Sen. Pierferdinando Casini, oggi è arrivato ciò che era stato ampiamente preventivato: Draghi si è ufficialmente dimesso. Il centrodestra ha trasecolato per la bocciatura di una propria risoluzione in cui si proponeva un Draghi bis senza i Cinque Stelle. Che, a loro volta, hanno lamentato con Conte, a più riprese, di essere diventati il bersaglio politico per la difesa del Reddito di Cittadinanza e del Superbonus che migliaia di aziende italiane attendono di avere pagato.

Ora ci saranno solo gli affari ordinari e si entrerà in quella che si preannuncia la campagna elettorale tra le più difficili della storia repubblicana. Data presunta per le elezioni il 18 settembre prossimo. Draghi, che fino a poche settimane fa sembrava intoccabile ed ispiratore di un nuovo modello di maggioranza politica in Italia, si è invece rivelato vulnerabile come altri presidenti del Consiglio, a cominciare da Giuseppe Conte. Il centrodestra non gli ha perdonato l’avere convocato Letta ed avere, come detto, appoggiato l’unica risoluzione di Casini (eletto a sinistra): un Premier che, quindi, per la maggior parte del centrodestra non sarebbe stato imparziale. Ma queste valutazioni non sono state unanimi: non la pensano così Maria Stella Gelmini e Renato Brunetta, che hanno lasciato il partito di Berlusconi.

Stavolta si voterà sul serio. Nel Lazio, in primavera, si replicherà con il rinnovo del Consiglio regionale. Il Pd, che guida attualmente il Lazio, è il primo partito che ha parlato da subito di campagna elettorale. Nel complesso potremmo assistere ad una rapida evoluzione del quadro politico nazionale. Forza Italia paga una spaccatura tra chi avrebbe voluto il voto di fiducia favorevole a Draghi come segno di coerenza ai valori dell’atlantismo e del lavoro del Governo in un periodo delicato tra guerra, Covid e crisi economica e chi, la maggioranza con Berlusconi in primis, per questioni squisitamente politiche non ha perdonato al Premier di essere stato messo in secondo piano rispetto al Pd. Stesso discorso per la Lega che, anche in relazione alla perdita (secondo i sondaggi) della leadership come consensi nel centrodestra, ora è tornata a dialogare con gli azzurri in funzione di coalizione di centrodestra per avere maggiore peso nei confronti di Fratelli d’Italia, attualmente accreditato come primo partito nazionale. Già, FdI. Giorgia Meloni potrebbe rafforzare i propri consensi alla luce dei fatti di queste ore. Fdi da un po’ chiedeva di andare alle elezioni per la situazione di ingovernabilità. Ora potrebbe usufruire dell’effetto leva per ciò che è successo con Draghi.

Intanto c’è chi parla di ingerenze russe nelle vicende politiche dopo le dichiarazioni di Medvedev sui governi inglese ed italiano. Prima la caduta di Johnson, ora Draghi. A breve le elezioni di Midterm in Usa con Biden sfavorito. Il fronte più duro nei confronti della Russia starebbe cadendo e, appunto, c’è chi ci vede qualche collegamento. Ma chi può dirlo?

Staremo a vedere cosa succederà. Il M5s, già ai minimi termini, dovrà ragionare sulla propria esistenza mediante un nuovo progetto politico tutto ancora da inquadrare. Il centrosinistra, che ha votato la fiducia a Draghi, potrà in parte giovare di questo doppio filo con l’ormai ex Premier e, forse, proporre una proposta politica stile Ulivo con un Pd che si apra in tutti i confini del centrosinistra. Comunisti, verdi ed altri ambienti di Sinistra permettendo.

Il Centrodestra, dato per favorito da tutti i sondaggi in caso di elezioni, dovrà ridiscutere la propria identità e decidere un candidato Premier ufficiale. Giorgia Meloni si presenta come la principale pretendente in base ai sondaggi ma dovrà chiarire la scelta di stare all’opposizione a Draghi, mentre Lega, Forza Italia, Udc e Noi con l’Italia dovranno capire i perché dell’appoggio e del repentino stop.

Insomma, ci aspettano mesi intensi…




Gaetano Alaimo

Giornalista iscritto all'Albo dal 2002. Ha collaborato al Messaggero di Viterbo per 4 anni. Ha diretto prima Ontuscia.it e dal 2008 dirige NewTuscia.it. A Tele Lazio Nord conduce "Luce Nuova sui fatti", trasmissione settimanale di approfondimento tematico in onda il giovedì alle 21