I comuni sono i principali artefici dell‘economia circolare in Italia

Occorre sviluppare le tecnologie per il riciclo e il  recupero di alcune categorie di rifiuti

Simone Stefanini Conti

NewTuscia – ROMA – I Comuni Italiani sono i principali artefici dell’economia circolare in Italia”. Lo ha detto il presidente del Consiglio nazionale Anci, Enzo Bianco, intervenendo all’assemblea generale dei soci del consorzio Ricrea, che quest’anno celebra i venticinque anni di attività.
“l’Italia – ha ricordato Bianco – è il primo paese in Europa per il riciclo pro-capite di rifiuti. Secondo l’Eurostat recuperiamo il 79percento degli scarti prodotti, industriali e urbani, il doppio rispetto alla media europea, seguiti ad una certa distanza da Francia, Regno Unito e Germania. Purtroppo, abbiamo territori nei quali il recupero è ancora modesto, ma ci sono anche condizioni di ulteriore miglioramento”.
“Il motivo del primato italiano – ha aggiunto il presidente del Consiglio nazionale Anci – è nella costruzione di un sistema efficiente e organizzato che garantisce l’avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio, con punte di eccellenza e insieme criticità in  alcune aree del Paese. Ricrea e gli altri consorzi del sistema Conai, insieme ad Anci, hanno svolto un ruolo decisivo nella costruzione di questo sistema”.

“Oggi – ha concluso Bianco – il Paese ha una grande opportunità: le risorse del Pnrr con le quali il MITE sta finanziando i Comuni per il miglioramento della raccolta differenziata e la realizzazione di impianti di trattamento, in particolare quelli per il riciclo e recupero dei rifiuti. I Comuni vogliono giocare al meglio la partita”.

Occorre  progettare e attuare  un nuovo modello di sviluppo per i prossimi decenni, dopo l’emergenza coronavirus e ci auguriamo quanto prima al termine del conflitto russo ucraino, nella Ricostruzione di un nuovo modello di sviluppo socio-economico.

Ad aver attivato specifici percorsi di certificazione delle competenze, per la nuova figura professionale, è Federmanager che ne parla nel rapporto Transizione e sviluppo. Può leconomia circolare contribuire al rilancio del sistema Italia?”.

Le politiche per la sostenibilità saranno in grado di incidere in termini di innovazione sostenibile e in particolare nella capacità di adattarsi a situazioni nuove”, come scrive Donato Speroni nell’editoriale dell’ASviS – Alleanza per lo  Sviluppo  Sostenibile.

La trasformazione dei sistemi economici in sistemi sostenibili” in senso ambientale impone una profonda riflessione su quali siano i modelli da scegliere.

Uno studio di Federmanager, che si fonda sui risultati delle ricerche effettuate nei precedenti due studi AIEE – Associazione Italiana Economisti dell’Energia  per Federmanager sulla strategia energetica e la strategia condivisa per l’energia e l’industria, vuole discutere ed indicare le scelte migliori sotto il profilo economico ed ambientale per il conseguimento degli obiettivi energetico-climatici dell’Unione Europea che l’Italia si è imposta.

In primo luogo viene discusso il tipo di politiche energetiche ed industriali da implementare per mantenere e creare le filiere produttive di interesse e le strategie per raggiungere i traguardi coerenti con la visione globalmente accettata di sviluppo sostenibile, equo ed inclusivo. A questo riguardo, sono presi anche a riferimento esempi di collaborazione internazionale per lo sviluppo industriale, come l’iniziativa europea per le batterie, e ne viene analizzata l’efficacia ed esportabilità ad altri campi.

Loggetto del secondo capitolo sono le risorse. Nell’ordine, il capitale industriale, il capitale umano e il capitale naturale. Se ne analizzano i profili, discutendone la dotazione italiana in senso quantitativo e qualitativo. Nello specifico, si intende delineare un quadro di tutti i settori produttivi, misurarne la consistenza e valutarne le caratteristiche, nonché la relativa preparazione ad affrontare i cambiamenti in atto ed a cogliere le opportunità.

Per il capitale umano, allo stesso modo, si effettua una valutazione in termini di potenzialità e necessari correttivi perché sia più in linea con le esigenze del mercato e delle istituzioni. valutando comunque positivamente l’importante serbatoio di specializzazione, managerialità, capacità di cui può godere il nostro paese.

Si discute, poi, del capitale naturale, della sua reperibilità, dei prezzi delle materie prime e dei risvolti geopolitici inediti che si affacciano all’orizzonte. Il caso eclatante dei metalli rari usati nei sistemi di accumulo elettrochimico, il cui uso massiccio è ritenuto vitale per la mobilità elettrica e per garantire flessibilità nei sistemi elettrici con alta percentuale di capacità non programmabile, viene analizzato approfonditamente.

Nel terzo e quarto capitolo si affronta il tema degli impatti del sistema economico che verrà nei termini in cui la teoria economica dellambiente intende la seconda funzione dellambiente, ossia come ricettore degli scarti dellattività produttiva. Si analizza, dunque, l’attuale situazione italiana sul fronte del recupero dei materiali e se ne individuano le prospettive, sulla base delle aspettative circa le innovazioni tecnologiche, da leggere sia in termini di nuove tipologie di rifiuti, sia di nuove tecniche per il loro trattamento e, in ottica di economia circolare (il loro riciclo, recupero e riuso).

In particolar modo nel terzo capitolo viene analizzato il concetto di Circolar Economy, specificando ruolo, obiettivi e risultati ed evidenziando aspetti fondamentali tra cui la necessità di implementare una strategia nazionale ed un piano di azioni (coerenti con le strategie europee) che sia in grado di valorizzare le rilevanti potenzialità dellItalia, promuovendo in modo organico, efficiente e senza appesantimenti burocratici il modello circolare nella produzione, nel consumo e nella gestione dei rifiuti, e puntando su innovazione, sviluppo degli investimenti e bioeconomia.

Stimolare e sviluppare l’economia circolare italiana sosterrebbe le sfide climatiche, ecologiche e sociali proposte dalla “Green Economy”, accrescendo la competitività delle nostre imprese sui mercati internazionali. Viene messo quindi in evidenza il concetto di “Cash from trash: quello cioè di rendere il rifiuto una risorsa utilizzando strumenti tra cui riciclaggio ed energy recovery (Termovalorizzatori, Pirolizzatori).

Di fondamentale importanza in unottica di Economia Circolare il concetto di nuove tecnologie, nuovi rifiuti; con il processo di decarbonizzazione in atto, se da un lato si ridurrà l’utilizzo di combustibili fossili, incrementando l’uso di energie rinnovabili e di nuove tecnologie (tra cui eolico e solare, ma anche sistemi di stoccaggio, ecc.).

Dallaltro aumenteranno i cosiddetti nuovi rifiuti”, spesso destinati alle discariche; tra questi rifiuti provenienti da turbine, moduli fotovoltaici, pompe di calore e batterie. Si dovranno perciò sviluppare sistemi di riuso o di smaltimento innovativi ed efficienti, che siano in grado di rispettare il modello di economia circolare, così da contrarre gli sprechi e limitare gli eventuali impatti ambientali.

Nel quarto capitolo, infine, si analizzano le prospettive del mercato del Gas Green (biometano) e dellidrogeno (idrogeno blu e idrogeno verde), considerati un anello portante nel processo di transizione verso la decarbonizzazione al 2050.

Secondo uno scenario a zero emissioni al 2050, il gas naturale verrà gradualmente eliminato e sostituito da gas a basse emissioni di carbonio, CCS, gas rinnovabile (biometano, biogas e idrogeno)

Il bisogno di incentivare le economie locali ed incrementare leconomia circolare sta spingendo ad investire nella ricerca e nello sviluppo di un gas di tipo green prodotto da fonti rinnovabili.

Lo scopo è quello di sostenere il made in Europe (e quindi anche il made in Italy), incrementando lofferta di gas bio, riducendo in tal modo le importazioni e la dipendenza verso i paesi esteri ed incentivando concretamente le realtà produttive locali, nonché aumentando l’occupazione.