Sovrappopolamento dei cinghiali: Agri Viterbo spinge sull’allargamento del piano di controllo

Giovanni Pira:”Con la modifica alla precedente legge è possibile legittimare ulteriori soggetti all’abbattimento dei cinghiali”

NewTuscia – VITERBO – Riceviamo e pubblichiamo. Troppi cinghiali nei campi, aumentano in modo irreversibile i danni alle semine. Se si aggiunge anche il problema della peste suina i giochi sono fatti, a discapito di allevatori e agricoltori che assistono impotenti alla distruzione dei loro raccolti con il rischio di un’epidemia che incombe. Ora che la situazione ha assunto i caratteri di una vera e propria emergenza, la regione Lazio prova a correre ai ripari organizzando un tavolo verde a cui hanno preso parte, lo scorso mercoledì, l’assessore all’agricoltura Enrica Onorati, l’assessora all’ambiente Roberta Lombardi, oltre alle parti sindacali, tra cui la delegazione Aic e Agri Viterbo.

Sul tavolo delle trattative il piano di attuazione integrativo alla recente delibera sulle misure di contenimento previste entro l’area del Grande Raccordo Anulare, tra cui quella relativa al rafforzamento delle attività di controllo e contenimento, mirate alla riduzione generalizzata della densità delle popolazioni degli ungulati, oltre alla programmazione del calendario venatorio.

“Il problema del sovrappopolamento dei cinghiali è sotto gli occhi di tutti – ha sottolineato Giovanni Pira, presidente di Aic, Agri Viterbo al termine dell’incontro- e i danni stanno colpendo in modo irreversibile la nostra economia. Riteniamo sia doveroso valutare l’allargamento  e il prolungamento dell’attività venatoria per ridurre sensibilmente il numero degli ungulati, in modo da tutelare agricoltori e allevatori. Con le ultime modifiche, purtroppo disattese, apportate all’articolo 35 della legge regionale 17/1995 la presenza della guardia provinciale (che rappresenta l’organo deputato a coordinare il controllo e l’abbattimento della popolazione) non è più obbligatoria. Di fatto diventa dunque possibile delegare delle figure che possano essere in grado di portare avanti questo compito, come ad esempio cacciatori preparati o proprietari di fondi dotati di licenza di caccia”.

Secondo il presidente Pira, dunque, lasciando dei gradi di libertà a ulteriori soggetti, con la valida legittimazione da parte della guardia provinciale, si potrebbe costituire un valido strumento di controllo della popolazione dei cinghiali. Attività venatoria che potrebbe protrarsi anche nelle ore serali o notturne, in quanto non espressamente vietato dalla modifica della legge regionale 14/2021.

“I nostri agricoltori – prosegue Pira -, già allo stremo a causa dell’impennata dei costi di produzione e dell’energia sono comprensibilmente esasperati e delusi da una situazione che non vede ancora la luce. Vivono nell’incertezza e assistono impotenti alla distruzione dei loro raccolti pur sapendo che quel poco di indennizzi loro dovuti (e spesso non riconosciuti per estrema sottovalutazione del danno da parte degli uffici preposti) non ricoprirà in misura equa la perdita ingente di reddito” conseguenza inevitabile: la chiusura delle aziende agricole per fallimento!!!