Per la festa dei Santi Martiri si replica  la degustazione  del carciofo ortano

Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE – In occasione  della festa dei Santi  Martiri, comprotettori di Orte,  sabato 14 e domenica 15 maggio si replica  la degustazione  e la vendita del „prelibato“ carciofo ortano presso Piazza Colonna. Gli organizzatori, l’associazione „Horti in Tiberi“ e la Pro Loco, dopo il successo dei due fine settimana precedenti, hanno deciso di prorogare le giornate promozionali del prodotto riscoperto e rilanciato in questi anni.

La promozione del carciofo ortano entra così‘ nella tradizione delle festività primaverili dei Santi Martiri.

Un bene locale da recuperare e salvaguardare: il recupero del carciofo ortano, il pensiero dei giovani alunni dell‘Istituto Superiore di Orte.

Grazie alla collaborazione tra il Dirigente Scolastico, prof. Gianfranco Cherubini, e il dott. Alberto del Lungo, Direttore Tecnico Scientifico Horti in Tiberi, è stato rinnovato il partenariato tra l’Istituto Omnicomprensivo di Orte e l’Associazione “HORTI IN TIBERI”, impegnata fattivamente nel recupero di una varietà locale di carciofo.

In tale contesto, il “Carciofo Ortano” rappresenta sicuramente un prodotto di nicchia, molto diffuso in passato in Umbria e Lazio per le sue peculiari caratteristiche organolettiche e di fioritura.

La scuola di Orte, coinvolta nelle attività legate allo sviluppo della filiera, ha fattivamente contribuito alla realizzazione di una bozza di marchio e alla gestione di un piccolo vivaio che troverà nuova vita a partire da questo anno scolastico.               Il relativo convegno, svoltosi sabato 7 maggio presso il teatro “Proba Falconia” di Orte, ha visto la partecipazione della scuola, unitamente all’Università della Tuscia DIBAF, al Comune di Orte e all’ARSIAL.

La collaborazione tra il Dott.re Del Lungo e il Dirigente scolastico porterà inoltre alla realizzazione di nuovi percorsi formativi che procederanno parallelamente al prestigioso progetto legato al recupero e alla conservazione di un bene unico e inimitabile.

Ricordiamo che la  Festa del Carciofo Ortano è stata organizzata dall’associazione Horti in Tiberi in  collaborazione  con la Pro Loco, con il patrocinio del Comune di Orte e la Camera di Commercio di Rieti e Viterbo e si e’ articolata sabato  30 aprile,  domenica 1 maggio e il fine settimana di sabato 7 e domenica 8 maggio .

Si sono svolte degustazioni di ricette a base di carciofo ortano negli esercizi commerciali che hanno aderito alliniziativa.

Il 7 maggio si  e’ tenuto il convegno incentrato sulle analisi genetiche e le proprietà organolettiche dell’ ortaggio.

In Piazza Colonna, nel cuore del centro storico, e‘ stato allesImmaginetito uno stand gastronomico ed un punto vendita diretto.

Ricordiamo Che l‘ 11 febbraio 2021si era costituita  l’Associazione Horti in Tiberi, con l’elezione del presidente Franco Marzoli. L’associazione,  che organizza la Festa del Carciofo Ortano,  si occupa della valorizzazione e dello sviluppo della produzione del carciofo ortano, come valorizzazione delle tradizioni agricole e della produzione di qualità del territorio.

Il carciofo ortano come prelibata produzione tipica del territorio della città del fiume sta riacquisendo da qualche anno una posizione dominante, sia come produzione agricola che nella versione di dolce tipico.

Sono passati più di 5 anni da quando, su interesse della cittadinanza ortana, si è costituito il coordinamento per il recupero del carciofo ortano. Da allora è stata fatta molta strada, ma è soprattutto negli ultimi due anni che la collaborazione tra l’amministrazione comunale, la comunità locale, l’Università della Tuscia e l’ARSIAL ha prodotto notevoli passi in avanti.

L’indagine genetica condotta nella primavera 2018, oltre a restituire la varietà al territorio, ha avviato l’iter per l’iscrizione nel registro regionale delle biodiversità. Siamo oggi orgogliosi di annunciare che ci apprestiamo a presentare i risultati della seconda analisi genetica, la quale oltre a fornire ulteriori informazioni sulle peculiarità del carciofo ortano, ha anche permesso di effettuare una precisa mappatura delle quantità presenti nel territorio ortano.

Negli anni scorsi l’attività di ricerca, con l‘ausilio tecnico scientifico  dell’ARSIAL e il e del DIBAF dell’Università della Tuscia, ha portato un attento confronto con i produttori e le aziende locali, che  ha portato a stilare un disciplinare di produzione “tutto nostro”, con il fine di rendere sempre più unico e caratterizzato il carciofo ortano.”

Il comune di Orte – prima con l’assessore Daniele Proietti e oggi con il consigliere delegato all’Agricoltura, Sergio Peciarolo –  e l‘Associazione Horti in Tiberi hanno  affrontato un percorso difficile e molto impegnativo, che però, ha generato le condizioni imprescindibili per raggiungere l’agognata fase di reintroduzione del carciofo nel mercato ed il rilancio di una filiera di produzione e trasformazione.

Nel corso della conferenza del dicembre 2019 sono state presentate ufficialmente le caratteristiche genetiche del carciofo ortano, il disciplinare di produzione e le azioni che intendiamo porre in essere per la costituzione del campo catalogo, dove saranno messi a dimora i carducci recentemente raccolti, grazie anche alla collaborazione degli studenti dellIstituto Omnicomprensivo di Orte. È questo un altro passo fondamentale per la successiva promozione della cultivar.

Il progetto di recupero e produzione del carciofo ortano” delle produzioni storiche di qualità in UNIVERSITATUSCIA, ARSIAL, SLOW FOOD.

Più volte abbiamo trattato con l’assessore all’Urbanistica e Agricoltura del comune di Orte, Daniele Proietti, delle produzioni tipiche di qualità, in particolare del “carciofo ortano”. Dopo i convegni dell’estate 2018,  di gennaio e dicembre  2019 sullo stato del progetto di recupero della coltivazione della produzione agricola di qualità del  Carciofo ortano, risalente a tempi immemorabili e, altrimenti, destinata ad estinguersi, ha preso il via la sperimentazione delle produzione locale.

Ricordiamo che grazie alla ricerca scientifica approntata dalla Facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia di Viterbo, nella persona del prof. Mario CIAFFI, del Dipartimento per l’Innovazione nei sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali (DIBAF),  di alcune Aziende Agricole locali e di esperti e professionisti locali in collaborazione con  il dottor Stefano Paoletti dell’’Agenzia Regionale per lo sviluppo e l’innovazione in agricoltura del Lazio)  la produzione tipica “carciofo ortano” destinata all’ estinzione,   sta riacquisendo da qualche anno una posizione significativa, sia come produzione agricola, che nella versione di dolce tipico come prelibata produzione tipica del territorio della città del fiume.

Al livello locale stanno seguendo il progetto  Alberto del Lungo e Barbara Vitali.

In particolare a partire dall’autunno dl 2015, attraverso la collaborazione tra gli attori del territorio, l’amministrazione comunale di Orte e il successivo interessamento dell’ARSIAL e dell’Università della Tuscia, nella primavera del 2016 a cura del dott. Stefano Paoletti si è proceduto alla raccolta di campioni di  piante presso diversi produttori locali, sui quali è iniziata l’attività scientifica di caratterizzazione morfologica per l’identificazione del Carciofo Ortano e, contemporaneamente attraverso l’indagine del prof. Mario CIAFFI del DIBAF dell’Università della Tuscia  è stata caratterizzata geneticamente la cultivar del carciofo coltivato nei terreni sabbiosi che declinano dalla rupe tufacea di Orte sino ai terreni limitrofi alle spiagge fluviali e alle Campagne di Molegnano tra il Tevere e la stazione ferroviaria.

Nel Convegno di presentazione delle ricerche e di avvio operativo della fase di ricostruzione della filiera di coltivazione del carciofo, era stata illustrata l’iniziativa della Condotta Slow food della Via Amerina, che si è adoperata per l’iscrizione del carciofo Ortano nell’Arca del Gusto, la lista di slow-food che elenca specie animali e vegetali a rischio di estinzione a causa di abbandono della produzione.

In sintesi il progetto ha un approccio scientifico – specificano i promotori dell’iniziativa – che prevede le  diverse fasi:

1) l’indagine di campo per individuare le cultivar sopravvissute; 2) la caratterizzazione morfologica e genetica; 3) la propagazione; 4) l’iscrizione al Registro Volontario Regionale delle risorse genetiche animali e vegetali d’interesse agrario e zootecnico autoctone del Lazio 5) la reintroduzione e diffusione della cultivar sul territorio ortano per favorirne la commercializzazione. Il progetto si avvale della collaborazione dell’ufficio Biodiversità dell’ARSIAL della regione Lazio, del Dipartimento per l’Innovazione nei sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali (DIBAF) dell’Università della Tuscia, di alcune Aziende Agricole locali e di esperti e professionisti locali .

Il progetto del carciofo è prerogativa del territorio ortano e la sua rivalutazione oltre che essere una opportunità di recupero delle radici e della storia della comunità, mira a contribuire allo sviluppo di indotti economici legati alle filiere agricole e anche alla cultura gastronomica e al turismo del comune di Orte.

Il cultore di storia locale, Vincenzo Cherubini ha individuato, tramite un istituto di ricerca di Terni, i blasoni delle varie cittadine del comprensorio umbro-laziale e per Orte è emersa sino alla metà del secolo scorso la produzione e la commercializzazione del carciofo e dei cocomeri sulle sponde sabbiose del Tevere.