Graforubrica. Il mattatore: la firma di Vittorio Gassman

Tiziana Agnitelli

NewTuscia – Amici e amiche della Graforubrica quest’anno si celebra il centenario della nascita del grande Vittorio Gassman, per tutti “il mattatore”, e Roma lo ricorda con una mostra che si tiene al Parco della Musica fino al 29 giugno. Gli organizzatori hanno scelto per questa mostra una firma iconica e il profilo stilizzato del suo volto, ricordandovi che la scrittura, e dunque anche la firma, può cambiare nel tempo e in base a ciò che si vive perché l’animo umano è in divenire e mai statico, vediamo cosa ci racconta di sé e del periodo che stava vivendo in quel momento. Esplicherò al presente le informazioni grafologiche perché in fondo i grandi come Vittorio Gassman e tanti altri artisti italiani non se ne vanno mai sul serio, sono sempre presenti con le loro opere e tutto ciò che hanno saputo donarci: risate, emozioni, riflessioni.

La sua firma si impone nello spazio, contiene un paraffo, è ascendente, evoluta, il filo grafico è continuo nel cognome e distaccato nel nome, soprattutto evidenziando la lettera “i” che ha il puntino a forma di rondine e già solo con questo ci dà delle informazioni importanti: è capace, sa di esserlo, tende al massimo con energia e tenacia (presenza di uncini), ma decide in autonomia (lettera i senza legami), crea di continuo, non sa stare fermo, ma allo stesso tempo è sempre alla ricerca della perfezione, implacabile con se stesso (gesto grafico che dalla maiuscola “G” taglia il nome, cancellandolo in parte) e questa sua ricerca a volte lo rende frenetico e vibrante, sfociando nell’ansia del raggiungimento dell’obiettivo.

Penetra le situazioni, le persone, comprende al volo chi ha di fronte, è pronto nelle reazioni, ma sempre in modo franco e possiede disciplina e fermezza di carattere (aste parallele, nome decrescente).

Le sue maiuscole sono particolari e personalizzate: la “V” di Vittorio ha la forma di gabbiano e indica la sua voglia di essere libero, di poter vivere e di pensare a suo modo, un modo scelto da lui, libertà che può “incatenare” sono per l’arte e/o per l’amore ove questo lo catturi, soprattutto di testa, infatti la “G” del cognome raffigura un uomo la cui testa è predominante sul corpo. Sa essere galante, accogliente, caloroso e generoso (curvilineità elegante del tracciato) con chi ama, ma allo stesso tempo, se deluso, può diventare austero e freddo, distaccandosi dall’essere amato con alterigia (forma del corpo della maiuscola “G” cosiddetta del papa).

Il suo tratto, almeno dalle foto che ho osservato, sembra essere pastoso: ama le gioie della vita, circondarsi di bellezza, avere affetti con cui comunicare pensieri, idee, eventi, rimarcando proprio questa necessità di comunicare il dentro, l’interiorità, come il fuori, l’esteriorità del mondo e degli umani.

Se lo dovessi descrivere con due parole che emergono da questa firma direi: libertà e verità

E non credo che mi sbaglierei di molto; infatti anche nel suo epitaffio ha fatto scrivere: “non fu mai impallato”, spiegando a Corrado Augias che il termine impallato è ciò che si nasconde alla macchina da presa e lui si è sempre “esposto” non utilizzando maschere, difatti altra caratteristica grafologica che possiede è proprio il coraggio.

Amici e amiche andate a vedere la mostra a lui dedicata che merita.

Ciao Vittorio.

Gaetano Alaimo

Giornalista iscritto all'Albo dal 2002. Ha collaborato al Messaggero di Viterbo per 4 anni. Ha diretto prima Ontuscia.it e dal 2008 dirige NewTuscia.it. A Tele Lazio Nord conduce "Luce Nuova sui fatti", trasmissione settimanale di approfondimento tematico in onda il giovedì alle 21