“Tutte le donne di Shakespeare”

Federica Marchetti

NewTuscia – A tutt’oggi William Shakespeare è l’autore più letto di tutti i tempi, dopo la Bibbia e prima di Agatha Christie. È l’inventore dell’uomo moderno e il commediografo più rappresentato al mondo.

William Shakespeare visse 52 anni (1564-1616), ebbe una moglie (Anne Hathaway) e tre figli (l’unico maschio, Hamnet, morì a soli 11 anni), scrisse una quarantina di opere teatrali (12 tragedie, 15 commedie, 7 drammi storici, 2 opere perdute, 3 opere poetiche) e 154 sonetti; ci ha lasciato quasi 1.000.000 parole coniandone 3000 nel dizionario della lingua inglese. L’unica biografia (sebbene discutibile) su di lui l’ha scritta nel 1785 George Steevens che curò anche tutte le sue opere in 10 volumi ma che scrisse la frase su di lui più celebre di tutti i tempi: “Tutto ciò che sappiamo con certezza su Shakespeare è che nacque a Stratford, dove si sposò ed ebbe figli, si recò a Londra dove fece l’attore e scrisse poemi e drammi, tornò a Stratford dove fece testamento, morì e fu seppellito”. Lo “Shakespeare che nacque e morì a Stratford” è lo stesso “Shakespeare che scrisse e lavorò per il teatro”? E se, peggio ancora, qualcuno si fosse inventato il “personaggio Shakespeare” a cui sono state affibbiate una vita e una carriera artistica? Questo è il dilemma. Ma come non esistono le prove a favore di una biografia, non esistono nemmeno le prove che possano avallare o confutare la faccenda. La sua data di nascita è incerta, la sua immagine resta un mistero, il nome ha numerose grafie, la datazione e l’autenticità delle sue opere sono dubbie: le opere teatrali e i sonetti che formano il “canone shakespeariano” a cui ogni studioso guarda come il più grande riferimento della cultura occidentale.

William Shakespeare è stato analizzato da ogni punto di vista: egli ci ha lasciato un’eredità immortale, moderna, innovativa, intramontabile ma piena di spunti e soprattutto di figure femminili. Circa 160 donne popolano le tragedie, le commedie, i drammi storici e i sonetti: contraddittorie, imprevedibili, affascinanti, pericolose. Nel teatro elisabettiano le donne non potevano recitare e i ruoli femminili venivano interpretati da attori travestiti. Le performance erano meno sofisticate mentre agli uomini erano riservati personaggi più dettagliati e intensi.

Le donne della sua vita furono la madre, Mary Arden; la moglie, Anne Hathaway, più vecchia lui di otto anni; le sorelle minori Joan e Anne; le figlie Susannah e Judith. Inoltre quando egli nasce, sul trono c’è già la regina Elisabetta I, prima grande sovrana che resta nella storia come la migliore di tutti i tempi. Non si sposerà mai, il suo potere non sarà offuscato da nessun uomo e per i suoi tempi fu portatrice di valori politici, morali e culturali. Anche grazie a tutto questo, tante sono le donne a cui Shakespeare attribuisce potere e forza.

Le donne appaiono in soli cinque titoli del canone: Antonio e Cleopatra, Romeo e Giulietta, Troilo e Cressida, dove gli uomini le precedono; La bisbetica domata e Le allegre comari di Windsor, dove sembrano non preannunciare niente di buono.

Le sue eroine appartengono ad alcuni modelli ricorrenti. Ci sono le donne-vittime: Ofelia non accetta i maschilismo della società ma finisce per soccombere; così come Cleopatra che però ambisce al potere; Desdemona è vittima del potere politico maschile; Lady Anna, vedova dell’uomo che Riccardo III ha ucciso, si lascia sedurre dalle parole del deforme sovrano e soccombe; Giulietta che cede di fronte alla contesa familiare. Ci sono le donne-non-vittime: Katharina, la bisbetica domata; le comari di Windsor, signora Ford e signora Page, che mettono nel sacco Falstaff e i suoi raggiri. Ci sono le popolane, prive di virtù, su cui primeggia Comare Quickly (che appare in ben tre opere), volgare ma l’unica a piangere la morte di Falstaff. Infine ci sono le donne-cattive: la dark lady dei sonetti e, prima tra tutte, Lady Macbeth, l’unica vera femmina demoniaca del teatro shakespeariano, ambiziosa, spietata, destinata alla follia. Fedele consorte del nobile marito, lo asseconda e sostiene nel sogno di potere, poi, però, ordisce un sordido omicidio che lo porti sul trono fino a tradire tutte le leggi dell’uomo e portarlo al delirio. È il ruolo più ambito da tutte le attrici che, nelle sue vesti, hanno la possibilità così di confrontarsi con il ruolo più complesso e torbido dell’intero teatro shakespeariano.

A concludere sulle donne di Shakespeare, ci ha pensato Virginia Woolf che in due conferenze tenute all’Università di Cambridge sulla storia letteraria della donna, raccolte l’anno successivo in un volume intitolato Una stanza tutta per sé, ha immaginato una donna, la sorella di Shakespeare, che con ambizioni e talento, provasse a fuggire a Londra per recitare a teatro, e che, a causa dei costumi del tempo che relegavano la donna al matrimonio e al focolare domestico, sarebbe stata osteggiata, minacciata, picchiata, ignorata, sedotta, abbandonata e destinata alla follia o al suicidio.

Gaetano Alaimo

Giornalista iscritto all'Albo dal 2002. Ha collaborato al Messaggero di Viterbo per 4 anni. Ha diretto prima Ontuscia.it e dal 2008 dirige NewTuscia.it. A Tele Lazio Nord conduce "Luce Nuova sui fatti", trasmissione settimanale di approfondimento tematico in onda il giovedì alle 21