NewTuscia – VITERBO – Allocuzione di Enrico Mezzetti presidente del Comitato provinciale dell’ A.N.P.I.
in occasione delle Celebrazioni per il 25 aprile a Viterbo
Sapete chi ha pronunciato questa stupenda frase?
E’ stata pronunciata dal generale Fulvio Poli, attualmente in servizio presso lo Stato maggiore dell’esercito, quale capo ufficio generale della promozione pubblicistica e storia.
L’ha pronunciata in un applauditissimo discorso al diciassettesimo congresso nazionale
dell’A.N.P.I. svoltosi a Riccione a fine marzo 2022.
Il generale Poli fa onore alle Forze armate italiane, il cui “Ordinamento” come recita l’art. 52 della nostra Costituzione “si informa allo spirito democratico della Repubblica”.
Il generale Poli ci ha ricordato il ruolo fondamentale delle forze armate nel far capire che la pace non si costruisce con la guerra e l’uso delle armi non favorisce il processo democratico di pace.
Il generale Poli ha ricordato con comprensibile orgoglio il contributo ed il sacrificio di centinaia di migliaia di soldati italiani, dagli alti ufficiali ai semplici soldati semplici, nella lotta di Liberazione.
Noi, A.N.P.I. di Viterbo abbiamo intenzione di coltivare la memoria di questi contributi e di questi sacrifici.
Tra pochi giorni, in una conferenza pubblica, ricorderemo l’episodio, poco noto, della deportazione in massa dei Carabinieri di stanza a Roma dopo l’armistizio dell’otto settembre 1943 (deportazione che coinvolse anche decine di carabinieri originari della Tuscia).
Una settimana prima del rastrellamento degli ebrei di Roma, il ministro della guerra della repubblica sociale fascista, generale Rodolfo Graziani, ordina ai Carabinieri di rimanere confinati nelle caserme e di consegnare le armi.
Il 7 ottobre 1943- ovvero nove giorni prima del rastrellamento del Ghetto di Roma, avvenuto il 16 ottobre successivi – duemila di loro saranno fatti prigionieri dalle SS e deportati nei lager.
I Carabinieri sarebbero stati infatti di intralcio al rastrellamento nazista.
Questa terribile storia è stata “riesumata” e ricostruita in un saggio dal titolo “Carabinieri kaputt!” che l’autore ci illustrerà in una conferenza programmata a breve.
Tutti noi conosciamo la figura eroica di Mariano Buratti a cui sono intitolate piazze, strade, dedicate lapidi e a cui, dal 21 gennaio 1964, è intitolato il Liceo classico di questa città.
Prima di essere stato un grande educatore, Mariano Buratti fu uomo del corpo delle Fiamme Gialle e certamente quella esperienza di vita gli giovò poi nella lotta partigiana.
E’ uscito di recente un nuovo studio su questa nobilissima figura, orgoglio della nostra terra, scritto a quattro mani da un colonnello della Guardia di finanza e da un insegnante di materie letterarie.
Il lavoro porta l’appassionata prefazione del Presidente nazionale dell’A.N.P.I. Gianfranco Pagliarulo, a ulteriore conferma dei rapporti positivi e costruttivi che devono intercorrere e che intercorrono tra la nostra associazione e le forze armate nel coltivare la memoria, nella ricerca storica, nell’impegno a difesa della democrazia.
C’è un’altra pagina, poco ricordata se non dimenticata, se non occultata, nella storia della Resistenza italiana e del ruolo che in essa hanno svolto i soldati italiani, dagli Alti ufficiali ai soldati semplici.
Mi riferisco alla vicenda dei partigiani italiani in Montenegro.
Nel novembre 1943 in Montenegro ventimila soldati italiani costituiscono la divisione italiana partigiana “Garibaldi”.
Da truppe di occupazione responsabili di una violenta campagna repressiva, questi soldati diventano partigiani in terra straniera, costretti a combattere in condizioni estreme e circondati dalla diffidenza della popolazione. Nei diciotto mesi successivi circa metà dei resistenti italiani moriranno, ma la divisione “Garibaldi” sopravvive e torna in patria nel marzo 1945.
I reduci vengono inviati come truppe di presidio a Viterbo e la divisione, riprese le caratteristiche di unità militare regolare, viene trasformata in reggimento Garibaldi, nome che manterrà fino al 1976.
II)
L’A.N.P.I. ha richiesto, e noi continuiamo a richiedere a gran voce, lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste che costituiscono un’infezione mortale e repellente per la nostra società.
Ricordiamo l’assalto alla sede nazionale della C.G.I.L. del 9 ottobre scorso da parte dei fascisti di Forza nuova.
Come ebbe a dire in quella drammatica circostanza, il Segretario generale della C.G.I.L. Maurizio Landini, quella criminale aggressione ha costituito “una ferita democratica, un atto di offesa alla Costituzione nata dalla Resistenza, un atto che ha violentato il mondo del lavoro e i suoi diritti” .
Si è trattato di un disegno preordinato di gruppi organizzati che hanno messo in campo una azione squadrista e fascista. La democrazia italiana, e non solo, è insidiata dai fascismi e dai razzismi (“ospiti inquietanti della democrazia”).
Qui a Viterbo ricordiamo l’assalto squadrista al Liceo Ruffini occupato, e le gravi minacce e gli slogan fascisti urlati contro gli studenti occupanti.
E da ultimo, in ordine di tempo ma non certo per importanza, le gravi minacce volte ad impedire lo svolgimento di una mostra fotografica organizzata dall’ A.N.P.I., regolarmente annunciata ed autorizzata.
Si legge, nel delirante comunicato (coraggiosamente anonimo, come è costume di questi figuri) che ” Casapound Italia – Viterbo chiede l’annullamento dell’evento o, in alternativa, un pubblico confronto sull’argomento” . E minaccia: “… qualora le nostre richieste non fossero considerate, saremo ben pronti a mettere in atto azioni di protesta, anche eclatanti, al fine di non permettere lo svolgersi di tale oltraggioso evento” .
I coraggiosamente anonimi autori del testo si qualificano come Casapound Italia – Viterbo, si qualificano cioè come esponenti di quella associazione ben nota alle cronache giudiziarie viterbesi per i tragici fatti di piazza San Faustino, per la terribile e vilissima aggressione in branco e per il pestaggio di un adolescente di Vignanello colpevole di aver postato su facebook un messaggio ironico.
Si tratta di quella stessa associazione che nel marzo 2011 fu protagonista di una aggressione ad una analoga, anzi identica, mostra allestita presso la Sala Gatti a Viterbo.
Aggressione che fu condannata con un Ordine del giorno votato all’unanimità dal consiglio comunale di Viterbo.
L’A.N.P.I. insiste dunque nel richiedere con voce forte e chiara la condanna di questi atti di minaccia grave e tentata violenza privata, e, soprattutto, lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste che costituiscono un’infezione repellente, pericolosa e troppo sottovalutata nella nostra società.
III)
La guerra di aggressione a uno Stato sovrano, in questo caso l’Ucraina, da parte della Russia di Putin.
Quella che Putin si ostina a chiamare “operazione militare speciale” è una violazione della Carta delle Nazioni Unite.
Le giustificazioni offerte dal Cremlino sono infondate, a cominciare da quella basata sulla necessità di fermare un genocidio della popolazione russofona del Donbass, una sorta di “intervento umanitario”, argomento che la stessa Corte internazionale di giustizia ha già di fatto confutato e rigettato.
L’uso della forza da parte dell’Ucraina è invece lecito, a titolo di legittima difesa in quanto risposta a un attacco armato altrui. Si tratta dunque di una aggressione, nei cui confronti non può non esprimersi la più ferma condanna senza “se” e senza “ma”.
Ho partecipato al congresso nazionale dell’ A.N.P.I. svoltosi a fine marzo a Riccione.
Non c’è stato un solo intervento tra i 125 interventi dei delegati che non abbia affrontato questo tema; e non c’è stato uno solo tra i 125 intervenuti che non lo abbia affrontato in termini sofferti e, in molti casi, perfino drammatici (ho visto persone profondamente commosse e persino arrivare al pianto).
Si sono avvertiti accenti diversi, sottolineature diverse, dubbi, più esattamente interrogativi sulla posizione da assumere rispetto a questo conflitto.
Poi in tutti è prevalsa, in ultima analisi, la volontà di condivisione suggellata dal voto unanime di approvazione della relazione del nostro presidente Pagliarulo.
E’ stata sottolineata l’urgenza di un rafforzamento dell’unità di tutte le forze impegnate per la pace nel nostro paese e del dialogo tra tutte le forze antifasciste per ricercare insieme la via del negoziato, al di là di opinioni diverse su singoli e specifici punti.
Mai dobbiamo dimenticare che i nazionalismi sono stati all’origine della Prima e della Seconda guerra mondiale e che oggi si stanno ripresentando in forme particolarmente preoccupanti e virulente.
Al nostro presidente Pagliarulo va dunque tutta la nostra solidarietà per gli incredibili, pretestuosi, persino violenti attacchi rivoltigli da politici, intellettuali e giornalisti, a causa della sua inequivocabile posizione, nella quale si riconosce tutta l’ A.N.P.I., a favore della pace ed a difesa dei valori sanciti dalla nostra Costituzione e in particolare in ossequio all’articolo 11.
Come ha detto in questi giorni Matteo Lepore, sindaco di Bologna “…se qualcuno pensa che l’A.N.P.I. abbia esaurito la sua funzione o non vede l’ora che questo accada, vogliamo dirgli che si sbaglia di grosso. Il bisogno di antifascismo e di difesa dei principi della Costituzione è attualissimo e nessuno può illudersi di poterlo buttare a mare”.
E’ fondamentale dunque mettere in sicurezza, da attacchi vergognosi e strumentali l’A.N.P. I. e il suo patrimonio, quanto mai attuale, di memoria antifascista.
C’è chi ha manifestato il suo stupore, il suo dolore, e io sono tra questi, nel vedere l”A.N.P.I. al centro di un dibattito surreale, anche in ambienti e settori di sinistra, come se l’A.N.P.I. avesse un qualche potere decisionale, politico, economico o militare per decidere le sorti del popolo ucraino e osservare che queste polemiche portano con sé un inquietante strascico di delegittimazione, di attacco all’antifascismo e di revisionismo storico anche al di là delle miglior intenzioni di chi partecipa a questo dibattito con uno spirito diverso.
Se qualcuno va alla ricerca di putiniani, guardi dunque alla destra italiana e alla destra di tutto il mondo. Guardi a Trump ed ai milioni di trumpiani che allignano in America, in Europa, in Italia. Guardi ai sostenitori di Bolsonaro, guardi alle tante Le Pen in giro anche per l’Italia.
E in Italia si guardi agli evocatori dell’uomo forte, dell’uomo solo al comando, si guardi a quel politico che voleva tutto il potere per sé. Si riporti alla mente quel politico che si vantava anche della grande e confidenziale amicizia con Putin e che lo ospitava nelle sue dimore.
Abbiamo vissuto abbastanza per avere ben impresse nella memoria altre aggressioni a Stati sovrani. Sarebbe interessante andare a verificare quali sono state le posizioni di questi politici, di questi giornalisti, di questi intellettuali, in quei casi, nelle aggressioni cioè ad altri Stati sovrani. E allora scopriremo che molti di questi, in quei casi, non prendevano posizione contro gli Stati aggressori, ma contro lo Stato aggredito, contro chi condannava l’aggressione.
In proposito, tra i bersagli preferiti, in prima linea c’erano figure come quella di Gino Strada, a cui va il nostro commosso ricordo.
Carissimo Gino, quanto ci manchi in questo momento!
Il pretesto, in quei casi, erano le fantomatiche quanto inesistenti “armi di distruzione di massa” o, ancor più falsamente, la giustificazione, in quei casi, era l’ideologia della necessità di “esportare la democrazia”. C’è molta disonestà intellettuale; disonestà spesso prezzolata, a pagamento.
E tale disonestà è contro gli interessi vitali di tutti i popoli.
L’interesse vitale e principale di tutti i popoli è la pace.
E noi siamo per la pace che si pratica e non si predica, poiché non c’è differenza tra le guerre: muoiono sempre esseri umani. Così come non ci sono profughi buoni e profughi cattivi.
Ammoniva don Luigi Ciotti sempre al Congresso nazionale A.N.P.I. di Riccione: “Riprenda il dialogo tra l’aggressore e l’aggredito, ma non dimentichiamo le altre 33 guerre che si stanno combattendo sulla faccia della terra. In questi ultimi due anni tutti a parlare di pace ma era una pace armata, perché durante il periodo del Covid, tutti preoccupati per la pandemia che ci ha toccato, le spese per le armi sono fortemente aumentate, mentre sono diminuite le spese per il sociale, per la salute, per l’istruzione nel mondo; le spese militari, guarda caso, in un momento così drammatico sono aumentate. Questa guerra ora ci tocca da vicino, ma vi prego di non dimenticare le altre 33 guerre che ci hanno accompagnato in questi anni e di cui nessuno parla. Lì ci sono altre migliaia, anzi milioni di persone coinvolte. Cosi come non ci sono profughi buoni e profughi cattivi, tutti hanno diritto all’accoglienza quanti scappano dalle guerre, ma anche dalla fame, dalla schiavitù, provengano dalle Alpi o dal mediterraneo”.
Ammonisce il nostro presidente Pagliarulo: “Come si fa a non vedere o a sottovalutare che si sta creando una apocalittica reazione a catena di cui nessuno può prevedere le conclusioni?
Noi siamo contrari all’invio delle armi e all’aumento del budget militare del nostro paese fino al 2%, essenzialmente perché ci sembra che questi atti abbiano contribuito e contribuiscano alla rapidissima escalation del conflitto russo-ucraino a cui stiamo assistendo. E’ purtroppo possibile un nuovo Afghanistan nel cuore dell’Europa” .
Noi dell’A.N.P.I. non abbiamo interessi personali da coltivare, ne’ tantomeno interessi elettorali da difendere o da conquistare. Non abbiamo scale gerarchiche da salire, ne’ aspiriamo a poteri da conquistare. Non abbiamo affari da trattare. Da tale gratuità il nostro esistere, gratuità che è libertà.
E’ dalla libertà dai condizionamenti esterni, che nasce l’autorevolezza della nostra Associazione e nel contempo è da tale gratuità e da tale libertà che per reazione nasce l’insofferenza e, talvolta persino l’odio verso di noi, la pulsione incomprimibile a voler eliminare l’A.N.P.I , da parte non solo di fascisti, ma anche di politici, di giornalisti o intellettuali spesso ben pagati e che comunque non sopportano la nostra gratuità, la nostra autonomia, che significa libertà di ragionamento, di coscienza, di capacità di giudizio perché l’unica nostra fedeltà è quella che portiamo alla Costituzione.
Noi siamo convinti che gran parte del popolo italiano condivide o comunque rispetta le nostre posizioni contro la guerra e siamo ancora più’ convinti che le giuste ragioni delle nostre posizioni emergeranno in maniera sempre più evidente nel prosieguo di questa terribile e tragica guerra.
Nel testamento politico in cui Mariano Buratti anticipa molti dei principi scolpiti poi nella nostra Carta costituzionale, testamento politico scritto nei giorni immediatamente successivi al 25 luglio 1943, si legge: “…l’armamento deve essere ridotto al minimo indispensabile richiesto dalla nuova situazione internazionale e dalle esigenze di ordine pubblico interno”.
In queste poche righe, scritte da Mariano Buratti il primo agosto 1943, c’è lo spirito dell’articolo 11 della nostra Carta costituzionale che afferma: “L’ Italia ripudia la guerra!”
E concludo ricordando che non può esserci celebrazione del 25 aprile senza “Bella ciao”!
Viva l’Italia!
Viva la nostra Costituzione repubblicana e antifascista, nata dalla Resistenza!
Viva l’Associazione nazionale partigiani d’Italia!
Enrico Mezzetti
Presidente del Comitato provinciale A.N.P.I. Viterbo















