La bandiera della Repubblica  Sociale Italiana sulle mura di Viterbo

Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Un evento  emblematico ha caratterizzato la giornata festiva del 25 aprile 2022 a Viterbo: la bandiera della Repubblica  Sociale  Italiana fascista collocata nella notte tra il 25 e il 26 aprile sulle mura di Viterbo nei pressi di  Porta della Verità. L‘installazione della bandiera della Repubblica Sociale  istituisce di per se‘  un sintomo da non sottovalutare di involuzione dei Valori costituzionali della democrazia.

Le forze di polizia stanno indagando sugli autori del gesto di provocazione.

D‘altra parte,  nella dimensione comunitaria e  senza inutili condanne di circostanza, occorrerebbe una ferma reazione di partecipazione popolare.

Proporrei nell’immediato, di approfondire negli Istituti scolastici di Viterbo e della Tuscia a cura di dirigenti scolastici, alunni e docenti,  i Valori morali e democratici della Resistenza e della Costituzione Repubblicana.

La bandiera della Repubblica Sociale Italiana collocata sulle mura di Viterbo: foto affatitaliani.it

Una riflessione  vorrei comunque sottoporre ai nostri lettori.

A 77 anni dal 25 aprile, con  l‘entrata in vigore della Costituzione Repubblicana , dopo  74 anni di democrazia e pace sociale, nonostante le prove del terrorismo, degli attentati stragisti e di anni di duri conflitti sociali, la democrazia italiana e la gli organi rappresentativi centrali e territoriali della Repubblica non temono di certo gli isolati attacchi provocatori di nostalgici di regimi totalitari, la nostra democrazia popolare maturata da tante  prove, ha adeguati anticorpi per respingere questa ed altre provocazioni.

Del resto coloro che in modo provocatorio hanno  issato la bandiera della Repubblica Sociale, sappiano che la democrazia nata dalla Resistenza e dalla Costituzione non verranno messe in crisi da questo gesto.

Semmai occorrerà impegnarci per convincere tutti i cittadini che la Festa della Liberazione del 25 aprile, la Festa della Repubblica del 2 giugno e quella dell‘Unita‘ d’Italia del 4 novembre sono momenti in cui sentirci tutti Italiani per guardare insieme alla costruzione di  futuro solidale e non ad un passato divisivo.

Le  parole pronunciate ieri 25 aprile ad Acerra  dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, attualizzano con immediatezza il messaggio della Liberazione.

…… Dopo l’8 settembre, e i tragici avvenimenti che ne seguirono, i nazisti mostrarono anche in Italia il loro vero volto: quello brutale, animato da voglia di vendetta, mosso da un’ideologia ciecamente fanatica, che tutto subordinava – anche la sacralità della vita – alla violenza, alla sopraffazione, al culto della razza, alla volontà di dominio.

L’8 settembre produsse il vaglio, che spazzò via vent’anni di illusioni, di parole d’ordine vuote e consumate, di retorica bellicista. Il regime fascista, implose dall’interno, crollò su se stesso, corroso dalla sua stessa vanagloria.

Non fu la morte della Patria. Ma, al contrario, la riscoperta del suo senso autentico. Quella di una comunità di destino, di donne e uomini che condividono il comune senso di pietà, i valori di libertà, giustizia e democrazia, che si proteggono a vicenda, che lavorano per la pace, il benessere, la solidarietà.

Un vostro eroico concittadino, nato qui ad Acerra, Medaglia d’oro al valore militare, il Colonnello Michele Ferrajolo, di stanza a Mondragone, rifiutò sdegnosamente il 9 settembre di consegnare le armi ai tedeschi, incitando i suoi soldati alla resistenza. A chi, tra i suoi, gli propose di arrendersi per aver salva la vita, rispose: “Non si vergogna di parlarmi così? Qui è in gioco l’onore della Patria”.

Fu ucciso da una raffica di mitra. Morì, tra i primissimi, per amore della Patria, quella che il fascismo aveva tradito e umiliato, imponendo la dittatura, la repressione, la guerra a fianco di Hitler.

In quel momento, il più duro e decisivo, la parola Patria riacquistava agli occhi di tanti italiani il suo significato più limpido e più autentico.

La decisione della popolazione di Napoli, della Campania e di tante altre città del Meridione, di insorgere contro l’ex alleato, trasformatosi in barbaro occupante, fu una reazione coraggiosa e di dignità umana, contro la negazione stessa dei principi dell’umanità.

Ricordo le parole di un illustre figlio della terra campana: lo storico e senatore Gabriele De Rosa, che fu ufficiale dei granatieri a El Alamein e poi membro della Resistenza romana. Raccontava di una piccola donna, sua padrona di casa a Roma, che lo aveva salvato dall’arresto e dalla deportazione, raccontando il falso ai fascisti. Se fosse stata scoperta la verità, quella donna sarebbe stata sicuramente fucilata. De Rosa concludeva: “Questa donna ha fatto la Resistenza”.

E oggi tra gli storici vi è concordia nell’assegnare il titolo di resistente a tutti coloro che, con le armi o senza, mettendo in gioco la propria vita, si oppongono a una invasione straniera, frutto dell’arbitrio e contraria al diritto, oltre che al senso stesso della dignità.

Furono resistenti i combattenti delle montagne, le tante staffette partigiane, i militari che, perdendo la vita o subendo la deportazione, rifiutarono di servire sotto la cupa bandiera di Salò. Furono resistenti, a pieno titolo, le persone che nascosero in casa gli ebrei, o i militari alleati, o ricercati politici, coloro che sostenevano la rete logistica della Resistenza. Furono resistenti gli operai che entrarono in sciopero al Nord, gli autori di volantini e giornali clandestini, gli intellettuali che non si piegarono, i parroci che rimasero vicini al loro gregge ferito. Le vittime innocenti delle tante stragi che, in quella terribile stagione, insanguinarono il nostro Paese.

Nel Meridione l’occupazione nazista durò molto meno che al Nord. L’avanzata alleata risparmiò a quelle popolazioni mesi e mesi di calvario che, con altre stragi, insanguinarono invece il Centro Nord del nostro Paese. Fino a quando, il 25 aprile del 1945, in Italia si registrò la fine del nazismo e fascismo e la riconquista della libertà.

Ma, pur se la resistenza nelle regioni del Sud ebbe una storia più breve, ne va sottolineata l’importanza, in termini di coraggio, valore e sacrificio. Senza dimenticare il contributo offerto alla lotta partigiana al Nord da tanti militari originari di regioni del Mezzogiorno.

In questo senso, in tutta Italia, la Resistenza come lo era stato lantifascismo di tanti spiriti liberi durante il ventennio – fu un movimento che ebbe un significato unitario, quello della Liberazione dal nazifascismo, assumendo nel contempo forme e motivazioni anche diverse a seconda delle specifiche circostanze temporali e territoriali.

Accanto a questi valorosi italiani non può essere, ovviamente, mai dimenticato il ruolo decisivo dei soldati alleati, venuti da ogni parte del mondo, liberando l’Italia dal giogo del nazifascismo. Migliaia di loro hanno perso la vita e sono sepolti nei nostri territori. Esprimiamo a loro, a distanza di tanti anni, la nostra incancellabile riconoscenza. Erano soldati della coalizione contro il male assoluto, di cui l’Italia sotto la dittatura era stata tragicamente parte.

La Resistenza contro il nazifascismo contribuì a risollevare l’immagine e a recuperare il prestigio del nostro Paese. Fu a nome di questa Italia che Alcide De Gasperi poté presentarsi a testa alta alla Conferenza di pace di Parigi.

Questo riscatto, il sangue versato, questo ritrovato onore nazionale lo celebriamo oggi, insieme a tutta l’Italia, qui ad Acerra.

Oggi, in questa imprevedibile e drammatica stagione che stiamo attraversando in Europa, il valore della Resistenza all’aggressione, all’odio, alle stragi, alla barbarie contro i civili supera i suoi stessi limiti temporali e geografici…

Questo tornare indietro della storia rappresenta un pericolo non soltanto per l’Ucraina ma per tutti gli europei, per l’intera comunità internazionale.

Come tre giorni ho sottolineato fa davanti alle Associazioni partigiane, combattentistiche e d’arma, avvertiamo l’esigenza di fermare subito, con determinazione, questa deriva di guerra prima che possa ulteriormente disarticolare la convivenza internazionale, prima che possa drammaticamente estendersi.

Questo è il percorso per la pace, per ripristinarla; perché possa tornare ad essere il cardine della vita d’Europa.

Per questo diciamo convintamente: viva la libertà, ovunque!