L’Anpi Sezione di Tuscania ricorda il Prof. Armando Ottaviano martire alle Fosse Ardeatine

NewTuscia – TUSCANIA – Prof. Armando Ottaviano, di Vitamato e di De Lellis Rosina, nato a Fresagrandinara (CH) il 20/11/1919, dottore in lettere, apparteneva al Movimento Comunista d’Italia-Bandiera Rossa; partigiano combattente, fu Capo settore del quartiere Appio Roma, attivo propagandista, operò da collegamento anche nelle zone di Tuscania e Tarquinia, in si era unito in particolare alla Banda di Tuscania. Arrestato il 22/3/1944 fu ucciso alla Fosse Ardeatine il 24/03/1944.

Purtroppo non rintracciata la testimonianza di Lina Ottaviano, sorella di Armando, intitolata “19 marzo 1944” in cui racconta il giorno dell’arresto del fratello e il calvario della famiglia prima davanti alle carceri e poi per identificare il corpo alle Fosse Ardeatine.

Per iniziativa del maresciallo Gino Rossi, originariamente gli venne intestato il Teatro Comunale di Tuscania (Deliberazione del Consiglio Comunale di Tuscania in data 25 aprile 1975). Inoltre una lapide, prima in Piazza Franco Basile e oggi all’interno del Teatro, lo ricorda con questa scritta: “In memoria del prof. Armando Ottaviano, partigiano della formazione G. Matteotti operante nell’Alto Lazio, arrestato il 22 marzo 1944, alle ore tre in Roma dai nazifascisti, fu barbaramente trucidato alle Fosse Ardeatine. Aveva 25 anni. L’Amministrazione Comunale e coloro che gli furono vicini nella lotta, partigiani ed antifascisti. Tuscania 25 aprile 1975”.

Armando Ottaviano a dodici anni si era trasferito a Roma, dalla provincia di Chieti, con la famiglia. Ultimata la Scuola dell’obbligo, intraprese gli studi liceali ad indirizzo artistico che completò regolarmente e brillantemente. Si iscrisse alla Facoltà di Lettere e Filosofia. Si laureò a pieni voti; la sua tesi di Laurea è esposta nel Museo Storico della Liberazione di via Tasso a Roma, ove prima di affrontare il martirio fu imprigionato nella cella n. 1 del secondo piano.

Fu nelle aule del Liceo e dell’Università che maturò il suo antifascismo, ma soprattutto dalla cronaca giornaliera delle nefandezze del regime. Dall’antifascismo all’anelito per la libertà e la giustizia sociale, passò a condividere le idee rivoluzionarie marxiste. Ottaviano entrò così nelle file del Movimento Comunista d’Italia-Bandiera Rossa svolse un’attività clandestina antifascista molto intensa.

Nel dicembre del 1943, il Comitato di Liberazione nazionale di Roma gli affidò compiti di collegamento nell’Alto Lazio; realizzare cioè l’unità d’azione tra la formazione “Giacomo Matteotti” con centro operativo a Tuscania e la banda “Valenti” saldamente insediata a Tarquinia. Il prof. Ottaviano ebbe così modo di stringere profondi rapporti politico-militari e di amicizia con il dott. Domenico Emanuelli (che dopo la Liberazione divenne il primo Sindaco di Tarquinia) primario del locale Ospedale, con Bruno Gessi, fiero repubblicano storico, confinato dal fascismo a Tuscania; col maresciallo Gino Rossi, con il colonnello Taibel, del raggruppamento “Monte Soratte” (anche lui periodicamente nella zona con compiti di collegamento) ed altri ancora.

Il prof. Ottaviano prese parte a tutte le imprese della formazione “Matteotti” e svolse un’intensa attività di educazione politica dei giovani partigiani con i quali veniva a contatto, demolendo la devastante opera anticulturale di vent’anni di regime. Egli educò oltre che con le parole anche con l’esempio.

Inevitabilmente suscitò un clima di fervore con le sue poesie e la calda parola, unite al coraggio. Particolarmente significativo è il seguente episodio: “Trovandosi un giorno, con un gruppo di armati, in posizione di colpire un milite della Guardia Nazionale Repubblicana, preferì scendere dall’altura per andarci a parlare con l’intento di dissuaderlo dalla collaborazione coi tedeschi.

Il 15 marzo del 1944 partì dal “rifugio” della banda “Matteotti” presso il castello della Rocca di Tuscania per recarsi a Roma e dare notizie, prendere istruzioni e prelevare materiale di propaganda. Salutò i compagni e partì.

Verso mezzanotte arrivò alla sua abitazione omana posta in via Albalonga n. 21, fuori Porta San Giovanni, (sul posto una lapide lo ricorda agli immemori: IN QUESTA CASA ABITÒ ARMANDO OTTAVIANO DEL MOVIMENTO COMUNISTA D’ITALIA CHE NELLA LOTTA CONTRO IL NAZIFASCISMO CADDE TRUCIDATOALLE FOSSE ARDEATINE IL 24 MARZO 1944).

Alle tre di notte, gli squadristi della banda Kock, fecero irruzione nella casa. In realtà i fascisti cercavano il padre di Armando, segnalato da una spia di un collaborazionista fascista. non trovandolo arrestarono il giovane professore, contro il quale non avevano nulla di specifico. Lo condussero prima in via Tasso, ove lo torturarono per fargli rivelare il nascondiglio del padre poi lo trasferirono a Regina Coeli per accertamenti, a disposizione della questura di Roma.

Il 24 marzo venne incluso nella lista delle cinquanta vittime compilata dal Questore Caruso, ubbidiente all’ordine di Kappler. In quell’elenco di Martiri, il prof. Ottaviano figurava al 35° posto. Accanto al suo nome, scritto a macchina, vi è una annotazione aggiunta a penna: 16844 (il numero di matricola con il quale lo registrarono all’entrata a Regina Coeli) e poi due altri numeri: 22.3 (la data di arrivo nel tetro carcere romano). Il 24 lo portarono alle Fosse Ardeatine e lì lo assassinarono. La sua tomba porta il n. 165.

Nota diffusa a cura dell’ANPI Sezione di Tuscania “Prof. Armando Ottaviano”

Gaetano Alaimo

Giornalista iscritto all'Albo dal 2002. Ha collaborato al Messaggero di Viterbo per 4 anni. Ha diretto prima Ontuscia.it e dal 2008 dirige NewTuscia.it. A Tele Lazio Nord conduce "Luce Nuova sui fatti", trasmissione settimanale di approfondimento tematico in onda il giovedì alle 21