NewTuscia – Quando ci colleghiamo a internet spesso non abbiamo idea di quanto le nostre attività online siano monitorate, e questo succede perché viviamo in un paese sostanzialmente libero da censura. Ma se vivessimo in altri posti del mondo – uno dei più conosciuti è la Cina – ci renderemmo conto di quanto questa nostra apparente libertà nasconda un flusso fatto di dati personali invisibili.

Qualsiasi sito che noi visitiamo e qualsiasi azione che facciamo online viene archiviata nella memoria del provider che ci fornisce la connessione. Ed è proprio su questa possibilità di tracciamento che la maggior parte dei siti online vive e prospera – compresi i giornali.

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Che cosa fa una VPN

Una VPN – Rete Virtuale Privata – è un sistema software che riesce ad anonimizzare il traffico e a criptare i dati che vengono trasmessi attraverso la nostra connessione internet. In pratica, quando si attiva una VPN (troverete maggiori informazioni su VPN qui) la nostra connessione viene “spostata” in modo virtuale in un’altra parte della rete, scegliendo fra diverse opzioni offerte dal servizio VPN. Per esempio, mentre siamo a Roma, la possiamo far risultare a Londra, o a New York.

In questo modo, il sito con cui ci colleghiamo non sa più da dove origini la connessione, e che questa è collegata al nostro specifico IP. La maggior parte dei giornali online adotta un modello “freemium,” dove normalmente un utente ha la possibilità di accedere a un certo numero di articoli al mese, ma se lo supera, deve pagare un abbonamento. L’uso di una VPN ci permette di proseguire nella nostra lettura per quanto vogliamo.

La vendita dei dati

Esiste anche un altro motivo, forse più importante del voler evitare di spendere soldi in un abbonamento a un giornale, che è quello della vendita dei nostri dati (il traffico di identità rubate sul Dark Web continua ad avvenire, anche se in modo non legale).

Sebbene esistano delle leggi Europee molto specifiche, molti siti continuano a praticare attività di co-marketing in collaborazione con aziende esterne per tracciare le nostre abitudini di navigazione. E sebbene questo sia perfettamente legale se i dati sono anonimizzati, il fatto di essere tracciati con precisione permette alle aziende di condurre sofisticate campagne marketing per raggiungerci con le loro offerte.

Alcuni potrebbero trovare questa cosa utile – se io leggo articoli sugli animali, ricevo pubblicità relative ad oggetti e servizi per animali – ma altri la potrebbero trovare inquietante, o ancora, offensiva, soprattutto se le nostre ricerche riguardano attività diverse che coinvolgono la sfera della religione, della politica o delle preferenze sessuali.

La VPN protegge la libertà

Ritornando alla Cina, l’utilizzo di internet è libero, salvo quando non lo è. Ovvero, ci sono dei siti e portali inaccessibili in Cina: per esempio Facebook e Google, per dirne due tra i più famosi. Se un viaggiatore si trova in Cina per svago o per lavoro, e deve accedere al proprio profilo, non potrebbe farlo.

Insomma: la censura ha mille diversi gradi, e non sempre è così palpabile, come accade in Cina. Non sappiamo se sia meglio poter accedere a qualsiasi sito, sapendo di essere costantemente tracciati, oppure non poterlo fare e basta. Ma nel dubbio, una VPN risolve il problema alla radice.