NewTuscia – ROMA – Riceviamo e pubblichiamo.

Tutto il mondo guarda con il cuore piccolo a quanto sta succedendo in Ucraina, ma nel nostro piccolo comune l’attenzione è rivolta anche alle prossime elezioni comunali di fine maggio. Ma c’è una scadenza ancora precedente che rischia di mutare drasticamente il Comune di Montalto di Castro e la Tuscia. Infatti il 15 marzo la Sogin ufficializzerà i siti ritenuti idonei per la creazione di un deposito nazionale per le scorie radioattive.

Già in passato abbiamo parlato delle pesanti ripercussioni che si avrebbero su un Comune come Montalto di Castro e sulla Tuscia che da molti anni è dedito all’agricoltura con prodotti di alta qualità come l’asparago e il melone e al turismo, così come abbiamo sottolineato l’assurdità di stoccare materiale radioattivo a lungo termine con quello a breve termine, caso che solo in Italia si verificherebbe.

Siamo venuti in possesso delle osservazioni dell’Ingegnere Alex Sorokin in cui evidenzia alcune carenze della Sogin riguardo proprio la sicurezza dell’impianto.

La Sogin ad esempio non prende in considerazione il degrado del cemento armato. Infatti, come possiamo vedere con i nostri occhi, le strutture costruite dal dopoguerra ad oggi ( ponti, viadotti ecc. ecc. ) presentano evidenti segni di degrado dovuti alla corrosione delle armature di ferro. La Sogin, pur riconoscendo il problema , non fornisce risposte su come affrontare questo problema.

Anche riguardo ad eventuali attentati terroristici o incidenti aerei, si veda la triste vicenda delle Torri Gemelli, la Sogin ammette il rischio ma non approfondisce l’argomento.

Per quanto riguarda un possibile Black Out nazionale, fatto verificatosi già nel 2003, la Sogin addirittura non prende in considerazione la cosa, come non prende in considerazione la sostituzione ogni 20-30 anni dell’impiantistica.

Anche l’eventualità di un incidente durante lo stoccaggio del materiale radioattivo o una sua ricollocazione in un altro impianto non viene presa adeguatamente in considerazione dalla Sogin.

A fronte di tutte queste mancanze, ci domandiamo come sia possibile che si proceda ostinatamente verso questo progetto dove la sicurezza dei cittadini non è tutelata.

Aspetteremo il 15 per sapere se questa spada di Damocle cadrà sulla nostra testa oppure no, ma nel caso che accada, non arretreremo di un centimetro dalla nostra posizione contro il deposito di scorie radioattive sul nostro Comune in difesa dell’ambiente, del lavoro e della salute dei nostri concittadini.

Stefano Sebastiani

Segretario Regionale Lazio