NewTuscia – VITERBO – L’iniziativa, che rientrava nell’impegno della Rete Falcone cui partecipano oltre venti scuole di Viterbo e provincia, è stata organizzata dalla commissione legalità, referente il professor Ugo Longo, coadiuvato da numerose colleghe e colleghi: Giorgini, Baiocchini, Rombolà, Ioppi, Piergentili, Pacchiarotti e Bottiglioni, regista del canale YouTube da è stata trasmessa la diretta in collaborazione con ArciViterbo.

Impastato è stato coinvolto in un ciclo di conferenze il cui scopo era quello di portare “un valore aggiunto” a quanto già detto di Peppino, suo fratello e vittima di mafia.

Il suo libro “Mio fratello: tutta una vita con Peppino”, appena pubblicato, mette in luce il rapporto tra fratelli, tra i giovani e la mafia, tra il focolare e le armi, tra le verità e le menzogne, tra il clamore e il silenzio. Scene di vita quotidiana inedite che sembrano così lontane nel tempo ma ancora cosi vicino nel ricordo.

“Ogni storia va raccontata perché se così non fosse si perderebbe nei meandri della memoria”: questo Giovanni oggi dice alle nuove generazioni. Studenti che hanno sentito soltanto parlare di Peppino Impastato, dei cento passi, di Tano Badalamenti, di Cinisi… giovani che ascoltano e scrutano il volto di Giovanni con emozione mista a curiosità cercando di capire come furono vissuti quei momenti.

Tante le domande poste al nostro ospite intercalate da intense performance musicali, coreutiche, multimediali di numerose classi del “Santa Rosa” che hanno evidenziato la vicinanza a chi sta combattendo contro la mafia, animato da sentimenti che provengono dal profondo di un cuore che ha visto scomparire un fratello.

Un momento dell’incontro è stato dedicato all’incredibile storia del casolare di Cinisi: sequestrato ai Badalamenti, oggi diventato la “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato”, per un misterioso cavillo burocratico sembra essere stato rimesso in discussione.

Mamma Felicia è stata la prima donna che, entrata a far parte, dopo il matrimonio, di una famiglia mafiosa, in seguito alla tragica perdita del figlio, si è ribellata alla cultura dell’omertà, ha rotto il muro del silenzio per raccontare la storia di Peppino e per denunciare gli assassini mafiosi del figlio. Giovanni prosegue il lavoro iniziato e racconta di Peppino e si racconta con Peppino.

Liceo delle scienze umane, musicale e coreutico “Santa Rosa” Viterbo