Documentario “La forma della città” di Orte” di Pasolini

di Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE – Abbiamo appreso con piacere l”allestimento di una serie di azioni legate all’opera di  Pier Paolo Pasolini, caro alla nostra terra, promosso dai comuni più volte visitati dal regista e intellettuale di “ Scritti corsari”.

Le iniziative  allestite nel corso del 2022 per ricordare il centenario della nascita dell’intellettuale friulano testimoniano e confermano quanto egli abbia profondamente amato la Tuscia e le sue bellezze naturali ed architettoniche,  tanto da aver vissuto molti anni della sua vita nella Torre di Chia  di Soriano nel Cimino.

Anche oggi viene da affermate la “Straziante, meravigliosa bellezza del creato” ispirandoci dalle parole del poliedrico intellettuale, poeta, scrittore, regista, commediografo … scrittore e giornalista d’inchiesta.

Ricordiamo Pier Paolo Pasolini – oltre che per le sue partite nei campi di calcio dei paesi della Tuscia insieme a Ninetto Davoli e ad altri amici – che nel 1964  era alla ricerca di unadeguato scenario naturale  per ambientare le riprese del battesimo di Cristo,  per il suo capolavoro  “Il Vangelo Secondo Matteo”.   Percorse da Roma l’Autostrada del Sole, appena inaugurata e probabilmente uscì alla stazione di Orte.

Pasolini – dopo averlo cercato in varie parti d’Italia – identificò il “suo” Giordano nel torrente Chia, che scorre tra  Orte, Soriano nel Cimino e Viterbo, e vi ambientò le scene più suggestive del suo film, con le comparse scelte tra gli abitanti di Chia, nel comune di Soriano nel Cimino .

Nel 1965 girò in terra viterbese un altro classico, “Uccellacci e uccellini”, favola surreale e poetica, tra ironia e nostalgia, interpretata magistralmente da Totò ed ambientata nelle verdi colline che fanno da sfondo alle basiliche romaniche di Tuscania.

Ma in quei luoghi fu affascinato da una Torre, alla quale dedicò dei versi…

… “Ebbene ti confiderò, prima di lasciarti, che io vorrei essere scrittore di musica, vivere con gli strumenti dentro la torre di Viterbo, nel paesaggio più bello del mondo, dove l’Ariosto sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con tanta innocenza di querce, colli, acque e botri, e lì comporre musica, l’unica azione espressiva forse, alta, e indefinibile come le azioni della realtà “…

Un paesaggio tra rocce scoscese che si alternano ad una rigogliosa vegetazione. – lontano oggi come allora da emergenze ambientali – definito dall’intellettuale friulano “forte e soave”, dolcemente malinconico ove…..  “il sole taglia la vallata piena di querce di un rosa di paradiso; i due piccoli fiumi si riuniscono, in fondo mormorano come spiriti beati.  Anche il verde del vischio qua e là è un verde di paradiso….. (“La nuova gioventù “– 5 marzo 1974)

Ricordiamo che Vittorio Sgarbi  a  Ferento, nel suo monologo di Ferragosto del 2016 dedicato a Caravaggio, aveva parlato di esperienze e di vite parallele tra due artisti, Caravaggio, maestro dellinnovazione pittorica del Seicento e , dopo quattrocento anni, Pier Paolo Pasolini.

Sempre nell’estate del 2016 Massimiliano Fucsas, uno dei più autorevoli architetti italiani nel mondo, in una trasmissione sugli scempi dell’Ornato  e dei Piani del Colore  disattesi nelle nostre città, aveva di nuovo citato la lezione del regista e intellettuale friulano che già nel 1974 denunciava la deturpazione della Forma della Città, con colori impropri, vicini all’evidenziatore, tollerati in Centri Storici, che nei secoli avevano mantenuto tonalità uniformi di intonaci invecchiati dal tempo.

Per i colori uniformi delle facciate Orte  definita in epoca rinascimentale “Insula aurea”, per le tonalità dorate che le facciate illuminate al tramonto conferivano all’abitato adagiato sulla rupe tufacea, popolata nell’antichità da Etruschi e Romani.

Un esempio su tutti, ma non il solo. Civita di Bagnoregio, definita nel passato la citta che muore, oggetto di adeguati restauri anche per il rispetto dei colori originari delle facciate dei suoi edifici storici, oggi vive un periodo di grande successo turistico-culturale.

Per questo ribadiamo  – per le amministrazioni comunali per l’installazione dell’arredo urbano, la pavimentazione o sistemazione di piazze e strade, per l’elaborazione dei “Piani del Colore delle facciate dei palazzi e per i cittadini che costruiscono ex nuovo o ristrutturano i loro fabbricati, specie se ubicati nel Centro Storico,  – l ‘invito a riscoprire la lezione di Pier Paolo Pasolini per la Tutela dell’ambiente urbano e della cultura popolare.

Torniamo a proporre di intitolare al grande regista e intellettuale la passeggiata di Porta san Cesareo ad Orte, recentemente ristrutturata, illuminata e arricchita con un parcheggio, perfettamente integrata nel paesaggio.  Il documentario La Forma della Città” girato a Orte da Pasolini nel 1974  nel corso della trasmissione Io e…. ” in onda su RAI2 e oggi reperibile sulle Teche RAI”. 

Ad Orte Pasolini ha lasciato il percorso registrato  nel 1974 nel cortometraggio “La forma della Città” per  la  difesa della del paesaggio  e dell’ambiente urbano e la difesa lirica  della cultura popolare, racchiusa nella stradina di ciottoli di fiume che collega Porta San Cesareo,  suggestivo ingresso del Centro Storico di Orte, con la valle del Tevere .

Orte ha ricordato  in questi ultimi anni l’impegno di denuncia e di promozione di  Pier Paolo Pasolini con la messa in scena della sua prima Commedia presso l’Auditorium di Orte Scalo, a cui ha presieduto la nipote del regista e  con l’iniziativa promossa nel marzo  del 2016 dalla Biblioteca dell’Ente Ottava medievale, dall’ Università delle Tre Età e dal giornale Il Bersaglio: “Pasolini e Orte La forma della città” con le proiezioni del Cortometraggio di Pier Paolo Pasolini, di Philippe Daverio e dei Cineamatori Ortani e l’intervento del professor Tommaso Mozzati, docente di Storia dell’Arte Moderna.

Il messaggio che il regista e scrittore Pier Paolo Pasolini lasciò nella trasmissione di RAI 2  “ Io e”  “La Forma della Città” nel 1974 è di una straordinaria attualità  per lautorevolezza e la lucida lungimiranza delle argomentazioni che lintellettuale lanciò attraverso la macchina da presa puntata su Orte, la sua rupe deturpata dalle nuove costruzioni e dalla  “lirica” difesa della stradina senza nome” di Porta San Cesareo, espressione della cultura popolare” che nei secoli ha contribuito a dar vita allimmenso patrimonio del nostro Bel Paese.

I cittadini,  e gli  amministratori della cosa pubblica  dovrebbero sempre aver presente nelle loro scelte la testimonianza,  le parole pronunciate  e le immagini lasciate da Pierpaolo Pasolini come testimonianza di denuncia e di impegno e di salvaguardia del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico italiano.

da qualche anno e’ “salpata” la nave  di ” Spazio corsaro” nel centro storico di Chia con una serie di iniziative culturali.

Come anticipato in un’intervista esclusiva  concessa a Teleorte  e a NewtusciaTV   dal presidente del Gruppo Roccaltia Musica Teatro, Marco Saverio Loperfido, lo Spazio Corsaro, rappresenta un luogo ove arte e cultura, artista e pubblico vengono direttamente in contatto.

Il luogo della cultura dove il Gruppo Roccaltia prosegue ed amplia le attività di musica, teatro e performance, condotte e portate in scena negli anni all’interno della Torre di Chia, ultima dimora di Pier Paolo Pasolini, che definì il paesaggio visibile dalla Torre “forte e soave, ove il sole taglia la vallata piena di querce di un rosa di paradiso e dove due piccoli fiumi si riuniscono e in fondo mormorano come spiriti beati.”

Il Gruppo Roccaltia ha deciso di continuare e sviluppare le sue attività  nella sede di Via di Ripetta 18, ubicata nell’antico Borgo medievale di Chia, ove sono in programma  tante manifestazioni con Suoni, Immagini e Parole delle varie iniziative artistiche.

Occorre concretamente   attualizzare il  messaggio che Pier Paolo Pasolini lasciò nella trasmissione “La Forma della Città” nel 1974, messaggio di una straordinaria attualità  per l’autorevolezza e la lucida lungimiranza delle argomentazioni che l’intellettuale lanciò attraverso la macchina da presa puntata su Orte, la sua rupe deturpata dalle nuove costruzioni e dalla “lirica” difesa della stradina “senza nome” di Porta San Cesareo, espressione della “cultura popolare” che nei secoli ha contribuito a dar vita all’immenso patrimonio del nostro Bel Paese.