La Scuola per lo sviluppo sostenibile delle Regioni e le Province autonome per riorientare le politiche di sviluppo del Paese

Gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 per infrastrutture, trasporti, agricoltura sostenibile, educazione alimentare, dalla formazione e dal lavoro alla tutela dell’ambiente e alle energie rinnovabili

Stefano Stefanini

NewTuscia – ROMA – La Scuola per lo sviluppo sostenibile per le Regioni e le Province autonome, un’occasione di approfondimento e di aggiornamento per i funzionari e i dirigenti regionali che vi partecipano, ma anche un importante momento di confronto tra Regioni sul cammino percorso e sulle iniziative che ancora devono essere adottate per riorientare le politiche di sviluppo del Paese verso gli obiettivi dell’Agenda 2030”, così l’assessora della Regione Lazio, Roberta Lombardi (coordinatrice del Gruppo di lavoro sullo sviluppo sostenibile della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome), ha definito la “Scuola per lo sviluppo sostenibile per le Regioni e le Province autonome” giunta alla sua seconda edizione ed organizzata dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) con il Centro interregionale di studi e documentazione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome (Cinsedo), insieme alla Rete delle università per lo sviluppo sostenibile (Rus) e alla Scuola nazionale di amministrazione (Sna).

“Quella delle Regioni – ha proseguito Lombardi – è un’attenzione necessaria e opportuna, visto che uno dei cardini della strategia per lo Sviluppo sostenibile proposto nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite è la progressiva “territorializzazione” delle politiche pubbliche come presupposto di trasformazione dei sistemi socioeconomici e fattore di sviluppo e benessere per i cittadini.

E le Regioni nei loro territori stanno costruendo limpalcatura di questa strategia che si presenta complessa e che richiede lintegrazione di tutte le politiche regionali, nazionali ed europee: dagli investimenti per le imprese ai servizi alla persona, allinnovazione, dalle infrastrutture ai trasporti, dallagricoltura sostenibile alleducazione alimentare, dalla formazione e dal lavoro alla tutela dellambiente e alle energie rinnovabili.

Anche per questi motivi, abbiamo realizzato un monitoraggio delle politiche che ciascuna Regione programma e attua, articolato sugli obiettivi seguendo lo Sviluppo sostenibile”. Un modo per “capire quali sono le pratiche migliori” e per approfondire con coraggio la strada intrapresa”. Guardando anche alle “risorse che ciascuna Regione dedica a queste iniziative. Siamo partiti nel 2013 con 385 provvedimenti in 17 Regioni. Nel 2020, abbiamo raggiunto il monitoraggio di oltre ottomila provvedimenti in tutte le Regioni. E’ questa la logica che la Commissione ha proponendo agli Stati membri per il PNRR e per la nuova programmazione dei fondi europei nel periodo 2021-2027”.

Con il gruppo di lavoro della Conferenza – ha concluso l’Assessora della Regione Lazio – ho condiviso un censimento delle strategie regionali per lo sviluppo sostenibile effettivamente approvate. Abbiamo già il quadro relativo a sette Regioni (Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Sardegna e Veneto) e due Province autonome (Bolzano e Trento), ma nelle prossime settimane contiamo di implementare e completare anche questo monitoraggio. I dati dimostrano che l’avanzamento della strategia non è ovviamente ancora uniforme nelle Regioni, ma tutto il sistema questa volta si è davvero messo in cammino per tempo”.