Liberazione nei ricordi del direttore di corsa

GP Liberazione. Intervista coordinatore tecnico Costantino

NewTuscia – ROMA – Franco Costantino è una memoria storica del Gran Premio della Liberazione, vissuto per anni come osservatore e dal 1999 come direttore di organizzazione e responsabile della manifestazione, facendo anche da trait d’union fra la precedente gestione affidata a Eugenio Bomboni e quella attuale di Claudio Terenzi. La carta d’identità dice che Costantino è in pensione ed ha affidato ad altri la responsabilità, ma resta come supervisore e coordinatore tecnico, sempre pronto a dare consigli su come gestire una gara complessa come il Gran Premio Liberazione e sicuramente ci sarà anche per la 75esima edizione, dal 23 al 25 aprile: «Le nozze di platino del Liberazione? Non me le perderei mai…».

Il suo rapporto diretto con il Liberazione è nato innanzitutto dalla stima che nutriva per Eugenio Bomboni: «E’ stato un pioniere, c’è poco da fare. Eugenio ebbe l’eccezionale intuizione di fare del Liberazione il punto d’incontro fra il ciclismo italiano e il Resto del Mondo, affiancando alla gara in linea una corsa a tappe indimenticabile come il Giro delle Regioni, unica prova italiana per squadre nazionali. Molti stranieri saltavano il Liberazione, pensavano direttamente al Regioni, ma pian piano la gara romana era diventata talmente popolare che non si poteva rinunciarvi, era davvero un Mondiale di primavera».

La forza distintiva del Liberazione è sempre stata il circuito, ma Costantino è stato testimone di un fatto curioso: «La federazione mondiale era sempre stata contraria a un circuito così breve, appena 6 km, e Bomboni ogni anno riusciva a ottenere la deroga grazie al prestigio della località e all’appoggio della totalità dei gruppi sportivi. Nel 2008 si decise di venire incontro alle esigenze internazionali e il Liberazione fu allargato fino a 10 km, prevedendo il passaggio per via di San Gregorio costeggiando il Colosseo. I gruppi però non apprezzarono il cambiamento e così dall’anno successivo si tornò all’antico, al percorso in vigore ancora oggi. Io ho sempre pensato che fosse una gara atipica, quasi più simile a un ciclocross che a una gara su strada perché non smetti mai di pedalare, di spingere. E se fori è un guaio…».

Nel corso del tempo il Liberazione ha comunque vissuto molti cambiamenti, con Bomboni era ancora un’epoca pionieristica, è stato un vero precursore che portava a casa risultati importanti facendo leva anche sulla sua appartenenza politica. Con Terenzi il discorso è diventato più imprenditoriale, è un organizzatore al passo con i tempi».

I ricordi, in 23 anni di militanza diretta non mancano: «Ricordo bene le vittorie di Marta Bastianelli che riuscì in entrambe le occasioni ad entusiasmare la gente, da vera campionessa di casa».