Donna, vuoi essere molestata? Decidilo in venti secondi!

Aut Aut di Emanuela Ferruzzi – Oggi c’è stata una sentenza, una delle tante, direte voi; nonostante la nostra giustizia proceda a passi a volte troppo lenti, ne sforna diverse al giorno. Una in particolare, oggi, ha carpito la mia attenzione. È successo a Busto Arsizio. Un uomo, denunciato per molestie sessuali, è stato assolto perché la donna molestata ha atteso più di venti secondi per reagire.

Cosa avete appena letto? Cosa ho appena scritto? Avete ragione ad essere sconvolti. Non vi biasimo se necessitate di rileggere la frase precedente, io ci ho messo un po’ a rendermi conto che fosse la verità, che veramente la ‘giustificazione’ alla non colpevolezza fosse proprio quella. 

Venti secondi. Tic tac, tic tac, tic tac….

Donne, se mai vi capiterà di essere vittime di violenza, mi raccomando, pensate bene al tempo che scorre. Ma cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Le avances senza palpate non contano eh?! Quindi, voi prendete il timer, possibilmente del telefono così da poter fare un screenshot; dal momento in cui il corpo di un potenziale molestatore sfiora il vostro, e che sia con intenzione mi raccomando, azionate il timer. 0, 1, 2, 3, 4…. 

Da quel momento in poi avete venti secondi, non uno di più, per decidere se avete voglia o meno di essere stuprate. Se vi va, no problem, e chi vi giudica? Ma se non vi va, tenete d’occhio i numeri che scorrono e prima dei venti secondi reagite. Schiaffi, calci, pugni, come volete, ma reagite.

Ma non è tutto, considerate altre sentenze, in quei venti secondi dovete anche pensare ad altri aspetti. Ad esempio: avete i jeans? Si? Lasciate stare, non è stupro! Mica riuscite a farveli sfilare se non aiutate il vostro violentatore….

Indossate una gonna? Eh però, ma come vi vestite? L’uomo è di carne eh? Se vi mettete cose che lasciano intravedere le gambe, magari il bordo delle calze o un ginocchio provocante, potreste avere dei problemi anche se lo screen a reazione avvenuta è sotto i venti secondi.

Ultima domanda, ma non meno importante: siete belle? Lo so che non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace, però, così, in generale, vi sentite belle? Ve lo chiedo semplicemente perché un’altra sentenza, anni fa, assolse un molestatore in quanto la donna-vittima non era così bella da provocare una violenza. Insomma, in poche parole, troppo brutta per eccitare, quindi, siete belle o no? 

Lo so cosa state pensando. Che forse è meglio starsene zitte, che a pensare a tutte queste cose la violenza è doppia, è tripla, quadrupla, esponenziale. Come se non bastasse l’umiliazione di essere toccate senza permesso, come se non bastasse la vergogna che ogni donna prova quando è vittima di violenza.

Io vi dico una sola parola, anzi, non la dico, la urlo: NOOOOOOO! Non ci dovete stare zitte! Mai! 

Una donna deve essere toccata solo nel momento in cui accetta di esserlo. Non ci sono secondi che tengano, vestiti che istigano o che giustificano. 

Le mani, quelle zozze mani, devono rimanere in tasca se una donna non le vuole addosso. Donne, parlate, parliamo, sempre! Denunciamo, sempre! Perché il peso di non denunciare è una violenza disumana che ci facciamo da sole. E non importa se la nostra società ancora avalla comportamenti meschini, noi continuiamo per la strada giusta, cerchiamo di cambiare le coscienze.

Voglio fare solo un’ultima considerazione, che rivolgo molto bassamente agli autori di queste sentenze, uomini o donne, poco mi importa adesso. Ma se quella in jeans fosse stata vostra figlia, se quella bruttina fosse stata vostra sorella, se quella in gonna corta fosse stata una di voi, se quella che non ha reagito entro i venti secondi fosse stata la vostra compagna… avreste emesso la medesima sentenza? 

Donne, parliamo sempre, denunciamo sempre, il cerotto alla bocca non ce lo meritiamo proprio. Ci sono tanti e tante che ostacoleranno il giusto corso, che diranno cose senza senso, ma ci sono molte donne, io per prima, che si indigneranno e lavoreranno, in mille modi, affinché il diritto di nessuno venga calpestato, affinché la violenza non sia avallata né tantomeno giustificata.

Non smettiamo di cercare di farci del bene e di pretendere giustizia!

PS: Lungi da me sostituirmi ad un giudice, avvocato o chi per lui, ciò che si tratta in questo articolo non è il fatto in sé, ma come viene giustificata, con quali parole viene spiegata la violenza. Analizzo solo ciò che arriva dalle parole, alla mente, alla coscienza.

Emanuela Ferruzzi