A cinquant’anni dalla morte di Dino Buzzati

Federica Marchetti

Il grande lavoro di Dino Buzzati per il “Corriere della Sera” si sarebbe perso nelle pieghe della memoria se non fosse stato per la moglie Almerina che, dopo la sua morte, avvenuta il 28 gennaio del 1972, ha protetto e curato il patrimonio artistico del marito sposato solo sei anni prima. Laureato in Giurisprudenza, Buzzati lavorò al “Corriere” di via Solferino, a Milano, dal 1928, dove entrò alcuni mesi prima della laurea, al 1972. Giornalista fuoriclasse, redattore modello, inviato, corrispondente, critico d’arte, ma anche autore di sei romanzi tra cui Il deserto dei Tartari del 1940 (il più celebre) e Un amore del 1963 (l’ultimo) oltre che di numerose novelle come i Sessanta racconti che gli valsero il premio Strega nel 1958, Buzzati è stato anche pittore, autore di teatro, librettista di opere liriche e fumettista. Nel centenario della sua scomparsa, convegni eventi e mostre sono previste non solo in Italia ma anche all’estero dove è uno degli autori più tradotti. Terzo di quattro figli, il padre celebre giurista e la madre nobildonna veneziana, Dino cresce nella villa di famiglia di San Pellegrino Bellunese oggi trasformato in B&B dalla pronipote Valentina Morassutti.

La vita dell’artista Buzzati si può far coincidere con la sua vocazione per la cronaca: innamorato del proprio mestiere, sapeva colorare di poesia ogni articolo. Ogni riga dei suoi scritti è un continuo scambio tra cronaca e letteratura. Il suo stesso lavoro in redazione sarà l’ispirazione per romanzi e racconti come, ad esempio, le notti trascorse al giornale fino alle quattro del mattino che gli faranno venire in mente la Fortezza Bastiani del Deserto dei Tartari, il suo romanzo più famoso, quello che, nel 1940, lo consacra grande scrittore del Novecento nemmeno di fronte al successo del quale si allontana dal suo grande amore: la cronaca. Dopo gli elzeviri, gli articoli da inviato di guerra e le cronache da corrispondente, con i suoi celebri pezzi, Buzzati entra a far parte di quella generazione che inventa la cronaca nera, anzi la eleva a genere letterario raccontandoci un’Italia che comincia a prestare una particolare attenzione ai fatti del suo tempo. Allora Buzzati arriva sul luogo del delitto e riporta, sui suoi celebri quadernetti, dettagli e impressioni con lo stile asciutto e preciso diventato la sua cifra stilistica, unica e inconfondibile.

Dal caso di Rina Fort (1946) al giallo di Anna Maria Carlèsimo (1945), dalla morte di Marilyn Monroe (1962) al mostro di Treviglio (1964), dallo strangolatore di Londra (1953) al delitto di Pia Bellentani (1951), dalla strage di piazza Fontana (1969) al caso Fenaroli (1963), dalla tragedia di Albenga (1947) alla rivolta di San Vittore (1969), dal disastro del Vajont (1963) al dramma del Polesine (1952), dall’affondamento dell’Andrea Doria (1956) alla tragedia della funivia del Monte Bianco (1961), dalla tragedia ferroviaria di Voghera (1962) al dramma di Marcinelle (1956) e così via: Buzzati è una “macchina del tempo” (secondo Lorenzo Viganò che ha scritto appassionate pagine sulla vita e sull’opera dell’autore bellunese). Egli poteva scrivere di tutto e oggi nessuno racconta più la cronaca come ha fatto lui. Sempre fedele ai suoi temi più cari (la morte e lo scorrere del tempo),  deve a essi la passione per la cronaca nera. La morte è il grande soggetto di ogni fatto di sangue di cui si occupa: malattia e ossessione, mistero e letteratura.

Quando nel 1965, il capocronista Franco Di Bella gli propone di osservare la Milano di notte da una volante della Polizia e di farne degli articoli, Buzzati reagisce con entusiasmo nonostante si occupi di musica e di arte e abbia cinquantanove anni. A bordo di un’Alfa 2600-Sprint ma anche dal centralino del 777, dagli uffici della Questura e della Buon Costume, ritrae la città, pericolosa e affascinante, come nessuno aveva mai fatto prima, in cinque memorabili articoli intitolati “Le notti bianche del 777” (ispirandosi al romanzo di Dostoevskij) che escono dal 24 ottobre al 10 novembre. Milano è cambiata, non gli piace e non ci si riconosce più: è tutto uno smarrimento. Ed è questo il Buzzati più grande, il cronista, che riporta con scrupolo i fatti ma sempre aggiungendovi qualcosa di sé.

Oggi i suoi scritti giornalistici sono stati raccolti in vari volumi tutti editi da Mondadori: Cronache terrestri, Il delitto all’italiana, I misteri d’Italia, Dino Buzzati al Giro d’Italia, Cronache Nere, La “nera” di Dino Buzzati (2 voll.), Le cronache fantastiche (2 voll.), Sulle Dolomiti, Il buttafuoco. Cronache di guerra sul mare.

Gaetano Alaimo

Giornalista iscritto all'Albo dal 2002. Ha collaborato al Messaggero di Viterbo per 4 anni. Ha diretto prima Ontuscia.it e dal 2008 dirige NewTuscia.it. A Tele Lazio Nord conduce "Luce Nuova sui fatti", trasmissione settimanale di approfondimento tematico in onda il giovedì alle 21