Appunti della trasmissione “Il modello di sviluppo turistico della Tuscia”

Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Ne abbiamo parlato approfonditamente con il collega Gaetano Alaimo ed i suoi ospiti  nel programmi televisivo sullo sviluppo  turistico della Tuscia, nell’ultima  puntata di giovedì di Luce Nuova sui fatti su Tele Lazio Nord  con gli effetti della valorizzazione di eccellenza e o gastronomica della Tuscia, oggetto insieme al patrimonio storico, artistico e naturalistico di un discreto  flusso turistico nei prossimi mesi estivi, quando la pandemia avrà ridotto i suoi effetti.

E’ tempo di rilanciare l’industria del turismo del Belpase Italia, ed in particolare della nostra Tuscia anche se ci sono “ferite sociali molto gravi da rimarginare. Penso al lavoro di giovani e donne o a settori tuttora in crisi nel commercio, nel turismo, nella ristorazione, nella cultura”, peraltro “l’ondata è stata contenuta occorre lavorare affinché la ripresa sia più forte  che  nel passato.

La Tuscia dovrà attrezzarsi per recuperare quanto i turisti italiani e stranieri possono  fruire nella nostra provincia in termini di cultura, monumenti natura, cura dell’alloggio con la qualificata rete di alberghi e agriturismi ora aiutati a non soccombere , con alimentazione di qualità dei ristoranti tipici, con trasporti da efficientare, sport e divertimenti, shopping di qualità prevalentemente nei Centri Storici  e souvenir.

Nel corso della trasmisssione Luce Nuova ci siamo domandati quale modello di sviluppo  della rete turistico culturale della Tuscia sarà concretamente attuabile nei prossimi mesi, con gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza da porre in essere dai comuni, con l’assistenza tecnico amministrativa della Provincia di Viterbo.

Ho ricordato che, con l’augurio di sconfiggere definitivamente la pandemia o fortemente depotenziandola,  nel 2025 e’ stato indetto il Giubileo  e che nel 2030 e’ programmato l’Expo di Roma, appuntamenti che devono trovare la Tuscia pronta a offrire ai turisti adeguate “alternative” alla esclusiva romanocentricita’ del turismo nazionale e internazionale.

In unottica orientata alle cose fatte, a quelle da fare, alle esigenze che le nostre popolazioni vorrebbero essere realizzare per migliorare la qualità della vita quotidiana in primis e la ricettività turistico-culturale,   vorrei stilare una classifica breve su quanto si sta concretizzando e quanto ancora c’è da fare per laffermazione di un vero modello di sviluppo della Tuscia viterbese.

Le riflessioni che riassumiamo di seguito sono anche il frutto dell’approccio costruttivo e innovativo sulle priorità per l’economia viterbese che abbiamo cercato sempre di  sollecitare nelle tematiche dei nostri dibattiti e delle interviste settimanali,  tenute nel corso di Luce Nuova sui Fatti su TeleLazio Nord, della trasmissione “Fatti e Commenti”  in onda sulle frequenze di Teleorte e sul portale NewtusciaTv.

 “ I Centri storici e le loro tipicità ambientali, culturali, ed eno-gastronomiche, un patrimonio da tutelare e valorizzare”.

Il collegamento inscindibile tra Agricoltura, Ambiente,  Paesaggio ed insediamenti urbani, intesa nel senso di una coerenza con il “genius loci” – con il quale si indica l’insieme delle caratteristiche socio-culturali, architettoniche, di linguaggio, di abitudini che caratterizzano un luogo, un ambiente, un territorio,  una città – dovrà essere concretamente declinato come tutela delle peculiarità della Tuscia, nella sua  varietà di unicità ambientali .   I nostri Centri storici sono caratteristici poiché sorti nei secoli dal mare ai laghi,  dalle colline  alla valle del Tevere, dall’archeologia ai luoghi suggestivi, di valore religioso e storico-ambientale che attraversano praticamente tutti i periodi storici, con testimonianze architettonico-monumentali e artistiche che spaziano dagli Etruschi e Romani, al Medioevo,  sino al Rinascimento e all’archeologia  agricolo-industriale (penso alle Stazioni dismesse delle linee ferroviarie o le Case cantoniere sorte sulle vie stradali)  di interessanti siti della produzione, delle reti viarie, dei trasporti e delle dimore storiche, realizzati  dal XVII al XX secolo.  

Chi vuole il vero sviluppo della Tuscia deve essere cosciente che tutto questo patrimonio è a disposizione di privati, volontariato e  istituzioni  per coniugare la tradizione di mestieri con il lavoro agricolo,  artigianale e piccolo-industriale, con le eccellenze delle tipicità enogastronomiche e  la presenza agrituristica e termale, l’innovazione e la ricerca dell’Università della Tuscia,  i  Turismi di qualità, esclusività  e di innovazione.

“Le priorità infrastrutturali ed intermodali per evitare l’isolamento”.

E’ determinante rivedere il quadro della mobilità e dei trasporti in questo tratto di Italia centrale. Da qui l’idea di realizzare un collegamento ferroviario ad alta velocità in grado di collegare per la prima volta le realtà come Civitavecchia, Orvieto, Viterbo, e giornalmente con Milano, attraverso il nodo intermodale di Orte, strategicamente rilevante per l’intero Paese (i lavori della superstrada recentemente avviati ne sono un esempio chiaro che andrebbe esteso per completare il quadro alle Vie Consolari ed alle ferrovie così dette  minori, anche con qualche decisione coraggiosa orientata alla finanza di progetto ed alle concessioni).  Senza un sistema infrastrutturale significativo questa provincia ci è stato ripetuto sino all’inverosimile è destinata a un declino irreversibile, perdendo la possibilità di sfruttare le grandi risorse di cui dispone, come le bellezze storico-ambientali, la vocazione agricola, gli impianti termali. 

“Il termalismo, l’artigianato artistico, il turismo congressuale, formativo-professionale in collegamento con la Ricerca Universitaria e la sua rete diffusa nel territorio,  i percorsi ciclo-pedonabili e a cavallo come volani di crescita per la Tuscia”, 

Per valorizzare il termalismo della città di Viterbo, ma anche di altri siti legati alle acque salubri di cui è ricchissimo il nostro territorio, l’artigianato artistico legato alle secolari tradizioni di laboriosità  delle comunità dell’area falisca di Civita Castellana, della Valle del Tevere, della costa e maremma Laziale, del comprensorio montano dei Cimini, dell’Alto Lazio legato alla Via Francigena e al percorso degli Etruschi, oltre alla città di Viterbo e dei suoi incantevoli dintorni con siti archeologici e dimore storiche,  il turismo congressuale, le città  ed i Poli del Teatro, dei Musei e della Musica degli Strumenti Antichi con stagioni concertistiche già di successo,  la diffusione di Caffeina oltre Viterbo,  i supporti delle Leggi regionali – Spettacoli dal vivo Reti commerciali di Strada   – con la fattiva collaborazione di Enti regionali e comunali, le Città sedi delle Rievocazioni Storiche Medievali e Rinascimentali, lo sviluppo del trekking, dello Spartan-rice e dei percorsi naturalistici percorribili a piedi, a cavallo, o attraverso piste ciclo-pedonabili sul Tevere), formativo-professionale in collegamento con la Città Universitaria e la sua rete diffusa ed a servizio dello sviluppo del territorio, dall’agricoltura al marketing territoriale, all’agricoltura alle costruzioni eco-compatibili.