Memoria: come la Tuscia fu complice con i “campi di internamento”

Nel corso della Giornata della Memoria, che ricorre ogni 27 gennaio, è bene contestualizzare il dramma accaduto tra gli anni ’30 e ’40 in maniera tale da evidenziare come anche l’Italia, e nello specifico caso la Tuscia, sia stata complice a suo modo di una delle tragedie più dolorose della storia umana.

I campi di internamento, ossia rivolti alla relegazione coatta di persone in determinate località, furono costituiti in zona soprattutto come tappa per i deportati che avrebbero poi dovuto raggiungere i più duri campi di sterminio tedeschi. Si parla di circa 175 persone internate nel territorio viterbese dalle autorità fasciste, delle quali 84 ebree; il resto, oppositori del regime e “fuori-legge” di vario tipo, secondo le normative vigenti all’epoca.

Comuni della Tuscia interessati dal fatto sarebbero in realtà moltissimi; conviene pertanto elencare solo i principali, annettendo il numero di internati: Tuscania e Montefiascone (20), Acquapendente (17) e Bolsena (11). E’ in realtà esistito anche un campo di concentramento per prigionieri di guerra a Vetralla, il quale venne costruito nel 1942, e chiuso poco dopo, senza aver mai adottato misure drastiche come i lager nazisti nei confronti dei prigionieri.
Secondo i dati resi disponibili dalle ricerche a cura di Anna Pizzuti, in Provincia di Viterbo sarebbero peraltro stati internati ebrei di origine straniera, in queste quantità: Acquapendente (2), Bolsena (4), Canepina (2), Capodimonte (2), Caprarola (1), Castiglione (3), Cellere (6), Corchiano (3), Graffignano (1), Grotte di Castro (2), Ischia di Castro (2), Montefiascone (7), Nepi (1), S. Lorenzo Nuovo (2), Tuscania (1), Vitorchiano (1), Viterbo (4).

Va ribadito inoltre come la follia del campo di concentramento non sia nata con Adolf Hitler, ma esistesse con numeri ridotti già da diversi decenni (pare dalla Seconda Guerra Anglo-Boera, 1899-1902); e va ricordato inoltre come i campi italiani non utilizzassero le stesse “maniere forti” dei tedeschi, pur essendone a tutti gli effetti complici.

Ma perché riportare tutte queste notizie in un giorno come questo? La Giornata della Memoria esiste per ricordare. E ricordare tali abomini è la prima arma da utilizzare nella guerra contro la discriminazione e la violazione dei diritti umani. Soprattutto se si è consapevoli di quanto l’accaduto non si possa ricondurre alle sole colpe dei tedeschi, di quanto piccole accondiscendenze possano risultare decisive, soprattutto se si è consapevoli di quante altre volte, nel corso della storia, il dramma accaduto a milioni di ebrei sia accaduto anche ad altre persone, e per altre motivazioni.

Addirittura vicino a noi, sulle terre che tutt’oggi calpestiamo ogni giorno.