E’ successo anche oggi… e un bambino lascia questo mondo in silenzio

NewTuscia – Aut Aut di Emanuela Ferruzzi – È successo anche oggi, un uomo, un marito, ha colpito. Non una donna, non direttamente. Non le ha fatto un occhio nero, non le ha spezzato un polso o due dita, non l’ha scaraventata a terra. Non l’ha uccisa fisicamente, ma le ha tolto la ragione di vita, il motivo per alzarsi la mattina, lo scopo del proseguire.

Non c’è stato nessun condannato, ma il telegiornale e tutti i quotidiani italiani parlano di un bambino, solo un bambino, di 10 anni, ucciso.

Ucciso, si, presumibilmente dal padre, un uomo che era stato allontanato dall’abitazione, che non avrebbe potuto avvicinarsi né alla moglie né al figlio.

I fatti certi sono pochi, ma non importa, la riflessione è d’obbligo. La ricerca di soluzioni è indispensabile.

Non è il primo fatto di cronaca con questo modus, non sarà l’ultimo purtroppo. È successo anni fa a due gemelline annegate dal padre che non sopportava la separazione dalla moglie e voleva punirla. Si, l’hai punita, per tutta la vita. Si lascerà morire pensando che avrebbe potuto fare qualcosa per salvarle.

È successo due anni fa, un marito geloso e violento, all’attardarsi della moglie che aveva semplicemente trovato un incidente per strada, ha flagellato il figlio di sette anni per uno scatto nervoso.

È successo altre volte e altre ancora. Uomini, mariti, compagni, ex, che anche dopo denunce e provvedimenti, continuano ad importunare, minacciare, fare del male, ad uccidere, anche i figli se lo ritengono necessario.

E quale punizione e dolore più grande per una donna?

Solo che, quei figli, si sono fatti in due. Quando si dice che i figli sono di mamma forse non ci si allontana troppo dalla verità. Ci sono eccezioni, in un senso e nell’altro; ci sono mamme che non meritano di essere chiamate tali e padri che eccellono nel loro ruolo, ma non voglio parlare di questo, voglio parlare del fatto che i provvedimenti, spesso, non sono sufficienti.

Allontanare un uomo violento da casa, dalla moglie, dai figli, non è una soluzione, ma solo un palliativo, un “carta vince-carta perde” nella speranza che rispetti l’ordine, che non si infervori, che non esageri. Ma di speranza non si vive, non nasce serenità dall’incertezza e dalla paura.

Una persona violenta, uomo o donna che sia, non va solo allontanata, ma curata. L’ossessione, il possesso, la violenza è una malattia. Non è sempre reato punibile con detenzione, ma è un motivo valido per curare qualcuno che ne è affetto. E soprattutto è un dovere, e sottolineo dovere, della comunità e delle autorità, proteggere chi si sente in pericolo.

Oggi un altro bambino è morto, si è aggiunto ad una lista lunga di giovani vite che non dovrebbe contare nomi, perché i bambini non devono morire, e non devono morire a causa di mani altrui.

I bambini sono il nostro futuro, un futuro incerto e pieno di cose da rivedere, di limiti da rispettare, di persone che devono imparare a proteggere il prossimo.

Chi denuncia ha il diritto di essere protetto, da tutti.

 

Chi di dovere farà giustizia, piccola anima, non temere. Verrà punito. Tu però veglia sulla tua mamma, che da oggi non sarà più lei, perché tu eri tutto il suo mondo e insieme a te se n’è andata anche gran parte di lei. Aiutala a sopportare il peso della tua assenza. Fai buon viaggio piccolo cuore.

 

 

Emanuela Ferruzzi