Il presidente Mattarella: Sulla valorizzazione del lavoro si fonda la Repubblica e la ripresa economica

di Stefano Stefanini

NewTuscia – ROMA – E stato molto significativo l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia di ieri 10 novembre di consegna delle “Stelle al Merito del Lavoro” ai nuovi Maestri del Lavoro nominati il 1° maggio 2020 e 2021.

Un salto di qualità, culturale e di comunicazione di cui abbiamo bisogno, prima ancora che politico economico, è quello di riscoprire come nel mondo del lavoro e della produzione in ogni sua articolazione la collaborazione e il gioco di squadra con tutti, anche e soprattutto con i più marginalizzati, è dono ed occasione di crescita della propria vita umana e spirituale e, allo stesso tempo, opportunità che mette in moto nuove modalità di creazione di valore economico e sociale.

La sfida affascinante della vita del Paese e quella su cui ci giochiamo il futuro del lavoro, può essere vinta solo superando  puntando su fiducia, accoglienza ed innovazione e non chiudendosi nella sterilità della paura e nel conflitto.

Il vero tesoro di una comunità e del nostro Paese e garanzia per il suo futuro è la somma delle fatiche e delle competenze, dell’impegno a contribuire al progresso civile e della capacità di cooperare e fare squadra dei propri cittadini, di tutti. 

Di seguito riportiamo il testo integrale del discorso del presendente della Repubblica, Sergio Mattarella ai Maestri del Lavoro, con particolari riferimenti al Piano di Ripresa e Resilienza, strumento di incentivo e crescita del lavoro, in ogni sua forma.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella  visita  all’Universita’ della Tuscia di Viterbo il 26 febbraio 2019.

Rivolgo un saluto ai rappresentanti del Senato e della Camera. Saluto e ringrazio il Ministro del Lavoro e il Presidente della Federazione nazionale dei Maestri del lavoro.

Sono davvero molto lieto che sia stato finalmente possibile consegnare, simbolicamente – a un gruppo di Maestri del Lavoro – le Stelle al merito che il Primo maggio del 2020 e il Primo maggio di quest’anno sono state assegnate a coloro che, lavorando, hanno contribuito, in maniera significativa, alla vita economica del Paese con il loro impegno e la loro dedizione.

Maestre e Maestri del lavoro, siete i benvenuti al Quirinale: rappresentate i tanti che oggi, nelle varie città d’Italia, ricevono la Stella, simbolo di valori fondanti della vita della nostra comunità.  

La Repubblica vi è riconoscente.

Il vostro lavoro, le qualità personali che avete espresso in attività di tanti decenni, hannocontribuito a far crescere l’intera società, in risorse e opportunità.

Questo incontro, le insegne che avete poc’anzi ricevuto, ricordano che gli avanzamenti civili e sociali sono sempre il frutto di sforzi comuni di persone e di gruppi, di comportamenti che trasmettono valori, di un’etica che diviene base di una cultura condivisa.

Il lavoro è tutt’altro che un fattore esclusivamente economico. Non c’è dubbio che il lavoro sia motore dell’economia, ma è altresì elemento che sorregge il funzionamento della società: rappresenta esso stesso un valore su cui si basa la coesione di una comunità. Per questo merita riconoscimento e tutela: è una componente essenziale della dignità di ciascuno.

Nel lavoro si esprimono la creatività delle donne e degli uomini, e il loro contributo al bene comune.

Le attività che avete svolto hanno certamente richiesto sacrifici, sovente abnegazione. Nello svolgerle si è rafforzata la vostra esperienza di vita e la coscienza di far parte di una comunità via via sempre più ampia.

La ricchezza di un Paese si misura sulle opportunità di lavoro che sa offrire ai suoi cittadini. Il prodotto nazionale lordo della Repubblica è frutto del lavoro, non di astratte alchimie finanziarie.

La nostra Costituzione, con saggezza, ha collocato il lavoro alla base della Repubblica.  La Repubblica fondata sul lavoro non è il sogno di un tempo passato.

È una sfida sempre attuale, esigente, che dobbiamo saper affrontare senza sottrarci alle necessarie innovazioni, anzi procedendo alla velocità del mondo globale.

È sul capitale umano che si fonda il futuro del nostro Paese. Dunque sui lavoratori, di ogni ambito e carattere.

La cerimonia di oggi avviene in un momento caratterizzato da un duplice sentimento.

La preziosa campagna di vaccinazioni ci fa sentire avviati, pur con le difficoltà attuali, su un percorso di rilancio. La ripartenza è cominciata. Registriamo un forte rimbalzo della nostra economia, con una crescita stimata superiore alle previsioni di qualche mese or sono.

Anche il mercato del lavoro segna un significativo recupero. Con tanti dati positivi e promettenti. Le luci, tuttavia, evidenziano anche le ombre. Mezzo milione di occupati in più secondo i dati Istat del mese di settembre sono rilevanti, eppure mancano ancora trecentomila posti di lavoro per raggiungere il livello di occupazione pre-pandemia, che già richiedeva integrazioni.

Gli “inattivi”, saliti in maniera vertiginosa nella prima fase dell’emergenza sanitaria, stanno in maniera significativa diminuendo. Possiamo dedurre che le persone scoraggiate si stanno, dunque, riaffacciando sul mercato del lavoro, e tuttavia sappiamo di dover rimontare ritardi vecchi e nuovi.

Bisogna evitare che si accentuino quei caratteri critici del nostro mercato del lavoro, che già in anni recenti hanno rappresentato un freno sia in termini di qualità, sia quanto alla capacità complessiva di competere del sistema-Paese.

La precarietà e frammentarietà dei contratti aumenta infatti le diseguaglianze, traducendosi spesso in retribuzioni insufficienti e in un allargamento della platea dei “poveri da lavoro”, con salari bassi, lavori intermittenti e part-time involontari.

È dovere inderogabile delle istituzioni, a ogni livello, combattere la marginalità dovuta al non lavoro, al lavoro mal retribuito, al lavoro nero, alle forme illegali di reclutamento che sfociano in sfruttamento quando non addirittura in schiavitù contemporanee inammissibili.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è un’occasione storica che determinerà la concreta eredità che verrà consegnata alle nuove generazioni. Potremo raggiungere gli obiettivi sperati – che sono al tempo stesso economici, sociali, ambientali, civili, culturali – soltanto se sarà visibile, oltre le legittime differenze di idee e interessi, un impegno corale e una convergenza di fondo tra attori pubblici e privati, tra istituzioni, imprese, espressioni sociali.

Il lavoro sarà anche la misura del successo del PNRR.

Sappiamo di avere deficit da colmare.

I più importanti riguardano il lavoro femminile e l’occupazione dei giovani.  Non possono che essere al centro dell’impegno del Piano di Ripresa e Resilienza.

Voi, Stelle al merito, conoscete bene il valore del lavoro, e l’ampia soddisfazione che deriva dall’applicare i propri talenti e dalla partecipazione attiva alla vita economica e sociale. Tutto questo va consegnato ai giovani.

È questa la grande alleanza tra generazioni che va saldata.

La Federazione nazionale dei Maestri del lavoro ha posto in campo progetti importanti per favorire la trasmissione delle esperienze e dei valori che queste esperienze contengono, tra chi ha dato tanto alla comunità e i giovani che stanno completando i percorsi di formazione.

Presidente Giovati, l’immagine degli “artisti del dono” è simbolica di un patto tra generazioni, continuamente da rinnovare.

I Maestri possono essere i testimoni migliori di talento e di impegno.

Complimenti per quanto avete fatto!  Auguri per la terza tappa della vostra vita e per ciò che – ne sono certo – farete ancora, attraverso l’impegno volontario, per l’Italia!

Auguri.