Riscoprire e conservare i monumenti della 1^ Guerra Mondiale

di Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE – Domani 4 novembre prossimo in tutti i nostri comuni verranno ricordati i caduti, i combattenti e reduci della Prima Guerra Mondiale. Molto spesso si discute sulla mancanza di valori del tempo presente, di una cultura condivisa, di fiducia nel futuro. La risposta è quella di rivalutare le pagine più eroiche, e più drammatiche,  della storia d’Italia.

Da più parti è emersa la necessità di riscoprire, conoscere e conservare i Monumenti presenti in ogni comune a ricordo del sacrificio di tanti uomini, in gran parte giovanissimi, morti o mutilati per portare a compimento l’Unità d’Italia con la conquista di Trento e Trieste.

I Monumenti ai caduti ricordano anche le missioni di Pace ed il ruolo insostituibile delle Forze Armate e delle Forze di Polizia, nelle varie specializzazioni, al servizio del Paese, in ogni fase di emergenza o di prevenzione e  repressione dei reati e di tutela dei diritti e dei doveri dell’ordine democratico.

Ad Orte, per iniziativa dell’Università UNITRE delle Età, in collaborazione Comune di Orte e l’Associazione Nazionale Combattenti  è stato pubblicato un dépliant, che illustra la storia del monumento tra l’altro testimonia anche l’impegno di molti cittadini alla manutenzione  e conservazione del Monumento, in collaborazione con il Comune.

Una grande vittoria, il sacrificio di milioni di soldati – fra cui settecentomila caduti – l’impegno di tutta la nazione affinché la guerra giungesse ad una conclusione vittoriosa. E’ significativo che oggi di fronte ai nostri Monumenti, possiamo celebrare il 4 novembre riconciliati con gli ex nemici di allora, nella consapevolezza che valore, sacrificio e coraggio sono valori universali che uniscono e non dividono.

Anche nei  momenti impegnativi della lotta al Coronavirus tutti noi dobbiamo avere la consapevolezza che le radici del presente si basano sul  sacrificio di tanti giovani soldati di allora che inconsapevoli dei pericoli e degli immani sacrifici a cui sono andati incontro hanno accettato di sacrificarsi per un ideale di Unità, di Solidarieta’ e di sviluppo economico sociale che attraverso i decenni ci ha portato a beneficiare di sempre migliori condizioni di vita e in particolare godendo dei  Valori fondamentali  delle Libertà Democratiche.

Domani 4 novembre proponiamo di ricordare ad Orte la figura di Salvatore Federici, memoria storica”, classe 1925, per decenni presidente dellAssocianzione Combattenti e Reduci di Orte  e scomparso da qualche anno.

Dopo l’8 settembre 1943 era stato arrestato dai nazifascisti e deportato nei campi di prigionia in Germania, da dove tornò solo due anni dopo.

Iscritto  alla Sezione Associazione Nazionale Partigiani d’Italia fin dall’inizio, ha più volte partecipato, nelle scuole e altrove, a iniziative dell’Associazione, Istituzionali e di altro tipo in tutta la provincia di Viterbo.

Ricordiamo che Salvatore Federici e’ stato per anni presidente dell’Associazione Combattenti e Reduci di Orte e successivamente di Viterbo, a cui ha dedicato tutto il suo entusiasmo per la diffusione e salvaguardia dei valori della democrazia e la testimonianza commossa degli orrori dei Campi di prigionia nei confronti dei giovani delle scuole di ogni ordine e grado della nostra provincia.

Lo ricordiamo sempre presente con la sua divisa e il berretto di Marinaio, con quale aveva servito giovanissimo la Patria ed era andato incontro alla dolorosissima esperienza  dei  campi di prigionia, ad ogni Celebrazione  pubblica per le ricorrenze della Repubblica: il 4 Novembre, il 25 aprile, il 2 Giugno, il 29 agosto in ricordo del Bombardamento che distrusse nel 1943 l’abitato  e la stazione ferroviaria di Orte, sempre orgoglioso di condurre la Bandiera Italiana dell’Associazione dei Combattenti e Reduci.

Personalmente, per  onorare il ricordo e la testimonianza di storia vissuta di  Salvatore Federici e la sua incrollabile fiducia nei giovani e nella democrazia, vorrei citare lintroduzione scritta che ottenni  da lui per arricchire il testo che insieme a Bruno Salvatori dedicammo nel 2018  “In ricordo dei nostri giovani Eroi” ai giovani soldati della Prima Guerra Mondiale, in occasione della celebrazione del Centenario della conclusione del Conflitto.

In quella occasione scrisse che “le Istituzioni, in particolare la Presidenza della Repubblica, le Forze Armate e di Polizia, i Comuni e le Istituzioni Scolastiche  stanno lavorano per riscoprire e diffondere nei cittadini ed in particolare tra i più giovani, inValori più profondi della nostra Storia”.

E Salvatore Federici e’ stato il più efficace testimone dei Valori della Costituzione Repubblicana, nata dal sacrificio di tanti uomini e donne che hanno saputo affrontare con coraggio le avversità e i drammi della guerra, per dare un futuro di benessere e democrazia alle generazioni future.

La memoria storica degli avvenimenti di chi ha combattuto: il racconto di un Ragazzo del 1899.

Uno degli ultimi testimoni della Grande Guerra  nella Tuscia Viterbese  è stato un ultracentenario, Torquato MAGGI, un Ragazzo del 1899, scomparso a centoquattro anni alcuni anni fa.  Fino all’ultimo egli cercò di far  riscoprire  a tanti ragazzi che gli facevano visita lo spirito, e la memoria storica di chi partecipò come combattente al Primo Conflitto Mondiale, esperienza spaventosa, come sempre e solo la guerra sa essere.

Un messaggio di riscoperta concorde dell’Unità nazionale, oltre le divisioni del presente

Il messaggio e la testimonianza dei Combattenti come Torquato Maggi, dei Cavalieri di Vittorio Veneto, è quello di collaborare, oggi, ciascuno nel proprio ruolo,  alla crescita del nostro Paese.

Nel giorno del ricordo non va dimenticata l’eroica figura del capitano  cappellano don pacifico Arcangeli, uno dei tre cappellani militari italiani insigniti della Medaglia d’Oro al V.M. nella Prima Guerra Mondiale, insegnante presso il Seminario di Orte,  un intellettuale immolato per i suoi soldati sul Monte Grappa.

Le motivazioni del conferimento della Medaglia d’Oro: “ Eroica figura di sacerdote e di soldato, durante cruento combattimento, ottenuto, dopo viva insistenza, di unirsi alla prima ondata d’assalto, si slanciava munito soltanto di bastone, alla testa dei più animosi, giungendo per primo sulla trincea nemica. Colpito mortalmente al ventre da scheggia di granata, incurante di sé, rimaneva in piedi, appoggiato ad un albero, a rincuorare i soldati. Trasportato a viva forza al posto di medicazione, sebbene morente, consolava, con stoica virtù, gli altri feriti e spirava glorificando e benedicendo la fortuna delle nostre armi. – Monte Grappa, 6 luglio 1918.”

Ricordiamo, infine, che chi scrive insieme a  Bruno Salvatori, ha dedicato a Don Pacifico Arcangeli  un ampio capitolo del libro “1915-1918 1^ Guerra Mondiale. In ricordo dei nostri giovani Eroi” SED Editore Viterbo, presentato presso la sede Comunale nel novembre del 2018 per il centenario della conclusione della Grande Guerra.

In particolare ci siamo soffermati con l’amico Bruno Salvatori sulle figure di giovani soldati ortani, oltre al capitano cappellano don pacifico Arcangeli, il cappellano  Padre Geremia Subiaco,  il capitano Sirto Sacchetti, il capitano Ferruccio Cianchi, il Cavaliere di Vittorio Veneto Torquato Maggi, con una testimonianza diretta delle sofferenze subite e della grande gioia per la Vittoria finale.