Il cambiamento climatico e la pandemia sollecitano una “cultura della cura” della nostra casa comune e dell’uomo, cercando di estirpare i semi dei conflitti: avidità, indifferenza, ignoranza, paura, ingiustizia, insicurezza e violenza

di Stefano Stefanini

NewTuscia – ROMA – La diplomazia internazionale ha incontrato Papa Francesco in occasione del Vertice del G20 in corso a Roma ed il Pontefice ha manifestato alle Nazioni più industrializzate del pianeta una strategia per salvaguardare il pianeta e le popolazioni e le fasce sociali  più povere.

Urge una svolta radicale nella lotta ai cambiamenti climatici. La sollecita Papa Francesco. “Il cambiamento climatico e la pandemia da Covid-19 mettono a nudo la radicale vulnerabilità di tutti e tutto e suscitano numerosi dubbi e perplessità sui nostri sistemi economici e sulle modalità di organizzazione delle nostre società“.

Spiega il Pontefice, “Le nostre sicurezze sono crollate, il nostro appetito di potere e la nostra smania di controllo si stanno sgretolando.

Ci siamo scoperti deboli e pieni di paure, immersi in una serie di “crisi”: sanitarie, ambientali, alimentari, economiche, sociali, umanitarie, etiche.

Crisi trasversali, fortemente interconnesse e foriere di una “tempesta perfetta”, capace di spezzare i “legami” che avviluppano la nostra società all’interno del dono prezioso del Creato”.

“Ogni crisi richiede visione, capacità di pianificazione e rapidità di esecuzione, ripensando il futuro della nostra casa comune e del nostro progetto comune”, aggiunge,

“Queste crisi ci mettono di fronte a scelte radicali non facili. Ogni momento di difficoltà racchiude, infatti, anche delle opportunità, che non possono essere sprecate. Possono essere affrontate facendo prevalere atteggiamenti di isolamento, protezionismo, sfruttamento; oppure possono rappresentare una vera occasione di trasformazione, un vero punto di conversione, non solo in senso spirituale”.

Si tratta di “una sfida di civiltà a favore del bene comune e di un cambiamento di prospettiva, nella mente e nello sguardo, che deve porre al centro di ogni nostra azione la dignità di tutti gli esseri umani di oggi e di domani”, prosegue Francesco.

“La lezione più importante che queste crisi ci trasmettono è che è necessario costruire insieme, perchè non vi sono frontiere, barriere, mura politiche, entro le quali potersi nascondere. E lo sappiamo: da una crisi non si esce da soli”.

“E’ fondamentale l’impegno di ciascuno verso quel cambio di rotta così tanto urgente; impegno che va alimentato anche dalla propria fede e spiritualità. Nell’Appello congiunto abbiamo richiamato la necessità di adoperarci responsabilmente a favore della “cultura della cura” della nostra casa comune ed anche di noi stessi, cercando di estirpare i “semi dei conflitti: avidità, indifferenza, ignoranza, paura, ingiustizia, insicurezza e violenza”conclude il Pontefice.

” L’umanità non ha mai avuto tanti mezzi per giungere a tale obiettivo quanti ne ha oggi. I decisori politici che prenderanno parte alla COP26 di Glasgow sono chiamati con urgenza ad offrire efficaci risposte alla crisi ecologica in cui viviamo e, in questo modo, concreta speranza alle generazioni future”.