Viterbo, dal 23 ottobre arriva Sublime Desiderio nel Museo del Duomo

 

NewTuscia- VITERBO – Dal 23 ottobre al 6 novembre avrà luogo nel Museo del Duomo l’evento Sublime Desiderio, di pittura e scultura, curato dal critico d’arte di origini viterbesi, Ugo Bongarzoni, in memoria dello scultore Enrico Zarletti ed in occasione del 700esimo anniversario dalla morte del poeta Dante Alighieri. Durante le cerimonie di chiusura e di apertura dell’evento il critico reciterà, argomentandoli, cinque canti dell’Inferno dantesco. A tal proposito egli scrive:

” E qual è quei che disvuol ciò che volle e per novi pensier cangia proposta sí che dal cominciar tutto si tolle…” scrive Dante nel secondo canto dell’Inferno, a proposito del dubbio e del timore nell’intraprendere il cammino nell’oltretomba. E poi ancora, una volta rinfrancato dalle parole di Virgilio “ Or va ch’un sol volere è d’ambedue..”. Mentre la famosa frase di Virgilio rivolta sia a Caronte che a Minosse “ Vuolsi cosí colà dove si puote ciò che si vuole e piú non dimandare” esprime il desiderio divino che non può essere disatteso, osteggiato o ignorato.

Cosa se non il desiderio è caratteristica peculiare dell’essere umano? Un desiderio che evolve in molteplici direzioni e verso differenti oggetti e situazioni. Possiamo ben dire che la spinta evolutiva dell’uomo sia figlia di questa potenzialità del nostro animo. Non tutti i desideri, ed ognuno di noi lo sa per esperienza, portano all’appagamento o alla felicità. Anzi, di solito, nessuno. Forse proprio perché colui che, per sua natura, desidera, cerca sempre cose diverse da desiderare, al punto che l’oggetto di desiderio muta costantemente forma e sostanza nella sua mente, diventando irraggiungibile ed ideale così da non poter esser neanche descritto.

Infine sono il desiderare stesso e l’infinita ricerca, a trasformarsi in desiderio, ingannandoci e costringendoci, ancora in vita, al pari degli ignavi nell’anti-Inferno, ad inseguire, senza mai raggiungerlo, un simbolo mutevole e privo di sostanza.

Cosa rende, dunque, un desiderio sublime ? Forse la nobiltà ed il contenuto elevato di ciò che si desidera, e la sua capacità, una volta acquisito, di elevare lo spirito umano portandolo ad un livello superiore di esistenza.

Dante Alighieri è esempio vivente di questo “desiderare”. Brama la giustizia, combatte in battaglia per essa; desidererà, durante tutto il suo lungo esilio, tornare, come un novello Ulisse, alla sua città che, per bocca di Ciacco descrive “ piena d’invidia..”. Egli, dunque, sente fortemente l’appartenenza, il legame familiare, desidera la salvezza dell’anima, e la cerca attraverso l’amore  per una donna “..di virtù sola per cui l’umana spezie eccede ogne contento di quel ciel c’ha minor li cerchi sui..”. Ambisce, inoltre, alla conoscenza attraverso la ricerca, poiché afferma, per bocca di Ulisse, nel canto XXVI :“ fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza…”

Cosa, invece, rende indegno o dannoso un desiderio. Probabilmente l’ossessione di acquisire materialmente piuttosto che spiritualmente. Biagio da Cesena può esserne un valido esempio. Desiderando tornare in fretta al suo ruolo di maestro di cerimonie della cappella Sistina, piuttosto che riconoscere la gloria di Dio nella lenta fatica del Buonarroti, si guadagna, grazie alle sue aspre critiche, sollecitazioni sgarbate di disprezzo, due orecchie d’asino per i secoli a venire.

Ho scelto, durante le cerimonie di apertura e di chiusura di questo evento artistico, per il 700esimo anniversario dalla morte del sommo poeta, di recitare i primi cinque canti dell’Inferno che conosco a memoria. Il terzo ed il quinto canto, in particolare, perché Caronte e Minosse, come demoni, oltre ad avere un compito funzionale, simboleggiano il limite primo imposto dall’Inferno ai dannati : la perdita del libero arbitrio e dunque l’impossibilità di poter desiderare ancora e di autodeterminarsi attraverso i propri desideri. Il primo, il cui compito è traghettare le anime attraverso l’Acheronte in un viaggio senza ritorno, giunge gridando “guai a voi anime prave ! Non isperate mai veder lo cielo : i’ vegno per menarvi all’altra riva, ne le tenebre etterne in caldo e ‘n gelo..” L’altro, impietoso, giudica i loro peccati, destinandoli eternamente al loro cerchio infernale. Il terzo canto parla degli Ignavi, i quali in vita, per viltà o indolenza, non hanno avuto la forza di realizzare o anche solo di focalizzare in una semplice scelta di appartenenza, i loro desideri. Nel canto quinto, invece, si parla di Francesca da Rimini, ritrovatasi in matrimonio con Gianciotto Malatesta mentre, secondo le cronache, le sarebbe stato  fatto credere di sposare il fratello Paolo, più avvenente. Un amore illecito che la condanna, per contrappasso, alla schiera dei Lussuriosi in preda ad un vento che “…di quà di là di giù di su li mena..” .

Vorrei proporre una riflessione personale sul fatto che Dante possa sentirsi, in un certo modo, partecipe e pietoso, in questo ultimo evento narrato, e che, probabilmente, riveda sé stesso nei due che, al pari di altre, “ Amor di nostra vita dipartille..”.

Penso, infatti, che con la frase “ questi che mai da me non fia diviso..” egli non esprima solo, come afferma la critica, la pervicacia nella giustificazione del peccato, propria di tutti i dannati, ma anche il fatto che, pur di stringere a sé la persona amata per sempre, sia accettabile, per il poeta, finanche il sacrificio della pena eterna.

Dio è Amore perfetto che si raggiunge anche attraverso il proprio sacrificio, ed ai dannati è negato vederlo o udirlo. A Dante, per pietà di sé e dei due adulteri, riesce l’impossibile letterario di rivelare al lettore una luce divina, nell’animo inconsapevole dei due amanti. D’altro canto Dio è in cielo, in terra ed in ogni luogo.

 

Sarà possibile visitare la mostra tutti i giorni: dal 23 al 31 ottobre dalle ore 10.00 alle ore 19.00; dal 1 al 6 novembre dalle ore 10.00 alle ore 17.00. Il vernissage si terrà il giorno 23 ottobre 2021 alle ore 16.00 nella sala conferenze del museo e vedrà una lettura e riflessione su canti della Commedia dantesca .

Il giorno 6 novembre 2021, alle ore 15.00, a chiusura del periodo espositivo, si terrà una cerimonia conclusiva con la consegna del catalogo della mostra a tutti gli artisti partecipanti.

Ugo Bongarzoni