“Viticoltura nell’Aquesiano presto più rosea”

NewTuscia – ACQUAPENDENTE – “Finalmente il settore aquesiano della viticoltura inizia ad incamminarsi verso un futuro più roseo”.

Ad annunciarlo con orgoglio il Direttore della Riserva Naturale Monte Rufeno Dottor Massimo Bedini nel pomeriggio tematico organizzato presso il Chiostro di San Francesco assieme all’Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio ed il Centro di Viticoltura Enologia Laboratorio di Velletri. Primo mattoncino aver rintracciato nel terreno di Via Valtieri di proprietà Alvio Fusi un vitigno di uva greca puntinata. Punto di partenza come annunciato dallo stesso Bedini per allargare a macchia d’olio un progetto “che possa riportare il settore ai mitici anni 60 in cui i prodotti finali facevano bella mostra nelle caratteristiche trattorie romane ed allo stesso tempo, trasportate lungo la linea ferroviaria di Orvieto, raggiungevano il nord Italia”. Una nuova era contrassegnata da genuinità e tipicità strettamente biologica “come richiede il marchio Natura in Campo della Regione Lazio diventato oramai fedele amico di circa 20 aziende locali che con la richiesta di rinnovo confermeranno la volontà di proseguire lungo un percorso agricolo in grado di presentare prodotti di qualità ma soprattutto totalmente naturali”.

Spetta ai Dottori Giovanni Pica dell’Arsial e Domenico Tiberi, Valentina Iacoponi, Giorgio Casadei, Giorgio Colatosti, Paolo Pietromachi del Crea di Velletri, accompagnarci idealmente nel terreno di Alvio alla scoperta “di un vitigno di uva greca puntinata localmente chiamato greco. Chicchi allevati su sostegno morto a doppio palo incrociato oppure su palo di castagno con pioli posti a croce sfalsata, localmente detto “mollone”.  Le prove enologiche hanno evidenziato caratteristiche di un vino che “presenta interessanti attitudini per trasformarsi in spumante. Il quadro analitico sensoriale evidenzia infatti profumi leggeri ed eleganti di sentori floreali e fruttati, con nette percezioni al gusto di buona acidità e sapidità. Il contenuto grado alcolico contribuisce ad ipotizzarne una sua applicazione per la produzione di metodo classico o charmat. I vigneti aquesiani dal pedigree doc (tra le informazioni più dettagliate quelle del diario di Gallesio 1833) verranno recuperati e valorizzati e non scompariranno seppur la diffusione di specialità commerciali ha creato un arretramento che ha rischiato di metterne in forse l’esistenza. Li salvaguarderemo ma, soprattutto, consentiremo di differenziare l’offerta enologica e di caratterizzarla. Alvio e tutti gli altri potranno affermarsi sui mercati nazionali ed internazionali. Le loro produzioni autoctone esalteranno l’integrazione tra vitigno ed ambiente. Finalizzazione tipicizzazione dei vini ed esaltazione del forte legame con il territorio di origine. Con le indagini genetiche molecolari effettuate dal Servizio di Identificazione delle Varietà di Vite del Crea Viticoltura Enologia di Velletri, ci risulta essere “autonomo” il vitigno di Alvio e di conseguenza non riconducibile a nessun altro attualmente iscritto”. Felicità nelle parole della neosindaca di Acquapendente Alessandra Terrosi prima di una apprezzatissima degustazione : “Davvero ottimo il lavoro svolto per divulgare questo nostro patrimonio”, sottolinea, “Non mi resta che spendere parole di merito per lo staff della Riserva Naturale Monte Rufeno che crede fermamente nel progetto Natura in Campo. Che lavora alacremente per la conservazione forestale del territorio. Che allarga le proprie competenze fino a legare il comparto agricolo alla conservazione ambientale. Oltre al riconoscimento scientifico arriva il mio e quello della Giunta. Se la strada da percorrere è questa è quella giusta. E noi saremmo sempre a suo fianco”.