Viterbo, la scuola riparte…male: un mese dopo il rientro il bilancio è preoccupante

NewTuscia – VITERBO -Viviamo in un paese democratico, moderno, dove si sta attenti a tutto, anche alle virgole. Nonostante ciò, ci sono degli argomenti che sono e resteranno sempre dei tabù come, ad esempio, l’intreccio scuola-covid. Siamo ad un anno e mezzo effettivo dall’avvento delle restrizioni per il contrasto al covid: prima la “DAD” unica vera via percorribile in tempi di lockdown, poi la tragicomica saga dei banchi a rotelle e delle riaperture, poi la didattica mista – a distanza ed in presenza- e, infine, il rientro totale a scaglionamenti.

Ecco, qui sorge il problema: questi scaglionamenti hanno cambiato la routine scolastica di ogni studente, dagli orari di lezione, con conseguente problema dei mezzi pubblici che tanto fanno discutere, alle abitudini alimentari e via dicendo. Ma, per maggiore chiarezza e precisione, analizzerò la questione andando per gradi:

Gli orari delle lezioni sono cambiati, ora si entra una volta alle 8, a volte alle 9 e, per non far mancare nulla, a volte alle 10. Questo comporta un ovvio slittamento degli orari di uscita, raggiungendo un massimo delle 16. Come è ovvio che sia, tutto ciò genera un effetto domino. Le corse offerte dai mezzi pubblici sono minori il pomeriggio rispetto a quelle offerte la mattina, generando grossi problemi a chi non è di Viterbo. Quando rimane il tempo per studiare e fare compiti se si esce alle 16? Diventerebbe una vita di rinunce a ciò che esiste al di fuori del sistema scolastico – sport, amici, hobby – influendo sull’umore stesso degli studenti. Vorrei portare alla luce anche un argomento molto sottovalutato dai più: il pranzo a scuola. Viviamo in un paese, o meglio, in una città con strutture che non sono minimamente attrezzate a ciò; questo impone agli studenti di portarsi il pranzo al sacco e di consumarlo entro 10 minuti. Risultato? Una vera e propria corsa contro il tempo, che costringe molti a nemmeno terminare il pasto.

La domanda sorge spontanea: è possibile che i dirigenti scolastici, l’amministrazione, chi ci governa, non riesca a risolvere una volta per tutte la questione?

A sostegno di quanto scritto, ci sono le testimonianze di due ragazzi frequentanti il liceo Mariano Buratti che, per ovvi motivi, hanno preferito restare anonimi:

  • “Sono un ragazzo al quinto anno di liceo classico del Mariano Buratti di Viterbo, abito a Monterosi e sono uno dei tanti studenti provenienti dalla provincia. Quest’anno l’organizzazione del ritorno in presenza è stata disastrosa, noi studenti della provincia veniamo lasciati per ore ad attendere i mezzi pubblici che spesso non possono portarci a casa perché hanno raggiunto la capacità massima consentita. Gli orari di uscita dell’istituto prevedono che la maggior parte di noi non torni prima delle 17:00 a casa e una volta arrivati, possiamo solo che rimetterci sui libri per prepararci alla successiva giornata scolastica, che prevede 7 ore di cui solo 10 minuti vengono dedicati al pranzo. Tutto ciò comporta ovviamente avere poche ore per i bisogni fisiologici, andando a dormire tardi e alzandosi di buon mattino per recarsi a Viterbo (io personalmente devo alzarmi alle 5:30 per prendere l’autobus che mi porti a Viterbo per le 7:50). È diventato praticamente impossibile avere altri impegni extrascolastici o comunque dedicarsi a qualsiasi altra cosa che non sia la scuola. Chiediamo per la salute psico-fisica dei ragazzi e di tutti gli studenti della provincia di Viterbo che ci sia un cambiamento ponderato su quelle che sono le vere necessità di noi giovani e non sui tornaconti personali di chi ci governa.”
  • “Frequento l’ultimo anno di liceo linguistico presso il liceo Mariano Buratti e, organizzare lo studio uscendo 4 giorni a settimana su 5 alle 14:40, risulta piuttosto impegnativo data la mole di lavoro da svolgere l’anno del diploma. Con la notizia che dalla seconda metà di ottobre l’orario verrà esteso fino alla 15:40 3 volte a settimana, le prospettive per l’arrivo all’esame di stato con una adeguata preparazione sono basse. Da non tralasciare gli indegni 10 minuti dalle 12:45 alle 12:55 che vengono dedicati al pranzo; risulta piuttosto evidente che le esigenze nutritive giornaliere di uno studente non possano essere soddisfatte in tale tempistica. Creando anche imbarazzo  nei professori dell’ora successiva al pranzo, che devono ritrovarsi a far sbrigare gli alunni a finire il pasto.”

Direi che altre parole risulterebbero superflue, se non quelle di invitare chi ha la possibilità di cambiare le cose a farlo il prima possibile.