Cappella Mazzatosta, presentazione del Progetto di Restauro

NewTuscia – VITERBO – La Fondazione Carivit finanzia, d’intesa con il F.E.C. (Fondo Edifici di Culto) e la Diocesi di Viterbo, il restauro del pavimento e degli stucchi quattrocenteschi  dell’altare della Cappella Mazzatosta sita nella Chiesa di Santa Maria della Verità a Viterbo.

Voluta da Nardo Mazzatosta nel 1446 accoglie i pregevoli affreschi dipinti da Lorenzo da Viterbo. La parete di fondo ospita un baldacchino marmoreo addossato al muro attribuito ad Isaia da Pisa. Il pavimento ricopre la parte che precede l’altare ed è composto da esagonette con quadrello centrale che formano degli ottagoni incatenati. Il colore dominante nella decorazione del pavimento è il blu su fondo bianco, l’arancio scuro, il verde ramina e il viola manganese. Nei quadrelli sono rappresentati animali, frutti, fiori o lettere dell’alfabeto, ma la parte più interessante è rappresentata da una galleria di ritratti di dame e di cavalieri spesso commentati da frasi significative.

Il restauro si articolerà nella rimozione degli strati di sudicio,  di materiali sovrammessi nel corso del tempo, al fine di recuperare i colori e lo splendore originale. Si procederà poi, dove necessario, alla reintegrazione e alla ricostruzione delle parti mancanti, nel pieno rispetto dell’istanza storica e artistica, e dei principi e delle tecniche fondanti del restauro.

Sarà inoltre restaurato anche il bellissimo pavimento di maiolica invetriata, anch’esso quattrocentesco, ricco di simboli, numeri e volti, il cui significato a tutt’oggi non è stato ancora decifrato.

Anche qui il restauro si articolerà per gradi, partendo dalla pulizia del pavimento, per passare poi, tra l’altro, all’eliminazione dei materiali aggiunti e alla sua reintegrazione e ricostruzione nelle parti mancanti.

Il restauro sarà completato con gli interventi sugli elementi di altissimo valore storico e artistico che compongono l’altare della Cappella Mazzatosta e specificatamente: il grande bassorilievo di Isaia da Pisa del XV secolo, la trabeazione (la base del timpano) e i quattro grandi capitelli che sormontano le quattro colonne. Le indagini sullo stato di conservazione e i saggi di pulitura sui suddetti elementi hanno rivelato che la monumentale opera del bassorilievo non è in pietra ma di un marmo statuario bianco mentre la cornice della trabeazione e i capitelli, attualmente ricoperti di tinta gialla, sono in realtà in oro zecchino, mentre la superficie della trabeazione stessa in finto peperino, dove è dipinta l’iscrizione in nero “MARIA MATER GRATIAE”, in realtà è proprio in peperino. Anche la scritta sembrerebbe essere stata eseguita in origine in oro.

Questo importante quanto delicato intervento di restauro permetterà di restituire alla Chiesa di Santa Maria della Verità e a tutta la città di Viterbo la Cappella nella sua bellezza integrale, e consentirà di ricostruire anche la sua affascinante storia artistica che la rendono unica nel panorama non solo cittadino.

Il restauro verrà eseguito dal Dott. Roberto Della Porta, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale.

Fondazione Carivit