Il Congresso nazionale dei Giornalisti Cattolici Ucsi

Presente per Viterbo il collega Mario Mancini: un rinnovato impegno per una professione al servizio dei cittadini

Stefano Stefanini

NewTuscia – ROMA – E’ incorso di svolgimento  dal 24 al 26 settembre 2021 a Roma il Congresso nazionale dell’UCSI, preceduto dalle Assemblee regionali, quella del Lazio si e’ svolta il  9 agosto scorso, che hanno scelto i delegati e indicato il percorso da compiere. Il Congresso nazionale dei giornalisti cattolici costituisce  un importante momento di confronto, soprattutto dopo la lunga esperienza della pandemia, e di preghiera, in particolare con la Celebrazione eucaristica aperta a tutti in San Pietro (Altare della Cattedra di san Pietro) alle ore 12 di domani, domenica 26 settembre.

A livello nazionale verranno il presidente, 2 vicepresidenti, 15 consiglieri nazionali, 3 garanti e 5 revisori dei conti.
L’UCSI Lazio e’ rappresentata da cinque Delegati: Maurizio Di Schino, Mario Mancini, già presidente dell’UCSI di Viterbo, Flaminia Marinaro, Rosa Maria Serrao e Paola Springhetti), cui si aggiungono come eventuali supplenti Andrea Melodia, Saverio Simonelli e Vania De Luca.

In ambito professionale molto interessante  il recente confronto tra i direttori dei media della Conferenza Episcopale Italiana  dedicato

«Il ruolo degli organi di informazione della Conferenza episcopale italiana è dare spazio a ciò che il pensiero dominante non mette allattenzione del pubblico».

E’ ciò che e’ emerso dal confronto tra i direttori Vecchiarelli (Agensir), Morgante (Tv2000) e Tarquinio (Avvenire) durante il Festival della Comunicazione a Terrasini (Palermo), organizzato dall’arcidiocesi di Monreale e dall’associazione culturale “Così per passione”.

Amerigo Vecchiarelli, direttore di Agensir, ha parlato del futuro della professione giornalistica: “Abbiamo a che fare con mezzi di comunicazione in continua evoluzione. Dobbiamo scegliere come presentare i nostri contenuti. Non ci dobbiamo sottrarre a quello che sta accadendo”.

Vincenzo Morgante, direttore di Tv2000, sostiene la necessità di una sinergia operativa, senza che nessuno perda la specificità del proprio mezzo”. Noi vogliamo fare servizio pubblico e per farlo vogliamo parlare a tutti sotto il profilo delletà e degli interessi, offrendo contenuti credibili e moderni. Con la speranza che chiunque possa trovare qualcosa che lo interessi oppure trovare delle sorprese che gli stimoli interessi e possa rimanere”.

Per Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, “il rischio rispetto ai nuovi mezzi di comunicazione è che la sintesi dei nuovi media ci porti a vivere il tempo degli slogan. Questo fa perdere la profondità degli argomenti che ci portano a capire che cosa stiamo vivendo”.

Fare un giornale – ha continuato – non è mettere in circolazione slogan o fare uninformazione selfie, cercando le notizie selezionate che confermano le opinioni che si hanno. In questo caso, non c’è quellesercizio di mettersi in discussione cercando la verità dentro i fatti. Se perdiamo lo strumento giornale perdiamo la possibilità di capire quello che il pensiero dominante non mette allattenzione del pubblico”.