NewTuscia – ORTE – Nonostante l’imputato Imade Robison fosse stato bullizzato e minacciato con il vudù, il Pm Franco Pacifici ha chiesto la condanna a 20 anni di carcere per il 22enne nigeriano accusato della morte del connazionale Eugene Moses, avvenuta la sera 14 giugno 2020 a causa di una coltellata nel centro di accoglienza Carpe Diem di Orte.

Vittima e assassino allo steso tempo secondo l’accusa, che ha ribadito come il giovane nonostante fosse ritenuto da tutti una persona mite abbia comunque ucciso una persona. Il pianto dell’imputato avrebbe comunque convinto il Pm della sincerità della sua ma i fatti rimangono gravi.

Secondo le ricostruzione della Procura, Moses avrebbe creato un clima di paura nei confronti dell’imputato attraverso le minacce: ‘tu sei più piccolo quindi posso menarti’; avrebbe ‘ordinato’ un rito vudù per far morire Robinson entro tre giorni, cosa che nella loro cultura rappresenta una credenza. Infine la vittima avrebbe preso in prestito una sedia che avrebbe poi riportato rotta.

Alla base del gesto, questa sedia sarebbe stata la goccia che fa traboccare il vaso scatenando la lite tra i due. Sempre secondo l’accusa Robinson sarebbe riuscito con una spinta ad allontanare l’altro ed invece darsi alla fuga avrebbe invece per sua stessa ammissione sferrato al petto di Moses una coltellata. Qui starebbe la differenza tra omicidio preterintenzionale e omicidio volontario. Per il Pm Pacifici si tratterebbe di un omicidio sull’impulso delle minacce subite che farebbe di Robinson una persona più che meritevole di tutte le attenuanti, ma pur sempre responsabile di un reato grave.

Per l’avvocato D’Incecco si tratterebbe invece di legittima difesa; la vittima non era disarmata, Moses sarebbe stato raggiunto dall’unico e mortale colpo mentre era intento a raccogliere la lama a terra onde ripartire all’attacco. Un coltello di 30 centimetri seghettato introdotto dalla vittima all’interno del centro, contro uno da cucina reperito da Robison per difendersi. La vittima era un uomo violento su cui pendevano richieste di allontanamento inviate dai gestori della struttura alla prefettura. Una tragedia, si, ma avvenuta nello spazio di pochi attimi: “Imade era spaventato e voleva solo sfuggire a Moses”.

Il processo riprenderà l’8 novembre quando la corte d’assise presieduta dal giudice Eugenio Turco si riunirà in camera i consiglio per la sentenza.