Se sei una donna ti può succedere

NewTuscia – Aut Aut di Emanuela Ferruzzi – Oggi parlerò di donne, dell’essere donna.

Se sei una donna ti possono succedere tante cose, per esempio, in linea generale, la maggior parte degli uomini che incontrerai e purtroppo tante donne, penseranno che non sei al pari di un uomo in quanto semplicemente donna.

Se sei una donna dovrai sorbirti tutta la vita le domande che ti rivolgeranno in quanto ‘gentil sesso’ come ”Sei nervosa? Che hai le tue cose?”. Ma infatti, mica si può essere nervose se non si ha il ciclo. E poi diciamocelo, gli uomini sono sempre così calmi, pacati. Beati loro che non mestruano. Oppure “Quando fai un figlio? Mica resti giovane per sempre. Più vai avanti e peggio è”. Ovvio. Se sei una donna in automatico devi voler fare la mamma o comunque devi giustificare il fatto che tu ne abbia già e non ne voglia altri, che tu ne abbia e ne desideri ancora, che tu non ne voglia o che il ‘destino’ abbia voluto che tu non ne avessi.

Se sei una donna nel 2021, e aggiungo purtroppo, puoi sentir chiamare il padre di tuo figlio “mammo” se per sbaglio si occupa di lui. Eh si, perché si sa, i figli sono della mamma. Se un uomo prepara il latte al figlio o gli cambia il pannolino non è un papà, ma un mammo, che ti sta aiutando ad assolvere un compito che è tuo. Sappilo, è tuo. Non è bastato portare in grembo un figlio per nove mesi, vomitare l’anima appena mangiato, sentirti stanca morta per settimane, aver sentito dolori che non credevi potessi sopportare. No, non ti bastano le notti passate ad allattare o a cullare un piccolo fagottino urlante, devono anche farti sentire in colpa se tuo marito o il tuo compagno cambia il pannolino all’amore della Vostra vita.

Parlo molto di figli, sapete perché? Perché se sei una donna nel 2021, può succedere che tu venga licenziata perché sei incinta o perché potresti rimanerci. Eh si, avete capito bene, il processo all’intenzione, la sentenza alla possibilità.

Il fatto di avere un utero ti mette in condizione di procreare e, qualora volessi, cara mia, stai attenta, sentiti pure in colpa, flagellati, perché stai mancando di rispetto ad un datore o datrice di lavoro. Perché tu, donna, restando incinta e mancando dal lavoro quei 5/6 mesi, tempo utile per insegnare a quell’esserino a stare qualche ora senza di te, stai commettendo una violazione alle regole sociali ‘non scritte’. Quindi se sei una donna, meglio che scegli, o lavori, o fai figli, o ti incazzi.

Può anche succedere che ti facciano firmare una lettera di licenziamento in anticipo con data da stabilire, per poter così andartene ‘spontaneamente’ qualora tu ricevessi quel bel dono dalla cicogna.

Se sei una donna puoi anche essere uccisa, una delle tante che vengono uccise da compagni che non accettano la fine della relazione. Ma ancora peggio, una donna che denuncia una violenza domestica potrebbe sentirsi rispondere che ‘per una volta’ può succedere, che non è il caso di sporgere denuncia. Poi magari quella donna muore ammazzata e chissà la coscienza, che è donna, come reagisce.

Insomma, vorrei fare altri mille esempi, ma non voglio annoiarvi, non voglio esagerare, farmi troppo prendere la mano. So che non si può fare di tutta l’erba un fascio, che non tutti sono così, ma sono indignata dai racconti di alcune donne che mi riferiscono queste storie. So che ci sono persone e donne che si approfittano di alcune condizioni e situazioni, non esiste nemmeno la perfezione responsabile, ma la risposta della società alla donna è ancora troppo lontana dal giusto.

Siamo lontane dalle limitazioni orientali, e non mi dilungo in questo caso, ma quando parliamo di parità stiamo girovagando con la fantasia. La parità non esiste, non ancora. La raggiungeremo, forse. Non esiste nel lavoro, spesso non esiste in famiglia, nella legge, ma cosa peggiore e più allarmante, non esiste nella cultura e nel nostro retaggio.

Abbiamo ancora strada da fare ricordando ad alcuni uomini e ad altrettante donne che anche le loro mamme sono state donne che hanno scelto di fare figli, che hanno preso decisioni, che hanno lavorato e che sono state forse, in qualche modo, discriminate per essere donne.