10 mesi di reclusone per rissa e lesioni, niente sospensione condizionale

NewTuscia – VITERBO – Dopo essere stato condannato in via definitiva a dieci mesi di reclusione dalla corte di cassazione per rissa e lesioni aggravate, l’imputato non ha potuto avvalersi della sospensione condizionale della pena.

Le imputazioni risalgono al 2008, quando l’allora 24enne fu arrestato nell’ambito delle indagini sulla “banda dei bar”  insieme ad altri due giovani viterbesi con l’accusa di lesioni in concorso e minacce. Tra i vari fatti contestati anche aggressioni a titolari e clienti di esercizi pubblici, minacce a un rappresentante delle forze dell’ordine e ad addetti alla sicurezza di locali notturni, nonché spedizioni punitive. Ormai prossimo ai 40, per il suo bagaglio di illeciti, lo scorso 13 luglio è stato condannato in via definitiva a dieci mesi dalla cassazione senza poter usufruire della sospensione.

Per la difesa, che ha contestato le dichiarazioni di alcuni testimoni oculari, non solo ci sarebbe un vizio visto i teste erano rappresentati dalla persona offesa e da indagati in procedimenti connessi, ma trattandosi di lesioni reciproche, ha dedotto la legittima difesa, avanzando la versione che l’imputato sarebbe stato vittima di aggressione e dunque costretto a difendersi. Su queste basi veniva chiesta la riduzione della pena, il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e il beneficio della condizionale.

Le motivazioni della cassazione Invece, uscite il 24 agosto, hanno dichiarato il ricorso inammissibile visto che le giustificazioni risultano inapplicabili al reato di rissa, “considerato che i corissanti sono ordinariamente animati dall’intento reciproco di offendersi ed accettano la situazione di pericolo nella quale volontariamente si pongono, con la conseguenza che la loro difesa non può dirsi necessità”.