Oggi la 16a Giornata nazionale per la custodia del Creato

“Il pianeta che speriamo: ambiente, lavoro, futuro, tutto è connnesso”

Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Mentre ci apprestiamo a vivere un periodo di vacanza, è opportuna una riflessione sulla profonda connessione tra qualità della vita, salute, lavoro e ambiente. “Occorre contrastare, presto ed efficacemente, quel degrado socio-ambientale che si intreccia con i drammatici fenomeni pandemici di questi anni”. Ne sono convinti i Vescovi italiani, che nel messaggio per la 16ª Giornata nazionale per la Custodia del Creato, in programma oggi 1 settembre, inseriscono l’appuntamento nel cammino verso la 49ª Settimana Sociale dei cattolici italiani che si svolgerà il prossimo autunno a Taranto,  che avrà per titolo  Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso”.

 “L’epoca che stiamo vivendo è piena di contraddizioni e di opportunità”, l’esordio del messaggio. “La strada che conduce a Taranto richiede a tutti un supplemento di coinvolgimento perché sia un percorso di Chiesa che intende camminare insieme e con stile sinodale”, scrivono i vescovi, che citano l’Instrumentum laboris dell’appuntamento di ottobre:

Il cambiamento climatico continua ad avanzare con danni che sono sempre più grandi e insostenibili. Non c’è più tempo per indugiare: ciò che è necessario è una vera transizione ecologica che arrivi a modificare alcuni presupposti di fondo del nostro modello di sviluppo”.

“Viviamo un cambiamento d’epoca, se davvero sappiamo leggerne i segni dei tempi”, l’analisi della Cei, che esorta ad “una transizione che trasformi in profondità la nostra forma di vita, per realizzare a molti livelli quella conversione ecologica cui invita il VI capitolo dell’Enciclica Laudato si’ di papa Francesco”. “Si tratta di riprendere coraggiosamente il cammino, lasciandoci alle spalle una normalità con elementi contraddittori e insostenibili, per ricercare un diverso modo di essere, animato da amore per la terra e per le creature che la abitano”, spiegano i vescovi.

Un suggestivo panorama del Lago di Vico. Foto Raimondo Chiricozzi.

La transizione ecologica presuppone un nuovo patto sociale, anche in Italia”, scrivono poi i vescovi che osservano come la transizione ecologica è insieme sociale ed economica, culturale e istituzionale, individuale e collettiva, ma anche ecumenica e interreligiosa. È ispirata allecologia integrale e coinvolge i diversi livelli dellesperienza sociale che sono tra loro interdipendenti: le organizzazioni mondiali e i singoli Stati, le aziende e i consumatori, i ricchi e i poveri, gli imprenditori e i lavoratori, le nuove e vecchie generazioni, le Chiese cristiane e le Confessioni religiose

Ciascuno deve sentirsi coinvolto in un progetto comune, perché avvertiamo come fallimentare l’idea che la società possa migliorare attraverso l’esclusiva ricerca dell’interesse individuale o di gruppo”. Per realizzare tale obiettivo, propone la Cei, occorre approfondire l’educazione alla responsabilità, per “un nuovo umanesimo che abbracci anche la cura della casa comune, coinvolgendo i molti soggetti impegnati nella sfida educativa”.

Oasi WWF Pian Sant’Angelo tra Gallese e Corchiano. Foto Urbicapus

Operare per una “transizione giusta”.

La transizione ecologica è «insieme sociale ed economica, culturale e istituzionale, individuale e collettiva» (IL, n. 27), ma anche ecumenica e interreligiosa. È ispirata all’ecologia integrale e coinvolge i diversi livelli dell’esperienza sociale che sono tra loro interdipendenti: le organizzazioni mondiali e i singoli Stati, le aziende e i consumatori, i ricchi e i poveri, gli imprenditori e i lavoratori, le nuove e vecchie generazioni, le Chiese cristiane e le Confessioni religiose… Ciascuno deve sentirsi coinvolto in un progetto comune, perché avvertiamo come fallimentare l’idea che la società possa migliorare attraverso l’esclusiva ricerca dell’interesse individuale o di gruppo. La transizione ecologica presuppone un nuovo patto sociale, anche in Italia.

Per realizzare tale transizione sono molti i piani su cui agire simultaneamente.

Occorre, da un lato, approfondire l’«educazione alla responsabilità» (IL, n. 38), per un «nuovo umanesimo che abbracci anche la cura della casa comune» (IL, n. 17), coinvolgendo i molti soggetti impegnati nella sfida educativa. C’è innanzitutto da ripensare profondamente lantropologia, superando forme di antropocentrismo esclusivo e autoreferenziale, per riscoprire quel senso di interconnessione che trova espressione nellecologia integrale, in cui sono unite lecologia umana con lecologia ambientale.

Don Primo Mazzolari, maestro di spiritualità e di impegno sociale della Chiesa del Novecento, scriveva così nel 1945: «Forse tante nostre infelicità derivano da questo mancato accordo con la natura, come se noi non fossimo partecipi di essa. Tutto si tiene, ed accettare di vivere in comunione non è una diminuzione, ma una pienezza» (Diario di una primavera).

Occorre, al contempo, promuovere «una società resiliente e sostenibile dove creazione di valore economico e creazione di lavoro siano perseguite attraverso politiche e strategie attente allesposizione a rischi ambientali e sanitari» (IL, n. 26).

Questi passaggi complessi esigono di essere realizzati con attenzione per evitare di penalizzare – specie sul piano lavorativo – i soggetti che rischiano di subire più direttamente il cambiamento: la «transizione ecologica» deve essere, allo stesso tempo, una «transizione giusta». Fondamentali in tal senso sono la conoscenza e la diffusione di quelle buone pratiche che aprono la via a una «resilienza trasformativa» (IL, n. 39)