19 Luglio 1992 – 2021. Oggi contro la mafia per la Legalità

Nel ricordo di Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta fiaccolata statica presso il murales Falcone e Borsellino

Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Oggi  ricorderemo in tutta Italia la testimonianza e il sacrificio del giudice Paolo Borsellino, per non dimenticare la strage di Via D’Amelio, per porre l’accento sulla legalità e sul contrasto alla mafia ricordando, nei giorni dell’anniversario della strage di Via D’Amelio, il sacrificio del giudice Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta.

Questo l’invito del “Comitato 19 luglio” di Viterbo rivolto a tutta la cittadinanza: “Dopo la sospensione del 2020 causa del covid, la tradizionale iniziativa viene riproposta, anche se  in forma rimodulata.  Sarà infatti organizzata una fiaccolata statica davanti al murales che ricorda i Giudici Falcone e Borsellino sul muro di cinta del Comando Provinciale dei Carabinieri a Viterbo nella via a loro dedicata. L’appuntamento è per lunedì 19 luglio alle 21 in via Falcone e Borsellino a Viterbo.”

“Paolo Borsellino vive” per ispirarci il senso profondo della legalità e della giustizia, fondamenta di un avvenire di libertà e progresso.

“A ventinove anni di distanza sono vivi il ricordo e la commozione per il vile attentato di via d’Amelio, in cui hanno perso la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina”. Queste le parole del  presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

La fiaccolata del 19 luglio 2019 a Viterbo

Questa la dichiarazione del Capo delle Stato, Sergio Mattarella nell’anniversario della strage:  «L’attentato di via D’Amelio, ventinove anni or sono, venne concepito e messo in atto con brutale disumanità. Paolo Borsellino pagò con la vita la propria rettitudine e la coerenza di uomo delle Istituzioni. Con lui morirono gli agenti della scorta, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina.

La memoria di quella strage, che ha segnato così profondamente la storia repubblicana, suscita tuttora una immutata commozione, e insieme rinnova la consapevolezza della necessità dell’impegno comune per sradicare le mafie, per contrastare l’illegalità, per spezzare connivenze e complicità che favoriscono la presenza criminale.

Paolo Borsellino, e come lui Giovanni Falcone, sapevano bene che la lotta alla mafia richiede una forte collaborazione tra Istituzioni e società. Per questo si sono spesi con ogni energia. Da magistrati hanno espresso altissime qualità professionali. Hanno intrapreso strade nuove, più efficaci, nelle indagini e nei processi. Hanno testimoniato, da uomini dello Stato, come le mafie possono essere sconfitte, hanno dimostrato che la loro organizzazione, i loro piani possono essere svelati e che i loro capi e i loro sicari possono essere assicurati alla giustizia.

Per questo sono stati uccisi. Non si sono mai rassegnati e si sono battuti per la dignità della nostra vita civile. Sono stati e saranno sempre un esempio per i cittadini e per i giovani. Tanti importanti risultati nella lotta alle mafie si sono ottenuti negli anni grazie al lavoro di Borsellino e Falcone.

La Repubblica è vicina ai familiari di Borsellino e ai familiari dei servitori dello Stato, la cui vita è stata crudelmente spezzata per colpire le libertà di tutti. Onorare quei sacrifici, promuovendo la legalità e la civiltà, è un dovere morale che avvertiamo nelle nostre coscienze».

Un nostro commento

In questo periodo periodo di post  emergenza sanitaria e di Ripartenza, nella lotta senza tregua contro l’illegalita e la corruzione ,deve prevalere il recupero di valori di onestà, solidarietà, di  concordia civile e di vigilanza popolare  sulla Legalità. 

Per onorare adeguatamente la memoria di tanti “martiri della legalità” occorre ripartire, attraverso  una duplice azione,  con il recupero di “pratiche virtuose” dall’alto e dal basso. Dall’alto da parte delle Istituzioni rappresentative, dagli organi centrali dello Stato, sino ai Comuni, alla scuola, all’apparato produttivo ed alla famiglia. 

Gli organi istituzionali, fondati sull’elettività dei loro componenti dovranno attuare una esigente selezione dei candidati: lotta all’incompetenza, alla mediocrità,  alle consorterie di spartizione degli incarichi degli appalti pilotati da comitati di affari, che con le pratiche  corruttive varie e sempre più sofisticate  aggravano le casse dello Stato e conseguentemente fanno pagare più tasse ai soliti contribuenti onesti.

Diffuse  pratiche “corruttive” si riscontrano oltre che negli appalti anche nella pianificazione urbanistica del territorio,  alla vendita del suolo, passando  per  le speculazioni edilizie, il lavoro nero e poco sicuro, i crimini ambientali, il degrado idrogeologico, fenomeni che molti politici, magistrati, forze dell’ordine, organizzazioni civiche e singoli cittadini stanno combattento.

Come dimostrato dall’esempio di moltissimi cittadini in particolare giovani durante la fase più’ acuta della pandemia  , qualora la classe politica dia reali esempi di cambiamento e di recupero di onestà e servizio disinteressato alla collettività,  i singoli cittadini, specie se giovani, hanno saputo curareaiutati dai vari  enti di formazione ed educazione sociale quali la scuola, la chiesa, le fedi  religiose e le famiglie i piccoli grandi  gesti di cura delle cose pubbliche, dei beni culturali, del verde pubblico, di buone pratiche civiche, con una lotta al degrado, alle sporcizia ed alle cattive abitudini, alla maleducazione ed al menefreghismo.

Solo recuperando il rispetto e la correttezza nella gestione delle “piccole cose” attueremo un giusto recupero della civiltà e della legalità che determinano la vera libertà dei singoli ed il progresso generale del nostro Paese.

Lotta generalizzata alla corruzione dilagante, quantificabile in  60 miliardi all’anno, con forniture e appalti  pubblici gonfiati sino al 40 % dei costi reali.

Purtroppo la dimensione della corruzione, spesso legata alla malavita ed alla criminalità organizzata, sembra insormontabile, si parla di un costo della corruzione quantificabile in  60 miliardi all’anno, con forniture e appalti  pubblici gonfiati sino al 40 % dei costi reali. In questo senso la punizione effettiva ed esemplare dei corrotti e dei dilapidatori delle risorse pubbliche, scoperti e giudicati in tempi ragionevoli,  deve essere la giusta condizione per recuperare la fiducia del Popolo nello Stato.

Oltre alla lotta senza quartiere contro la corruzione, l’evasione fiscale  ed i veri sperperi di risorse, occorre un indirizzo chiaro dell’Unione Europea e degli Stati ad un urgente rinnovato accesso al credito per la produzione, alle imprese, specie se piccolo-artigianali,  ed alle  famiglie per l’acquisizione della casa e dei beni durevoli e per il consumo.

In questo frangente di graduale  ripartenza economica, va incentivato e premiato il recupero di una rinnovata fiducia nello sviluppo, credendo nelle proprie potenzialità, specie nei giovani, deve poter superare anche la diffusa quanto deleteria “miseria etico-morale e spirituale”, che crea egoismi delle classe più agiate, consumismo e materialismo sterili ed effimeri, spesso  rendite parassitarie non fondate su un lavoro produttivo per il singolo e con valenza sociale per  la collettività,  nello spirito della Costituzione economica dell’Italia.

Porre alla base del riscatto dell’Italia i Valori condivisi dei principi fondamentali della Costituzione.

Come più volte affermato dal presidente della Repubblica, i Valori condivisi racchiusi nei principi fondamentali della nostra Costituzione daranno modo di  ricostruire una società dove la sobrietà e la solidarietà tra i soggetti economici, stato, impresa, famiglia ed enti intermedi,  vissute in concreto, potranno far arretrare la povertà e la disoccupazione, la decrescita della natalità e avranno la meglio sull’indifferenza e sull’egoismo, sul profitto e sullo spreco, e soprattutto sull’esclusione sociale, fenomeno da risolvere per recuperare le nuove marginalità: i senza lavoro, le famiglie con potere d’acquisto fortemente ridimensionato, i coniugi separati, i pensionati con trattamenti minimi, gli stranieri che non trovano lavoro in Italia.

Sulla legalità ed il senso della comunità l’Italia può ripartire sulla strada dello sviluppo.    

Dal rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese si possono trarre alcune indicazioni per il futuro, in quanto sono  quattro le attenzioni mostrate degli italiani:  la coesione nazionale, la famiglia, l’impresa e la formazione diventano i quattro nuclei da sostenere e incentivare,  su cui investire perché l’Italia possa ripartire sulla strada dello sviluppo .

La “rottamazione” ed il rinnovamento deve essere concretizzati non sull’età anagrafica ma sulla capacità di dare allo Stato,  alle comunità di ogni livello un apporto superiore di idee, entusiasmo e concretezza che ispiri nel Popolo nuovi stimoli di crescere, non soltanto nell’economia, ma nel sociale, e nell’educazione, nella qualità della vita, nella cultura e nel saper vivere, nell’assistenza a chi ha veramente bisogno,  per cui l’Italia, con la sua immensa tradizione storico-culturale e le sue eccellenze, può ancora incidere da protagonista nello scacchiere internazionale e nelle singole realtà territoriali, diverse ma sempre comunque unite sotto un’unica Bandiera.

Nelle scuole di ogni ordine e grado sono stati opportunamente programmati incontri formativi di dibattito sulla gestione  rispettosa della Legalità dello Stato, per allenare i giovani ad appassionarsi alla cura della Repubblica  a livello locale come nella dimensione centrale.

Su questi principi dobbiamo trovare ciascuno nel proprio ambito di azione – cittadini sovrani nell’espressione del Voto, autorità centrali e locali al servizio dei cittadini, politici, mondo dell’informazione, associazioni e movimenti, responsabili ed esponenti della produzione, del volontariato e del mondo dell’educazione  –  la forza di  sensibilizzare il Popolo, specie i nostri giovani, su un nuovo Rinascimento morale, culturale  e socio-economico,  per  riappropriare ai cittadini quella sovranità e quel protagonismo che la  Costituzione repubblicana conferisce loro, come doveri e come diritti fondamentali.

Grazie al sacrificio estremo di Paolo Borsellino, di Giovanni Falcone, selle loro scorte e dei tanti  i “martiri della legalità repubblicana”. Il Vostro esempio ci sia di guida per il futuro!