Condannato ad 8 anni per aver violentato e messo incinta la figliastra di 12 anni

Tribunale di Viterbo

NewTuscia – VITERBO – Il 46enne imputato di aver violentato e messo incinta la figliastra di 12 anni è stato condannato dal collegio presieduto dalla dottoressa Silvia Mattei ad otto anni e ad una provvisionale di 100mila euro nei confronti della ragazza oggi 22enne e madre di un bambino di 7 anni. Il resto del danno sarà quantificato in altra sede.

Nella primavera del 2017, dopo aver raggiunto la maggiore età la giovane è riuscita a scappare di casa, in un centro della bassa Tuscia, e a raccontare ai carabinieri quello che le era accaduto, specificando la richiesta del riconoscimento del piccolo da parte del patrigno per il mantenimento.

L’uomo, accusato di violenza sessuale aggravata, è di origine rumena. La madre della ventiduenne l’aveva portata con se in Italia quando aveva tre anni e qui aveva sposato il 46enne in seconde nozze, da cui sono nati altri tre figli.

Avrebbe iniziato ad importunare la figliastra a dodici anni, minacciandola di rivelare alla madre che fumava. “Dicendo poi che visto che si era sempre preso cura di me, voleva essere lui la prima persona ad avere rapporti sessuali con me”, ha raccontato la giovane. I rapporti sarebbero stati quasi quotidiani; essendo l’uomo un lavoratore saltuario al contrario della moglie che rimaneva fuori l’intera giornata, avrebbe approfittato del fatto di avere tre ore a disposizione per abusare della figliastra, dalle 13,30 alle 16,30, quando tornava da scuola mentre i fratelli facevano orario continuato.

Dopo essersi accorta della gravidanza, la ragazzina avrebbe detto alla madre che il padre era un ragazzo italiano che non aveva più visto, raccontandole la verità solo nel 2016, dopo essersi fidanzata e confidata col suo attuale compagno e a due anni di distanza dalla nascita del bambino poi affidato ai nonni in Romania.

La madre della vittima comunque non avrebbe creduto alla storia della figlia dicendole di essersi fatta mandare dalla Romania un campione di saliva del piccolo e di averlo confrontato con quello del marito ottenendo un risultato negativo nel test del Dna. A quel punto la ragazza sarebbe scappata da casa facendo ripetere l’esame genetico con un risultato questa volta che confermava la sua versione.