Dai distretti industriali la spinta per la ripresa

Il rilancio del distretto di Civita Castellana-Viterbo con il primato dell’artigianato industriale

Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – A un anno dallo scoppio della pandemia, Intesa Sanpaolo ha presentato il suo tredicesimo rapporto annuale dedicato all’evoluzione economica e finanziaria delle imprese distrettuali realizzato dalla Direzione Studi e Ricerca della banca. Il rapporto si pone l’obiettivo di rappresentare lo stato di salute dei distretti, evidenziando le criticità da superare, i fattori di resilienza su cui far leva e le priorità da affrontare per un rilancio economico duraturo e sostenibile.

Dopo un calo di fatturato stimato pari al 12,2% nel 2020, nei distretti industriali italiani è atteso per quest’anno un rimbalzo dei livelli produttivi, con un incremento dell’11,8%, secondo lanalisi di Intesa Sanpaolo. Il recupero sarà parziale e lascerà il fatturato dell’aggregato distrettuale del 3% circa inferiore al livello del 2019.

Pesano le difficoltà del Sistema moda e, più in generale, una prima parte dell’anno ancora penalizzata dalla pandemia. La reazione, secondo il rapporto, è significativa considerando che lo scorso anno il 25,2% delle imprese aveva avuto una marginalità negativa; circa la metà di queste imprese ha potuto contare sulla liquidità interna per appianare le perdite; le restanti hanno potuto attivare moratorie o finanziamenti garantiti a tassi agevolati. “Più elementi ci spingono a un cauto ottimismo – spiega Intesa Sanapaolo – e a pensare che le filiere distrettuali possano continuare a rappresentare un tratto imprescindibile del tessuto produttivo italiano. In presenza di know-how e competenze diffuse, il ‘gioco’ virtuoso di concorrenza e cooperazione continua tra attori della filiera ha consentito a molti distretti di competere con successo all’estero”.

Dalla network analysis emergono segnali di una struttura gerarchica delle relazioni tra imprese, con la presenza di capofila che concentrano un maggior numero di transazioni. Spiccano però anche relazioni tra imprese che appartengono alla stessa classe dimensionale, a testimonianza dell’elevato spirito di collaborazione che anima le filiere distrettuali.

Il Rapporto di Intesa Sanpaolo evidenzia poi che nei distretti sono presenti vantaggi di costo: l’abbondante offerta presente nei distretti si traduce in un grado di dipendenza contenuto da fornitori e costi di approvvigionamento. Non a caso nei distretti, il 47% dei nuovi fornitori attivati durante la pandemia (pari al 19% in quantità e al 7,6% in valori, nei primi nove mesi del 2020) sono locali (entro i 50 Km) e hanno spesso sostituito forniture strategiche di prossimità. L’effetto netto è stato un lieve allungamento delle filiere distrettuali (+3,1 Km, un valore allineato ai non distretti), che tuttavia mostrano distanze di approvvigionamento significativamente inferiori rispetto alle aree non distrettuali (116 Km contro 157).

La ricchezza del Lazio è prodotta da 13 poli industriali: sono i poli di Roma, Civita Castellana-Viterbo, Latina, Frosinone-Sora, Castelli Romani, Bretella Nord, Pomezia-Santa Palomba, Sud pontino, Litorale Nord, Cassino, Rieti-Cittaducale, Bretella Sud e Fiano Roma.

Nel Lazio sono stati istituiti 13 poli industriali a generare la quasi totalità del valore aggiunto legato al manifatturiero, al commercio allingrosso, ai trasporti e allattività hi-tech e Ict. Nel dettaglio, si tratta dei poli di Roma, Latina, Frosinone-Sora, il polo dei Castelli Romani, Bretella Nord, Pomezia-Santa Palomba, Civita Castellana-Viterbo, il polo Sud pontino, Litorale Nord, il polo di Cassino, Rieti-Cittaducale, Bretella Sud e il polo di Fiano Romano-Formello. 

In questi 13 poli si trova l’87,1% delle imprese manifatturiere della regione; l’84,2% delle attività di artigianato industriale; il 96,8% delle imprese hi-tech e Ict; il 92,8% delle attività di commercio all’ingrosso; il 92,2% delle attività logistiche e di trasporto. Queste aree sono composte da 119 Comuni dei 378 totali del Lazio. Vi risiede l’86,6% della popolazione regionale e vi si concentra ben il 92,2% dell’occupazione complessiva del Lazio (rispettivamente il 60,2 nel comune di Roma e il 32% nei restanti Comuni).

Dall’analisi del Censis risulta evidente come tra questi territori prevalga l’area metropolitana di Roma, e che la capacità competitiva di ciascuna area è più alta se minore è la distanza dalla Capitale.

Oltre a quella romana con i suoi 82.000 addetti, le concentrazioni industriali più rilevanti sono quelle di Pomezia-Santa Palomba, di Latina e di Frosinone-Sora. Nei restanti poli, invece, l’occupazione industriale non va oltre i 7.000 dipendenti, nonostante a Cassino e nel Reatino l’industria abbia aumentato la sua incidenza, contando rispettivamente sul 29,3% e sul 25,1% del totale degli addetti alle unità locali.

Ogni polo ha sviluppato una propria cararretizzazione produttiva.

Quello di Civita Castellana-Viterbo è al primo posto per densità dimprese dellartigianato industriale (50,6 ogni 1.000 abitanti, seguito da Frosinone-Sora e Rieti-Cittaducale). Nel settore dellhi-tech e delle Ict il primato è della Capitale.

 Sui trasporti e la logistica prevale il Litorale Nord. Quanto al commercio all’ingrosso notevole è il ruolo del Sud Pontino, dove sono molte le aziende che ruotano intorno al mercato ortofrutticolo di Fondi.

Nella sua ricerca il Censis mette anche in evidenza come molte cose siano cambiate negli ultimi 5 anni. Le produzioni hi-tech e l’Ict hanno registrato un vero boom. I settori dei software e dell’audiovisivo nel Lazio hanno triplicato il numero di soggetti attivi.

Nelle sue conclusioni, infine, il Censis avanza dei suggerimenti. Anzitutto bisogna prendere atto che il Lazio è di fatto una regione metropolitana e di conseguenza il successo dei singoli poli dipende e dipenderà sempre più dalla distanza dalla Capitale.

Inoltre per il Censis è bene che si abbandoni l’ideologia dei distretti per concentrare gli sforzi a rafforzare i poli produttivi esistenti ed eventualmente crearne di nuovi: molte zone della regione sono sottoutilizzate e, se adeguatamente infrastrutturate, ben si presterebbero ad accogliere lo sviluppo di nuove attività.