Tantissimi applausi per il ritorno della Compagnia delle Lavandaie della Tuscia

Un successo l’esibizione alla Festa delle Ortensie con le dovute misure anti-covid

NewTuscia – BOLSENA – Questo ultimo anno e mezzo, in cui abbiamo lottato affinché la vita non si pietrificasse in una continua attesa della normalità, ci ha portato a rivedere molti dei significati che si attribuivano alle quotidianità lasciandoci l’incombenza di riappropriarci degli spazi, di reimparare a vivere nella loro interezza le nostre città e paesi.

Anche per questo il ritorno della Compagnia delle Lavandaie della Tuscia, che si è esibita questa mattina in una delle sue caratteristiche Lavate-Cantate nella location della Festa delle Ortensie, è stato importante per attribuire al paese un ruolo che non sia solo di contesto. Ha raffigurato Bolsena in una prospettiva che abbraccia il passato con le sue tradizioni, capaci di fare di un lavoro una forma d’arte, e il presente che le perpetua, nella consapevolezza che valori storici di questo tipo devono essere decifrati, non solo ammirati.

Se fosse solo il contesto a fare da protagonista ad un rilancio turistico e sociale sarebbe già di per se molto bello; uno sguardo che a volo d’uccello abbraccia lo specchio del lago, i campi geometrici a ridosso di un paese dai forti connotati storci, lo fa sembrare una cartolina. Bolsena con la sua parte moderna che si ripiega a poco a poco su quella medievale, i palazzi e le scalinate dai gradini ampi e bassi che di pietra in pietra raccontano di epoche diverse, Bolsena con le sue case che si inerpicano fino al Castello. È un’immagine che catturerebbe l’attenzione comunque.

Ma l’essere in procinto di uscire da una fase di crisi che non ha risparmiato nessuno, ha stabilito una un’immediatezza espressiva tra le persone che, se non nei modi, le lega almeno nella voglia di viverla con sentimento. E allora ecco che la tridimensionalità arriva con iniziative del genere messo in scena dalle Lavandaie.

Lo spettatore e l’artista faccia a faccia su un piano di reciprocità in cui dare e ricevere significa in questo caso far coesistere la parte attuale di cui si respira la routine con quella storica, per capire che avere un paesaggio, uno sfondo, è solo l’inizio. Per raccontarlo davvero occorrono le persone e le storie che le hanno accompagnate.

Dalle 10.30 le donne del gruppo fondato e diretto dal M° Simonetta Chiaretti nell’ambito di un progetto del Club per l’UNESCO Viterbo Tuscia, hanno intonato l’improvvisazione teatrale e canora tipica delle loro performance, coinvolgendo il pubblico in un crescendo di vivacità alimentata da filastrocche, nenie e giochi mimati della tradizione orale del lago. Nessun testo scritto o spartito ha fatto capolino dai costumi rappresentanti la povertà e l’essenzialità del quadro sociale a cavallo tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento.

Il carattere distintivo della Compagnia ben affiatata è dato dall’accostamento della rappresentazione di una vita intessuta di duro lavoro ad una vocalità affine per la fierezza tenace e schietta di chi fa sgorgare il senso di libertà da una ferita. I toni e gli accenti volutamente grezzi e carichi di sbavature ritmiche, si fondono ai movimenti cadenzati dei panni che vengono lavati. In queste performance c’è tutta un’arte, fatta di un mestiere che era una condizione sociale nel passato e una versione al presente del senso di vicinanza che creava. Nell’immedesimazione che nasce dal contrasto tra ieri e oggi nel percepire un mestiere, si trova la misura per capire meglio il proprio territorio.

Si dice sempre che l’arte non serva a nulla di concreto, che sia fine a se stessa se non superflua, ma se fosse vero allora perché è sempre attraverso una delle sue forme che si descrivono i simboli con cui leggiamo noi stessi e quello che ci circonda? Gli aspetti contingenti di ogni epoca, dal quotidiano all’eccezionale, sono di volta in volta interpretati ed espressi attraverso essa.

Compagnia delle Lavandaie della Tuscia

La Compagnia delle Lavandaie della Tuscia, oltre ad essere stata inserita nel social movie Italy in a day di Gabriele Salvatores, è stata chiamata a partecipare, tra l’altro, al Jazz Up-Caffeina di Viterbo, all’Umbria Folk Festival  con una significativa presentazione presso l’Istituto Centrale per i Beni sonori e audiovisivi di Roma (ex Discoteca di Stato), al I° Festival Italiano di Permacultura e alla manifestazione ciclo-turistica La Carrareccia a Bolsena, al Grande Picnic in Vendemmia organizzato annualmente a Montecchio dall’Azienda vinicola Falesco di Riccardo Cotarella ed alla Maggiolata di Assisi. Ha partecipato a EXPO 2015, invitata da Coldiretti, per rappresentare le tipicità della Tuscia.

Nel 2016 è uscito il libro-CD Ràma de rosa e frónna de fiór, pubblicato da Annulli Editori, che raccoglie i testi e i canti tradizionali del Lago di Bolsena.