Omicidio Arcuri, la difesa di Landolfi ha parlato per 6 ore

NewTuscia – VITERBO – Il secondo dei due giorni dedicati ai dibattiti di accusa e difesa nel processo che vede imputato l’ex pugile romano Andrea Landolfi per la morte di Maria Sestina Arcuri in seguito alla caduta dalle scale di casa della nonna dell’imputato la notte tra il 3 e il 4 febbrai 2019, ha visto protagonisti gli avvocati difensori.

Se il 14 giugno è stata la volta dell’arringa dell’accusa con cui il pm Pacifici ha chiesto 25 anni, nel successivo, gli avvocati di Landolfi, Serena Gasperini e Fabrizio Nobili hanno mostrato nell’arco di sei ore la versione del loro assistito.

Vi sarebbe stato pieno accordo tra Andrea e la fidanzata, come dimostrerebbero le telefonate e gli sms scambiati anche nella giornata del 3 febbraio; non ci sarebbe stata la volontà di liberarsi di una persona la cui gelosia stava diventando ingombrante, la caduta sarebbe stata una fatalità dal tragico epilogo.

Mentre il loro cliente non era presente in aula a causa di un malore seguito alla precedente udienza, la difesa ha replicato all’alone di uomo dedito all’alcol, rissoso e violento di cui l’accusa aveva circondato la figura del giovane, puntualizzando che essa si basava sulle testimonianze di ex fidanzate, persone che potevano non essere veramente obbiettive nelle deposizioni e rimarcando il cambiamento di rotta del dr. Farneti, il perito della Procura sostituito dall’ex colonnello Garofano del RIS. Mentre il primo era stato invitato dal Pm a non esprimersi in valutazioni, il secondo aveva dato ragione alla tesi dell’accusa.

Altro punto dell’impianto accusatorio contestato sarebbe la versione del figlio di Landolfi; mentre la testimonianza oculare viene contestata dall’accusa in quanto ritenuta indotta e artefatta, la difesa la riterrebbe valida almeno nella parte in cui illustrerebbe le modalità della caduta, ossia i due giovani finiti a terra insieme e abbracciati. Dunque non sarebbe stata lanciata, ma proprio come aveva sempre sostenuto l’imputato la spinta seppur piccola sarebbe partita da lei.

Secondo i legali poi, le tesi che vedono il loro assistito descritto come aggressivo, sarebbero basate anche su pregiudizi maschilisti sulla personalità dell’imputato che pratica boxe.