NewTuscia – VETRALLA – Maltrattamenti in famiglia, minacce, lesioni, stalking e violenza sessuale; l’ex terrorista dei Nap* condannato al processo davanti al Collegio del Tribunale di Viterbo presieduto dalla dottoressa Silvia Mattei.
2 anni e 6 mesi invece dei 4 anni e 8 mesi di reclusione chiesti dall’accusa per l’ormai ultraottantenne che aveva già scontato 14 anni per i suoi trascorsi politicamente scorretti. Secondo il giudice Mattei non avrebbe commesso il fatto più infamante contestato, ossia la violenza sessuale nei confronti della ex moglie con cui una volta scontata la prima condanna avrebbe cercato di rifarsi una vita a Vetralla; la donna, da cui ha avuto anche un figlio, è di circa 35 anni più giovane.
La sentenza è arrivata a nove anni dalla denuncia, sporta in seguito al ricovero in ospedale da parte della donna per le conseguenze di un incidente, quando riuscì a trovare il coraggio di parlare di una situazione che, come affermato dall’accusa, la vedeva costretta sotto minacce nei suoi confronti e dei genitori, a rapporti sessuali contro la propria volontà. Rapporti anche con gli amici del marito (l’unico amico rintracciato, al processo avrebbe però negato).
Lo scopo sarebbe stato terapeutico, una sorta di terapia d’urto per farle superare il trauma di presunti abusi sessuali subiti da piccola dal padre.
Lei aveva 20 anni e lui 55 quando erano andati a vivere insieme. Vivevano inizialmente in una roulotte e non avevano ne lavoro ne amici, ma quando in seguito hanno iniziato a gestire un bar ed era solo lei a lavorare, secondo le testimonianze in aula, l’imputato se ne lamentava dicendo “chi lavora si fa zoccola”.
Secondo la madre della donna le minacce erano continue, la insultava, “era geloso, doveva stare a casa e basta. Nessuna amica“.
*Nucleo armati proletari













