Tribunale di Viterbo

NewTuscia – VITERBO – Con la riqualificazione del reato da tentata estorsione a estorsione consumata, la condanna inflitta dal giudice Elisabetta Massini all’imputato, il presidente della Fondazione Omnia Paolo De Angelis, è stata di 3 anni e 5 mesi di reclusione.

Il processo di primo grado che ha visto una ventina di parti offese tra corsisti oss si è concluso ieri, a circa sei anni dalla vicenda che ha portato ad interrogazioni sia in comune che in regione per fare luce sui corsi per operatori socio-sanitari organizzati dall’associazione onlus in accordo con la Asl di Viterbo e l’autorizzazione della regione Lazio.

L’imputato dovrà inoltre pagare una multa di 1200 euro, versare circa 7mila euro per le spese legali agli avvocati delle tre parti civili e risarcire le parti lese con una cifra da quantificare in sede civile. A completare la condanna l’interdizione per cinque anni dagli uffici pubblici.

Le indagini sono scaturite dall’esposto che i partecipanti al Corso di formazione professionale che si è tenuto dal marzo 2014 al marzo 2015, a Viterbo, e che prevedeva 550 ore di formazione teorica e 450 di tirocinio oltre al versamento di 2500 euro prima di ottenere l’attestato.

La cifra sarebbe stata dilazionata in tre rate, la prima da 900 euro e le altre da 800 ciascuna sennonché, secondo la testimonianza di due corsiste ascoltate in aula, dopo la prima rata “nel bel mezzo del corso, un ufficiale giudiziario ha comunicato che avrebbero dovuto versare la seconda rata a una cooperativa con cui Omnia era indebitata”.  Poi si presentò, sempre secondo la testimonianza, anche il presidente De Angelis osservando che chi non avesse pagato la rata di 800 euro alla Fondazione sarebbe stato sospeso dal corso.

Una volta pagato, nonostante le diverse disposizioni del giudice delle esecuzioni e la firma di un documento secondo cui non ci sarebbero stati conti in sospeso con Omnia, a circa un anno di distanza e poco prima degli esami finali, De Angelis avrebbe preteso anche il versamento della terza rata. Se non fosse stata pagata “sarebbero saltati gli esami per il conseguimento dell’attestato di operatore sociosanitario”.

Alla fine, dopo aver interpellato e fatto intervenire comune, Asl, procura e ministero, i partecipanti al corso sono riusciti a sostenere le prove finali e ottenere i diplomi per partecipare ai concorsi pubblici, anche se non prima del saldo totale stabilito in partenza.