In memoria di Bertrand Russell ricorrendo l’anniversario della nascita

NewTuscia – Ricorreva il 18 maggio l’anniversario della nascita di Bertrand Russell.
Il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo lo ha ricordato questa mattina con un incontro commemorativo, di lettura e commento di alcuni brani estratti dai suoi scritti.
L’incontro, come di consueto, si e’ svolto nel piu’ assoluto rispetto delle misure di sicurezza previste dalla vigente normativa per prevenire e contrastare la diffusione del coronavirus.
Gia’ piu’ volte negli anni passati abbiamo ricordato in incontri alla sua figura e alla sua opera dedicati il grande pensatore ed attivista strenuamente impegnato per la pace, il disarmo, i diritti delle persone e dei popoli; il maestro generoso e cordiale, ironico e garbato; il sereno e fermo oppositore di ogni potere oppressivo e di ogni vile menzogna; il coraggioso combattente per la giustizia e la liberta’, forte della nonviolenza dei forti nella lotta in difesa della vita, della dignita’ e dei diritti di tutti gli esseri umani.
Ed ogni volta abbiamo ripetuto l’invito a proseguire, nel ricordo e alla scuola di Bertrand Russell, nell’azione nonviolenta per la pace e i diritti umani; per il disarmo e la smilitarizzazione; contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni.
Nella persuasione che ogni vittima ha il volto di Abele; che vi e’ una sola umanita’ in un unico mondo vivente casa comune dell’umanita’ intera; che ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita’, alla solidarieta’; che solo la nonviolenza puo’ salvare l’umanita’ dalla catastrofe.
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Una minima notizia su Bertrand Russell
Bertrand Russell e’ una figura pressoche’ leggendaria, nato nel 1872 da Lord e Lady Amberley e deceduto quasi un secolo dopo nel 1970 dopo una vita straordinariamente intensa, civilmente impegnata e intellettualmente feconda. Filosofo, scrittore, ha subito la prigione per il suo impegno pacifista ed ha avuto il Premio Nobel per la letteratura; ha promosso iniziative contro la guerra e per il disarmo, per i diritti civili e il progresso sociale; tra tante altre iniziative: quelle per l’obiezione di coscienza, la dichiarazione Einstein-Russell, la lettera “ai potenti della terra”, la fondazione del movimento Pugwash, la campagna per il disarmo nucleare, la costituzione del Tribunale internazionale per i crimini di guerra nel Vietnam. Opere di Bertrand Russell: la bibliografia di Russell e’ sconfinata, per i temi che maggiormente ci interessano sono particolarmente utili la monumentale Autobiografia, edita da Longanesi, ed i numerosissimi saggi di argomento pacifista, politico ed etico. Una utile antologia essenziale con specifici riferimenti bibliografici e’ nel volume di Mario Alcaro, Bertrand Russell, che citiamo di seguito; cfr. anche almeno La mia filosofia, Newton Compton, Roma 1995; l’antologia Pensieri, Newton Compton, Roma 1996; e la vasta raccolta Il mio pensiero, Newton Compton, Roma 1997. Opere su Bertrand Russell: specifico sul Russell pacifista e impegnato per i diritti umani e’ il libro di Mario Alcaro, Bertrand Russell, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1990; piu’ centrati sugli aspetti filosofici sono i libri di Alfred J. Ayer, Russell, Mondadori, Milano 1992; Michele Di Francesco, Introduzione a Russell, Laterza, Roma-Bari 1990; Alberto Granese, Che cosa ha veramente detto Russell, Ubaldini, Roma 1971; Luigi Perissinotto (a cura di), Russell, Rcs, Milano 2015; cfr. anche due altri agili testi introduttivi divulgativi: Fernando Broncano, Russell. Conoscenza e felicita’, Hachette, Milano 2015; Francisco Manuel Sauri’ Mercader, Russell. Solo la logica permette all’uomo di pensare con chiarezza, Rba, Milano 2017.
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Una breve commemorazione
Ad apertura dell’incontro uno dei partecipanti impegnato nella struttura nonviolenta viterbese ha tenuto una breve commemorazione di cui di seguito si riassumono alcuni passaggi.
Il 18 maggio del 1872 nasceva Bertrand Russell, scomparso ormai da mezzo secolo (mori’ il 2 febbraio 1970 quando ormai in molti pensavamo che fosse immortale).
E’ stato un maestro di impegno per la pace e i diritti umani, di dialogo e di comprensione, di opposizione nitida e intransigente a tutti poteri oppressivi, a tutti gli abusi, a tutte le violenze.
Ed anche se mi sembra che oggi il suo luminoso insegnamento sia quasi dimenticato (come quelli di Erich Fromm, di Danilo Dolci, di altre luminose figure dell’impegno intellettuale, morale e civile che hanno non solo dimostrato teoricamente ma testimoniato praticamente la necessita’ della nonviolenza), credo resti una delle persone piu’ vive e aggettanti del secolo in cui anch’io ho vissuto la maggiore e la miglior parte della mia vita.
So bene che nel trascorrere delle mode filosofiche, i vari e confliggenti marxismi, la fenomenologia e l’esistenzialismo, il pragmatismo e l’ermeneutica, lo strutturalismo e il decostruzionismo, le filosofie della scienza e del linguaggio, Russell puo’ apparire pensatore obsoleto o tutto interno a una vicenda che in Wittgenstein ha avuto la sua erma bifronte e il suo monumento funebre; tuttavia a me sembra ancora vitale, vivace e verace il cuore del suo meditare, del suo insegnare, del suo agire.
So bene che nel vorticoso succedersi delle mode letterarie che dal flusso di coscienza e da Simenon giungono fino all’Oulipo e a Pynchon, la scrittura saggistica e conversazionale russelliana “di varia umanita’” e le opere sue che una volta si sarebbero forse dette “di letteratura amena” possono sembrare esercizi e documenti di un tempo e uno stile che fu; e ciononostante quello scrivere nitido e piano che e’ inteso a farsi capire e a discutere insieme, mi sembra un modello che massimamente nella scrittura saggistica merita di essere appreso e adottato; il modo di scrivere ragionativo e chiarificatore che nel nostro paese – ma senza il brio volterriano di Russell – e’ stato di Benedetto Croce e di Norberto Bobbio; e con quel brio invece – e talora in cadenza di “presto con fuoco” – di Umberto Eco, che per molti versi forse e’ stato lo spirito a Russell piu’ affine.
Ci fu un tempo in cui nelle edicole delle stazioni ferroviarie i volumetti longanesiani delle sue operette morali e politiche non mancavano mai. Ed era un conforto saperlo.
Aver letto Russell da adolescente mi vaccino’ una volta per sempre dalle tentazioni del dogmatismo e del totalitarismo; quando studente entrai nell’impegno politico mi trovai bene in un piccolo eretico gruppo della nuova sinistra che era nato schierandosi con Dubcek e la primavera di Praga e che tutto ma proprio tutto continuamente rimetteva in discussione (e che si dissolse non molti anni dopo, ed ancora ne ho nostalgia).
Negli anni della scuola gustai la sua scettica e divertente Storia della filosofia occidentale, che rispetto ai manuali in uso nei licei era insieme uno sberleffo e una testimonianza di passione – di lettura per diletto, senza timori reverenziali, senza pompa accademica ne’ gergo esoterico. Anche dove proprio non potevi essere d’accordo su certe idiosincrasie era una gioia vederle dichiarate senza infingimenti, e dove incontravi giudizi rocamboleschi o funambolici svarioni era un piacere goderne comunque e dissentire di tutto cuore.
Gia’ a quel tempo e poi via via negli anni lessi anche alcuni suoi lavori specialistici, ed ho continuato fino ad oggi che sono un vecchio barbogio, avidamente cercando i suoi scritti tra i reperti d’antan trovati sulle bancarelle e le scarse nuove edizioni in libreria (non sempre granche’ piu’ curate dei vecchi volumetti da edicola e da barricata): e’ che gli autori che ami sono come le ciliege, giunti a una certa soglia vorresti poi leggerne tutto.
E adesso che ho in casa un mezzo centinaio di suoi volumi, compresa la monumentale sapidissima autobiografia (che fronteggia e contrappunta ma anche ben s’intreccia e si completa da un lato con la storia di se’ e dell’intellettualita’ engage’ di Simone de Beauvoir, e dall’altro con il vasto affresco egotista di Churchill che forse neppure Churchill riusci’ a rileggere integralmente) che mi accade talora di pensare che costituisca quasi una sorta di contraltare pubblico e politico del capolavoro privato e sociale di Proust – e di quelli di Joyce, e di Musil, ebbene, di frequente quegli smilzi pamphlet e quei tomi polverosi torno a prendere in mano, a cercarvi conferme e conforto.
E mentre mi attraggono poco alcune sue opere che approfondiscono questioni di cui riconosco il rilievo ma sulle quali il mio interesse e’ tanto labile quanto la mia ignoranza resta piramidale, o altre opere che trovo invece troppo semplificatrici (per non dire mera esibizione di elegante e talvolta salottiera – quantunque intelligente e gradevole sempre – conversazione; ma che in certi momenti, ahime’, anch’essa degenera in banale chiacchiericcio senza lo scoppiettare delle punte wildiane), mi sembra che alcuni suoi libri anche di ampio respiro restino ben utili oltreche’ appassionanti: come ad esempio la sua “Storia delle idee del secolo XIX” (che non mi pare sia molto al di sotto del classico testo di Croce, e che don Benedetto mi perdoni); o altri libri di vivo impegno intellettuale, morale, civile, educativo e parenetico, che sarebbero troppi per nominarli qui tutti.
Non so se Russell – o Arendt, o Sartre, o Croce – sia stato l’Erasmo o il Voltaire del XX secolo, e credo che il secolo delle due guerre mondiali e dei totalitarismi non abbia avuto l’equivalente dell’umanesimo e dell’illuminismo in cui quelle figure sorsero, ma so che Russell – e Arendt, e Sartre, e Croce – con tutti i loro limiti, ed anche le loro inevitabili contraddizioni, hanno comunque rappresentato la resistenza della civilta’ alla barbarie, hanno voluto adempiere al dovere di contrastare il male, la menzogna, l’oppressione, l’orrore.
Rileggendo sovente la sua pubblicistica morale e politica non di rado e’ palese che essa e’ piu’ scintillante che profonda, ma anche tanta parte dell’opera di Voltaire – come ebbe a notare una volta Paolo Serini – e’ giornalismo, ma benedetto giornalismo e sacrosanta polemica.
In una linea ideale che da Lucrezio, Cervantes e Diderot giunge a Giacomo Leopardi, a Rosa Luxemburg, ad Antonio Gramsci, a Virginia Woolf, a Simone Weil, ad Hannah Arendt e Guenther Anders, anche Bertrand Russell annovero tra i miei maestri.
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Quid agendum
Nel ricordo di Bertrand Russell ripetiamo ancora una volta che occorre un’insurrezione nonviolenta delle coscienze e delle intelligenze per contrastare gli orrori piu’ atroci ed infami che abbiamo di fronte, per affermare la legalita’ che salva le vite, per richiamare ogni persona ed ogni umano istituto ai doveri inerenti all’umanita’.
Occorre opporsi al maschilismo, e nulla e’ piu’ importante, piu’ necessario, piu’ urgente che opporsi al maschilismo – all’ideologia, alle prassi, al sistema di potere, alla violenza strutturale e dispiegata del maschilismo: poiche’ la prima radice di ogni altra violenza e oppressione e’ la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l’umanita’ in due e nega piena dignita’ e uguaglianza di diritti a meta’ del genere umano e cosi’ disumanizza l’umanita’ intera; e solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo’ sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l’umanita’; solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l’umanita’ puo’ essere libera e solidale.
Occorre opporsi al razzismo, alla schiavitu’, all’apartheid. Occorre far cessare la strage degli innocenti nel Mediterraneo ed annientare le mafie schiaviste dei trafficanti di esseri umani; semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani in fuga da fame e guerre, da devastazioni e dittature, il diritto di giungere in salvo nel nostro paese e nel nostro continente in modo legale e sicuro. Occorre abolire la schiavitu’ in Italia semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti sociali, civili e politici, compreso il diritto di voto: la democrazia si regge sul principio “una persona, un voto”; un paese in cui un decimo degli effettivi abitanti e’ privato di fondamentali diritti non e’ piu’ una democrazia. Occorre abrogare tutte le disposizioni razziste ed incostituzionali che scellerati e dementi governi razzisti hanno nel corso degli anni imposto nel nostro paese: si torni al rispetto della legalita’ costituzionale, si torni al rispetto del diritto internazionale, si torni al rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Occorre formare tutti i pubblici ufficiali e in modo particolare tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine alla conoscenza e all’uso delle risorse della nonviolenza: poiche’ compito delle forze dell’ordine e’ proteggere la vita e i diritti di tutti gli esseri umani, la conoscenza della nonviolenza e’ la piu’ importante risorsa di cui hanno bisogno.
Occorre opporsi a tutte le uccisioni, a tutte le stragi, a tutte le guerre. Occorre cessare di produrre e vendere armi a tutti i regimi e i poteri assassini; abolire la produzione, il commercio, la disponibilita’ di armi e’ il primo necessario passo per salvare le vite e per costruire la pace, la giustizia, la civile convivenza, la salvezza comune dell’umanita’ intera. Occorre abolire tutte le organizzazioni armate il cui fine e’ uccidere. Occorre cessare immediatamente di dissipare scelleratamente ingentissime risorse pubbliche a fini di morte, ed utilizzarle invece per proteggere e promuovere la vita e il benessere dell’umanita’ e dell’intero mondo vivente.
Occorre opporsi alla distruzione di quest’unico mondo vivente che e’ la sola casa comune dell’umanita’ intera, di cui siamo insieme parte e custodi. Non potremo salvare noi stessi se non rispetteremo e proteggeremo anche tutti gli altri esseri viventi, se non rispetteremo e proteggeremo ogni singolo ecosistema e l’intera biosfera.
Opporsi al male facendo il bene.
Opporsi alla violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la comune liberazione e la salvezza del’umanita’ intera.
Salvare le vite e’ il primo dovere.

Il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo