Primo Maggio: una veglia di preghiera per la dignità dei lavoratori

NewTuscia – CIVITAVECCHIA – Martedì 4 maggio alle ore 19 nella Cattedrale di Civitavecchia l’incontro promosso dall’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro. La preghiera sarà presieduta dal vescovo Gianrico Ruzza con l’intervento di Liliana Ocmin, responsabile nazionale Donne della Cisl. Previste le testimonianze di un giovane cassaintegrato e di un imprenditore duramente colpiti dalla crisi nel territorio diocesano.

Cattedrale di Civitavecchia

«Ci attende un Primo Maggio che vede il lavoro ancora fortemente segnato dalla crisi. Dopo oltre un anno in cui l’emergenza sanitaria ha messo in discussione le nostre sicurezze, questa ricorrenza ci ricorda che il valore del lavoro non è legato solamente agli aspetti economici ma è espressione della dignità essenziale di ogni persona».

Così monsignor Gianrico Ruzza, vescovo della Diocesi di Civitavecchia-Tarquinia, invita la comunità a riflettere e pregare per i diritti e la dignità di ogni lavoratore.

In occasione della Festa dei lavoratori, giorno in cui la Chiesa festeggia San Giuseppe Lavoratore, l’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della Diocesi promuove una veglia di preghiera martedì 4 maggio, alle ore 19, presso la Cattedrale di Civitavecchia.

Durante la preghiera – che sarà presieduta dal vescovo Gianrico Ruzza – vi sarà la relazione di Liliana Ocmin, responsabile nazionale Donne della CISL, che si soffermerà sul tema dei diritti dei lavoratori al tempo del Covid-19, in modo particolare le donne e gli immigrati. Nella veglia ci saranno anche le testimonianze di un giovane cassaintegrato e di un imprenditore di Civitavecchia duramente colpiti dalla crisi economica.

«La situazione che stiamo vivendo – scrive l’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro – ha evidenziato i limiti del nostro sistema economico, acuito le disuguaglianze, accentuato le forme di sfruttamento, e quando verrà meno il blocco dei licenziamenti la situazione diventerà realmente insostenibile. La voglia di ripartire è tanta, ma richiederà un surplus di solidarietà, di impegno per il bene comune, di rinnovato spirito comunitario».