“Sicurezza, legalità, diritti: sono nel dna della ricostruzione del Pci, debbono esserlo per la sinistra”

NewTuscia –  ROMA – “Oggi i rischi per la democrazia sono reali ed è reale, per noi comunisti, il rischio di un ulteriore restringimento degli spazi di agibilità politica, cosa che già sta succedendo in altri Paesi. Questa deriva va fermata e l’opposizione ad essa deve costituire un terreno privilegiato della nostra battaglia politica.”.

Questo è quanto viene affermato nelle volontà fondamentali che sanciscono la Ricostruzione del Partito Comunista Italiano. Sulla stessa lunghezza d’onda, su richiesta del Comitato regionale del PCI Lazio, Cosmo Bianchini, della Federazione di Rieti ha prodotto la seguente nota: “Un Partito di sinistra non può non mettere al centro della sua agenda politica le sotto elencate priorità: sicurezza , legalità,  diritti. Il punto politico e culturale è che il tema della sicurezza in questi anni è stato trasformato nel tema della paura. Le forze conservatrici dell’Europa occidentale e i governi di destra succedutisi nel nostro Paese hanno costruito gran parte del loro successo politico esattamente sulle paure dei cittadine/i. Le hanno alimentate e hanno rafforzato sentimenti xenofobi disegnando una società tendenzialmente chiusa, una società che è sicura solo se è blindata, se esclude e non accoglie. “siamo al completo” era ed è purtroppo lo slogan, di grande efficacia comunicativa, di tutti i governi centrali e locali delle destre in Europa e in Italia e di numerosi amministratori locali, che negli ultimi anni hanno incassato il loro dividendo elettorale alimentando la paura tra i cittadini, facendo passare l’equazione che chi delinque in Italia sono gli stranieri. Ma, questo è il punto, hanno eletto ad emblema del loro modello di sicurezza una legge, la Bossi-Fini, ed è una vergogna che i governi che si sono susseguiti soprattutto quelli che si definivano di  centrosinistra non l’abbiano mai definitivamente cancellata, indebolendo così nei fatti il sistema di sinergia tra Stato ed Enti Locali, questo non è più comprensibile (vedasi caso Riace). In questo Paese inoltre, – prosegue il ragionamento critico e propositivo di Bianchini – in passato, non si è stati capaci di cambiare i vertici di quella catena di comando che gravi responsabilità personali hanno avuto per quei fatti, dal G8 in poi, anzi in alcuni casi vennero promossi ad incarichi di prestigio, oggi sembra che numerosi passi in avanti siano stati fatti, ma non basta, bisogna avere la capacità politica di chiedere sempre di più in ogni momento,  più trasparenza ai vertici delle Forze dell’ordine sul loro operato e ai relativi Ministri di riferimento. Il Governo deve avere il coraggio di combattere fino in fondo , le mafie, l’evasione fiscale, il lavoro nero, il caporalato, la tratta degli esseri umani lo sfruttamento delle donne e dei bambini e tutte le altre forme di illegalità. A tal proposito sarebbe utile ed importante che anche all’interno delle scuole venisse Istituzionalizzata la promozione e la diffusione della legalità. Una  sinistra  deve avere l’ambizione di far proprie le tematiche della Sicurezza  e della legalità sfatando di fatto l’idea che questo tema sia solo ad appannaggio delle destre, questa è l’indicazione che viene dal programma politico del Partito Comunista Italiano. Le forze di rottura del sistema attuale indicano, e ogni forza di sinistra dovrebbe avere il coraggio di modificare le leggi “ad personam”; sostenere, senza se e senza ma, l’approvazione della legge Zan, contro discriminazioni e violenze per orientamento sessuale, genere e identità di genere; avere il coraggio di varare nuove norme, snelle e concrete, che permettano di gestire i beni confiscati alle mafie; avere  una visione a più ampio raggio e avere il coraggio, dopo 40 anni dalla riforma della Polizia di Stato, di proporre negli interessi dei cittadini la smilitarizzazione della Guardia di Finanza. Si deve impedire  – conclude il comunista reatino – che in futuro non si possa più sospendere la democrazia come successo al G8, o fatti tragici come quelli che hanno riguardato le vite di  Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, e molti altri non noti. Si deve evitare assolutamente  che qualcuno possa solo pensare che la gestione dell’ordine pubblico possa passare di mano dall’Autorità Civile a quella militare.”.