Parole di Grillo in difesa dell’accusa di stupro al figlio: interviene Giulia Ragonese

 

Giulia Ragonese
Giulia Ragonese

NewTuscia – Il punto non è solo quello che ha detto Beppe Grillo sulla possibilità che il figlio abbia partecipato ad uno stupro di gruppo dopo aver fatto bere mezza bottiglia di vodka ad una ragazza tenendola per i capelli.

Potremmo dire che é l’amarezza di un padre, che forse sfogata con quattro amici al bar, avrebbe avuto più senso. È frutto di un pensiero terribilmente maschilista, violento esso stesso, che giustifica lo stupro come divertimento con donne che in qualche modo lo vanno a cercare.

È orribile e per fortuna lo dicono in molti. Ma le strade delle nostre città sono piene purtroppo di questi retropensieri, pregiudizi, sessismi, altrimenti non sarebbero pieni i centri antiviolenza. Purtroppo, perché è il male. Quello che è davvero sconfortante è che Grillo sia un personaggio pubblico consapevole di essere ascoltato da milioni di persone, tra cui ragazzi, e che non si sia posto il problema di diffondere un messaggio così sbagliato. Non si è sentito addosso la responsabilità pubblica di dire a migliaia di ragazzi: “sì, per divertirvi potete farlo”.

È l’assenza di responsabilità politica su cui è bene riflettere. Impieghiamo moltissime energie per abbattere la cultura maschilista secondo cui l’atto sessuale è un trofeo da scambiare con amici mentre una donna inerme giace stordita sul letto. Certo, la magistratura farà il suo corso. Ma intanto pubblicamente cosa è avvenuto? Le nostre battaglie contro la violenza sulle donne dovranno essere più forti di tanti punti di audience, anche sui social, in mano alla violenza ed alle sue scempie giustificazioni. È complicato, ma lo dobbiamo a noi donne per non smettere di denunciare.

Giulia Ragonese