Massimo Cuneo, ascoltati venti teste nell’udienza di ieri

Tribunale di Viterbo

NewTuscia – TUSCANIA – Udienza straordinaria ieri, davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, dove hanno sfilato circa venti testimoni hanno sostenuto l’accusa nei confronti dei Massimo Cuneo, ex comandante  della Stazione Carabinieri di Tuscania accusato di peculato, truffa, falso, abuso d’ufficio e rilevazione segreti d’ufficio.

Cuneo venne arrestato nel marzo del 2015 in seguito ad indagini che avevano portato alla luce indizi di come tra il 2013 e il 2014 avesse utilizzato i suoi poteri d’ufficio in maniera non conforme. Insieme a lui, a processo anche Marinella Menichetti, l’imprenditrice che esegui lavori di ristrutturazione della caserma, lavori nel corso di cui emersero irregolarità nei confronti del Comune, costituitosi parte civile e proprietario ella struttura.

Tra i fatti presi in esame durante l’udienza l’attenzione si è focalizzata sulla rivelazione del contenuto di atti di ufficio attinenti alla perquisizione  -atto inviato dalla segreteria del pubblico ministero Pacifici, smarrito e non più ritrovato- a casa della moglie di un candidato nella lista dell’aspirante Sindaco Bartolaccis. La donna era sospettata di avere sottratto orologi, preziosi e materiale hi-tech nell’abitazione di un imprenditore del posto. All’arrivo delle forze dell’ordine era apparso evidente che l’imputata fosse stata avvisata dato che stava inviando al nipote un Sms in cui gli diceva di mentire e dichiarare che l’orologio fosse il suo.

Il fax con l’autorizzazione al blitz era adiacente all’ufficio del comandante e secondo l’accusa sarebbe stato Cuneo a farlo sparire dando il tempo all’indagata di essere avvisata. Uno dei teste ha riferito che invece Cuneo voleva far arrestare la donna, chiedendolo anche al Pm.

Un altro, in qualità di ingegnere del comune, ha testimoniato che sottoscrisse di malavoglia, su ordine del sindaco, una determina che disponeva alla ditta che svolgeva i lavori di manutenzione della caserma i pagamenti anche per i lavori di tinteggiatura dell’alloggio del comandante, la cui spesa, invece, sarebbe dovuta essere del ministero e non del comune.